“Eskere” o non “eskere”, questo è il problema

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La comunicazione tra generazioni non è mai stata una faccenda semplice. Una delle criticità è proprio il linguaggio. Molto spesso si tratta di parole di difficile comprensione per gli adulti, utilizzate di frequente dai giovani e dai giovanissimi. Quali sono le parole più usate da Millennials e Generazione Z? Ecco un piccolo dizionario che speriamo possa essere utile per chiarire il significato dei termini più comuni.

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Millennials: le parole più usate

WhatsApp generazione zI millennials sono coloro che hanno raggiunto l’età adulta a cavallo del nuovo millennio, nati approssimativamente tra il 1981 e il 1996. Il loro linguaggio è ricco di neologismi e inglesismi. L’influenza dei social media è innegabile. Questi assorbono, diffondono e danno vita a termini che diventano di uso comune, con un significato ben preciso.

Secondo l’app Babbel (votata all’apprendimento delle lingue online), nel 2018 tra le parole più usate dai ragazzi troviamo:

  • Shippare/Shipping: si utilizza per parlare di personaggi famosi, protagonisti di libri, film, serie o anche di persone che si conoscono che, secondo l’interlocutore, formerebbero una bella coppia. Esprime il desiderio che i due stiano insieme;
  • Spoiler: assolutamente vietato anticipare la prosecuzione della trama o la fine di prodotti cinematografici, romanzi o serie tv;
  • Stalkerare/Stalkerizzare: curiosare sui profili social di una persona, spulciando post, foto, stories, orari di accesso e like, per conoscere tutto di lei/lui;
  • Mainstream: qualcosa di convenzionale, molto seguito, che uniforma i gusti di una moltitudine di soggetti.
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Come parla la Generazione Z 

giovani generazione zA dettare legge sono, però, i ragazzi della Generazione Z, nati dal 1997 in poi. Ecco quali sono le loro espressioni più comuni, sempre secondo Babbel:

  • Bae: si usa per indicare il proprio partner o una persona a cui si vuole molto bene. Un nomignolo molto tenero che viene spesso erroneamente considerato l’abbreviazione di babe (baby, piccola/o). In realtà si tratta di un acronimo: Before Anything Else (prima di ogni altra cosa). Giovani ma romantici, no?
  • Cringe: descrive la vergogna che si prova (per sé o per qualcun altro) in occasione di una situazione imbarazzante. In inglese, infatti, vuol dire “strisciare, farsi piccolo” per la vergogna, appunto;
  • Blastare: to blast, in inglese, significa distruggere. Si usa infatti quando qualcuno risponde al suo interlocutore in maniera secca, senza consentirgli di replicare, zittendolo;
  • Ok, boomer: è la risposta che i giovani danno agli adulti quando vengono rimproverati. I baby boomer sono i nati tra il 1946 e il 1964, in pieno boom economico. I ragazzi li accusano di aver “rovinato” il mondo con il loro comportamento. Per questo, non avrebbero alcun diritto di contestare o rimproverare. In senso lato, persone un po’ all’antica.
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Il linguaggio della Generazione Z

ios14 generazione zI termini coniati e diffusi dai ragazzi della Generazione Z sono tanti e in continua evoluzione. Il linguaggio, infatti, muta anche in base alle mode, con il contributo del veloce e sempre accessibile del web. Per chi se le fosse perse, ecco qualche altra chicca:

  • Eskere: diffusosi intorno al 2013, il termine deve la sua origine alla musica trap. Si tratta di una suggestione della frase let’s get it cioè “facciamolo, prendiamolo“;
  • Bufu: acronimo dell’espressione inglese “By us fuck u” (per quanto ci riguarda, vai a quel paese) ha origini italiane. È stata infatti coniata dal gruppo musicale Dark Polo Gang. Può essere anche usato per apostrofare, in tono più simpatico, un amico;
  • Triggerare: dall’inglese to trigger cioè “innescare”. Indica qualcosa che fa arrabbiare, che “colpisce” o attira l’attenzione per le sue caratteristiche negative.

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