Gianni, il rider rapinato a Napoli indigna i social per il rifiuto di 4 lavori

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Gianni rider Napoli, non è la prima volta che si parla di lui. Dopo la rapina avvenuta lo scorso 4 gennaio a Capodichino, diverse offerte di lavoro hanno bussato alla porta del cinquantenne. Lui, però, le ha rifiutate tutte. E i social non smettono di parlare di lui, ancora perplessi per aver detto no anche alla raccolta fondi.

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Gianni rider Napoli rifiuta i lavori: perché?

gianni rider napoli
Dal profilo Facebook della Macelleria Bifulco

Gianni rider Napoli, è conosciuto così. Ha cinquant’anni e ha dovuto reinventarsi dopo aver detto addio alla sua precedente attività, quella del macellaio. “Spero di poter tornare al mio vecchio mestiere”, aveva dichiarato qualche giorno fa. Ma quando l’occasione si è presentata con Luciano Bifulco, proprietario dell’omonima macelleria, l’uomo ha rifiutato l’offerta. Ha sostenuto, in seguito, tre colloqui presso un supermercato, ma ha dovuto dare forfait. Il motivo? Le occupazioni lavorative offertegli sono troppo distanti dalla sua abitazione. “Non pretendo di avere il lavoro sotto casa, però ho solo un motorino. Come posso spostarmi ogni mattina per arrivare in provincia? Ecco dove nasce la mia difficoltà, sono state le sue parole nell’intervista rilasciata a Il Mattino. Sono mortificato.”

E se prima gli utenti di internet si erano stretti a Gianni per solidarietà e commozione, adesso iniziano a storcere il naso.

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Gianni rider Napoli e la raccolta fondi: dove sono finiti i soldi?

gianni rider napoliLa vicenda di Gianni rider Napoli è diventata virale nel giro di poco tempo e ha fatto breccia nel cuore di tutti gli italiani. Per aiutare l’onesto lavoratore, il giorno dopo la rapina è partita una raccolta fondi per potergli donare un nuovo motorino, dopo il furto di quest’ultimo. All’azione di solidarietà non hanno contribuito solo semplici cittadini, ma anche note personalità come Mohamed Fares, giocatore della Lazio. Il totale raggiunto è stato 11mila euro, ma Gianni non ha voluto approfittarne. Più della metà della somma è stata donata alla Fondazione Cannavaro-Ferrara, un’associazione che si occupa di aiutare i giovani in difficoltà.

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