Giorgia Meloni, vittima o complice? Di certo non eroina femminista

0
279
Meloni Giambruno
Fonte Afp

Un anno fa, Giorgia Meloni affermava di «rompere il tetto di cristallo» divenendo la prima donna a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio. Da quel momento, in 365 giorni, sono successe diverse cose, sono state enunciate diverse affermazioni, decreti, sanzioni e giudizi. Eppure, in nessuno di questi 365 giorni la Presidente ha assunto posizioni quanto più assimilabili e riconducibili al femminismo.

A un anno dal suo incarico, in questi giorni, la Presidente, Giorgia Meloni, viene definita vittima del suo compagno sessista, viene osannata come volto del nuovo femminismo, viene incoronata icona delle donne che sanno quando e in che modo dire addio al proprio compagno.

Una serie di fregi che sanno quasi di fantascienza, se affiancati a una donna, un personaggio pubblico, che chiede privacy, riservatezza e bolla come inutili le domande dei giornalisti che al summit internazionale per la pace, al Cairo, le chiedono della fine della sua relazione: «Sto bene. Faccio il mio lavoro, come sempre».

Una donna che nel privato degli altri ci entra e come, che insieme al suo partito sottolinea ciò che si può e non si può fare, che tipo di famiglia si può avere e quale no, chi può essere genitore e chi no, ma se si parla della sua vita, meglio che nessuno metta bocca. A questo ci arriviamo piano. Analizziamo bene i fatti.

Mercoledì 18 ottobre 2023, Antonio Ricci e la sua Striscia la notizia servono in diretta dei fuorionda raccapriccianti di Andrea Giambruno, compagno di Giorgia Meloni e giornalista, conduttore a Diario del giorno, su Rete 4, per Mediaset. Dei video è quasi inutile replicare, e altrettanto inutile riportare il contenuto di ogni singola aberrante frase sessista. In sintesi, mano sui genitali, prurito machista da eccesso feromonico e da mostra testosteronica, avances – che a dire avances, è pura cortesia – spinte verso una collega, con tanto di resoconto dozzinale degli ultimi mesi, delle sue tresche, dei suoi appuntamenti e dei suoi incontri a due, tre, quattro e chi più ne ha più ne metta invitati.

Tutto questo viene mandato in onda, tutto questo viene detto da un uomo – manco a stupirsi poi così tanto -, tutto questo davanti a un Paese intero. Un Paese che è guidato da una donna, una donna che è la compagna di quell’uomo, l’alta carica dello Stato è davanti a uno scandalo e il suo compagno ne è l’artefice.

Che Giambruno fosse noto per le sue battute sessiste e la mancanza di collegamento tra corteccia frontale, area di Wernike e Broca, e lingua fosse abbastanza noto – si veda la sua esperta analisi di lupi, licantropi e stupri -, ma pare che le parole e i fatti narrati dal giornalista nel fuori onda fossero noti anche alla Presidente.

La mattina seguente, venerdì 19 ottobre 2023, la Presidente si sveglia presto e serve – a canali social unificati – un lungo post in cui sfama coloro che erano in attesa di una sua dichiarazione: «La mia relazione con Andrea Giambruno, durata quasi dieci anni, finisce qui». In molti, leggendo le prime righe, hanno subito pensato a una subitanea presa di coscienza dell’uomo che lei stessa aveva accanto, che fosse arrivata al massimo della sua sopportazione, che la vergogna, il biasimo, il fastidio, i tradimenti, l’avessero portata a lasciarlo, ad andare via. E qui in molti, l’hanno eletta paladina, una donna che “sa come lasciare il proprio partner e sa farsi rispettare”. Poi una stonatura: «Le nostre strade si sono divise da tempo, ed è arrivato il momento di prenderne atto».

Strade divise da tempo. Due eventi, molto particolari per la loro natura, fanno pensare. Fanno pensare soprattutto gli addetti ai lavori e chi la memoria corta non sa cosa sia. Gli elettori, il popolo social, molte persone, spesso dimenticano e si lasciano affascinare dal titolo da click, dall’affermazione potente, poi si passa alla prossima notizia. Ma c’è chi ricorda e ricordare fa bene, ricordiamo insieme. Un anno fa, precisamente e chirurgicamente, il 14 ottobre 2022, Giorgia Meloni veniva definita da Silvio Berlusconi «supponente, prepotente, arrogante e offensiva», una donna poco incline al cambiamento, una donna difficile, per parafrasare. La risposta subitanea di Meloni fu: «Mi pare che mancasse un punto a quelli elencati a Berlusconi: che non sono ricattabile». 

Non ricattabile, eppure lo stesso Silvio Berlusconi ricordava a Giorgia Meloni: «È un mio dipendente», riferendosi ad Andrea Giambruno, esattamente il 19 ottobre 2022. Un anno dopo, il post in cui lascia Giambruno, quasi a rimarcare che lei fosse libera di decidere e perché viene da pensar ciò? Il Post Scriptum. «tutti quelli che hanno sperato di indebolirmi colpendomi in casa sappiano che per quanto la goccia possa sperare di scavare la pietra, la pietra rimane pietra e la goccia è solo acqua». Ora, al di là delle perle da Confucio, Meloni sottolinea che nulla può scalfirla, un rimarcare che è oltre, un rimarcare che un uomo et alia non possono intralciare il suo cammino e tutte queste belle meraviglie. Ma c’è un’altra stonatura. Meloni sapeva e non dal giorno prima, ma da mesi. I Fuorionda risalivano a giugno e la Presidente – fa sapere Repubblica -, da settembre, sapeva dei video, prima che la nuoca serie di Striscia andasse in onda. Meloni era stata avvistata a Villa Grande, proprietà della dinastia Berlusconi, insieme al capo Mediaset, Pier Silvio Berlusconi. In quell’occasione, la famiglia le sottolineava insoddisfazioni e mosse barbine che le erano scomode. Probabilmente, qui ha saputo dei fuorionda, ma non del completo contenuto e Pier Silvio Berlusconi quasi rammaricato, all’indomani dei video, di non aver potuto far niente, Antonio Ricci ha la sua autonomia.

