Un baobab toccò il cielo dell’Africa, l’esaltante esordio di Giacomo Pozzi

0
828
Giacomo Pozzi

Giacomo Pozzi si lancia nel mondo dell’editoria, dei libri, della scrittura con una nave tutt’altro che piccola e silenziosa. Un baobab toccò il cielo dell’Africa è il romanzo d’esordio del giovane imolese. Un libro pieno di speranze che germogliano dal coraggio della scelta. La storia di una ragazza che intraprende un viaggio per risolvere sé stessa e quei frammenti di vita che tiene fra le mani.

Un romanzo di formazione, un romanzo di visioni al futuro. L’esordio di Pozzi si preannuncia delicato, poetico, eppure deciso e prepotente. Il libro, edito da Tempo al Libro, da maggio 2022 fa parlare di sé e oggi scambiamo due chiacchiere con l’autore, scoprendo un po’ di più delle pagine da lui scritte.

Vorrei partire dal tuo romanzo, Un baobab toccò il cielo dell’Africa: quali sono state le più grandi difficoltà che hai avuto nel redigere questo primo libro?

Giacomo PozziIl mondo dell’editoria è complesso, la piccola editoria fatica a competere con la grossa editoria e vengono pubblicati al giorno dai 100 ai 150 libri in Italia di media. Ti ritrovi ad approdare in un mondo sconosciuto dove poi devi riuscire a farti largo. Devi riuscire a reinventarti in un mercato già presente. Ho cercato di contattare giornali indipendenti, partecipare a eventi come sagre di paese con un banchetto e un cartello con su scritto: ho scritto questo libro, almeno sfoglialo. Questo già suscita interesse perché vedono un giovane alle prime armi che si mette in gioco e questo piace, ho avuto dei riscontri molto positivi.

Poi nella stesura del testo, al di là della pubblicazione, non ho avuto difficoltà. È stato un flusso continuo. Il difficile è stato gestire questo flusso, scrivevo tante ore al giorno e avevo bisogno di riposarmi, però la mente non staccava.

Che rapporto hai con il tuo libro? Quanto c’è di te in questo romanzo e come mai hai scelto poi questa sorta di stile di formazione?

Non è la mia storia diretta, poiché è tutto inventato, in Africa non ci sono mai stato. Alla fin fine parlo di me stesso, è impossibile scrivere un libro senza poi metterci dentro qualcosa di proprio. Questo romanzo rappresenta totalmente me, allo stesso tempo no. Questa cosa è un po’ strana. Finché ero all’interno della storia ne ero completamente invaso, era quasi di troppo. Non vedevo l’ora di farlo uscire e liberarmene. Ora mi sento un po’ distaccato, però quando lo prendo in mano ho una sensazione familiare, come quando dopo un lungo viaggio si torna a casa, si apre la porta e si sente che se si è a casa propria.

Mi ha impressionato il personaggio di Hélène, del viaggio che compie e della sua voglia di mettersi in gioco. Ci racconti il personaggio e la difficoltà di scegliere?

Giacomo PozziÈ stato particolare, poiché Hélène è un personaggio femminile e io credo che in ogni persona ci sia un lato maschile e uno femminile che agiscono consciamente o inconsciamente, Direi di essermi messo in contatto con la parte più sensibile di me; quindi, io lo associo alla mia parte femminile. In certi punti mi son dovuto informare a livello fisico di cosa succede nel corpo di una donna. C’è stata una ricerca e io mi sono immedesimato tantissimo. Vivevo a pelle quello che facevo vivere al personaggio e quindi non mi è pesato poi scrivere a livello femminile. È stata una cosa molto spontanea. Allo stesso tempo ero lì con lei, in questo divenire, in queste scelte che a mano a mano venivano affrontate da lei. Allo stesso tempo le stavo affrontando io e diciamo che a livello inconscio dentro c’è il condensato di tutta la mia vita. Anche se non sono poi le stesse cose che sono successe a me, ma è come io ho reagito poi a queste cose e quindi l’ho riportato nel personaggio.

Il titolo del romanzo è molto evocativo, ci comprende la voglia di crescere e di imparare. Non solo, si ricollega alla natura e alla tua passione, come si legge nella prefazione, per la permacultura. Vorrei indagare con te questo tuo interesse.

Giacomo PozziSono appassionato di natura, farei fatica a immaginarmi la vita senza. Mi piaceva l’idea di usare la permacultura, siccome è un termine che non si sente dire spesso.L’ho utilizzata poi nelle descrizioni di alcuni luoghi e siccome non la spiego nei dettagli, volevo appunto suscitare un interesse nel lettore, in modo che potesse esserne affascinato e informarsi.

La permacultura è un po’ complessa, alla fine diventa uno stile di vita nella pratica che si basa su tre principi etici che sono: prendersi cura della terra, creare e condividere abbondanze e prendersi cura di sé stessi. Si tratta di studiare e progettare dei sistemi imitando il bosco, sistemi che quindi diventano autosufficienti più possibile e necessitano del minor input energetico umano, poi qui ti si apre un ventaglio di cose.
Riguarda anche la persona, alla fin fine diventa poi un modo di pensare, di approcciarsi alle risoluzioni dei problemi.

Ho notato, tra le tue parole e il tuo romanzo, che la tua forma di resistenza alle difficoltà della vita a è un ritorno alle origini, a questo collegamento tra l’uomo e la natura. Il modo per andare avanti e per crescere come persone, per diventare migliori e proprio paradossalmente tornare a qualcosa che abbiamo sottomano: cioè alla natura.

Sono assolutamente d’accordo, è proprio nell’essenza di questa cosa. Alla fine, ognuno di noi è un piccolo seme che se ha le condizioni per poter germogliare, se gli viene concessa la libertà di essere sé stessi e di vivere veramente ogni giorno, può solo germogliare e farsi appunto albero, farsi chioma ed essere nel movimento della vita.

Sono curioso di sapere se ci saranno altri progetti, se hai già in mente un prossimo romanzo, verso quale direzione ti dirigi?

Giacomo PozziHo terminato di scrivere questo romanzo e in una settimana ne ho scritto un altro. Poi avevo iniziato il terzo e li ho accantonati proprio per dedicarmi alla divulgazione e a farmi conoscere.  Attualmente mi sto iscrivendo a un po’ di premi, ho anche scritto dei racconti e delle poesie. Vedrò come andranno questi premi, spero in una pubblicazione, son premi importanti.
A me piacerebbe accorciare la distanza tra le persone e, quindi, riuscire a dialogare, a dare qualcosa.
Non nego che spero di riuscire ad avere un’entrata economica che mi possa permettere poi l’acquisto di una terra e per realizzare un mio progetto di permacultura.