Nulla poteva il capo di Mediaset, Ricci ha dichiarato di aver fatto un favore alla Presidente; eppure sembra che Meloni il favore se lo sia fatta da sola, aspettando il momento adatto. Che Meloni stesse perdendo consensi è cosa nota. In questi 365 giorni di governo, la Presidente più che scivoloni ha creato veri e propri fossi o riavvolgimenti verso quel passato di cui viene accusata di riportare in auge e che strenuamente dichiara di non essere legata. La Destra di Meloni in questi 365 giorni è tornata a parlare di aborto, di donne, di corpi di donne, di libertà e quant’altro. La schiera dei ministri scelti dalla Presidente è quanto di più lontano da posizioni aperte, e verso le donne e verso le minoranze in genere.

In questi giorni, Giorgia Meloni è quasi divenuta influencer, utilizzando i social a mo’ di Valentina Ferragni e Damiano David, facendo sapere ai propri follower della fine della propria relazione. Ma Meloni non è un influencer, e il suo pubblico non sono i follower – nettamente aumentati dopo questo evento -, piuttosto elettori. È stata definita eroina, nuova femminista, un’avanguardista del nuovo femminismo. Le donne di sinistra, le politiche dei partiti “moderni” sono state accusate di non aver proferito parola, Elly Schlein fra tutte; mentre, lei, Giorgia Meloni ha assunto quest’aria da guerriera, che si dissocia e si distacca da questo uomo retrogrado, sessista e maschilista, oltre che gretto e volgare.

Giorgia Meloni è una donna, è una madre, è una cristiana, è una pietra, ma di certo non è una femminista e non definitela tale. Forse una stratega. Più che femminismo, quello della Presidente è sciovinismo femminile, altresì definito donnismo. Una donna che a più riprese ha massacrato le stesse donne e la loro figura, quasi a interpretare il ruolo di quella che rappresenta le donne a proprio comodo, ma solo per farsi accettare dagli uomini, per farsi strada fra loro. Una donna senza legami con altre donne, per non intimorire gli uomini e il loro patriarcato. Un modo furbo per ottenere la leadership, certo, ma non femminismo.

Non è femminista una donna che baratta i corpi delle donne per un paio di consensi in più, che vuole istituire la giornata della vita nascente, che parla di declino demografico, però poi vuole rendere la Gestazione per altri un reato universale – lo ribadiamo, al pari del genocidio. Una donna che parla di donne come incubatrici: coloro che mettono al mondo due figli hanno già contribuito al benessere dello stato, hanno espletato la loro funzione. Dunque, se una donna partorisce due – o più figli – per lo Stato è generosa e altruista, ma se lo fa per una coppia è oltraggiosa e da recludere.

Se Meloni fosse stata femminista, se la Presidente – che ha sempre voluto l’utilizzo del maschile, voleva essere il Presidente – fosse stata attenta al benessere delle donne, si sarebbe dissociata da Giambruno già ai tempi delle esternazioni sui fatti dello stupro di Palermo – «Certo che se tu vai a ballare hai tutto il diritto di ubriacarti. Certamente, questo è assodato. Non ci deve essere nessun tipo di fraintendimento o di inciampo. Però se eviti di ubriacarti o perdere i sensi magari eviti anche di incorrere in determinate problematiche e poi rischi che il lupo lo trovi», ndr.

«Non c’è una parte politica, non so cosa non sia chiaro del fatto che non voglio più parlare di questo» ha dichiarato la Presidente, al summit al Cairo. Eppure di politico c’è molto in questa situazione. Giorgia Meloni è certamente una donna, una donna che può essere ferita e queste ferite è giusto, oltre che rispettoso, che le viva nel suo privato, ma non può essere considerata una vittima. Se tutti a Mediaset sapevano delle tresche di Giambruno, lei, come dimostrato, non ne era all’oscuro. Che Giambruno sia inqualificabile questo non v’è dubbio, ma la Presidente ha certamente colto la palla al balzo per lasciare che la goccia tornasse a essere una parte del mare.

Più che femminismo, più che paladina, forse quello di Giorgia Meloni è un tentativo di riparare a un danno di immagine, più che liberarsi dell’uomo tossico e misogino. Perché, diciamolo, delle donne molestate sul luogo di lavoro – perché quelle parole erano molestie – non v’è traccia alcuna, né commenti in merito.

L’unico appunto, in chiosa, è che con questa storia Giorgia Meloni si aggiunge ai compari Salvini e il defunto Silvio Berlusconi, che fanno esempio di come la Destra parli di famiglia tradizionale, ma con le famiglie degli altri. Il riserbo e il rispetto sono doverosi, ma vanno offerti a chiunque, non solo a un capo di stato. Forse la Presidente dovrebbe interrogarsi, in queste ore e nei prossimi giorni, sul concetto di famiglia che vuole imporre agli altri, perché come lei stessa può comprendere gli eventi della vita sono molteplici, ma ciò che conta è come le persone cercano di rapportarsi e unirsi fra loro.

Se neanche chi professa l’ideologia di una famiglia trina e santa, fase si chiede rispetto e comprensione, forse è il caso di fare un passo indietro, tutti. A Meloni sia lasciato il suo spazio, ma alle famiglie, alle donne, alle minoranze, alle famiglie “non tradizionali” sia lasciato il rispetto di esistere nella propria conformità.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

17 − 10 =