Due donne, lontane più di mille anni, ma unite dal nome e da un segno sulla pelle inconfondibile marchio del legame tra sacro e profano. Un cronista, avvolto negli incubi, che torna al suo paese natale: in apparenza una vacanza necessaria, in realtà un mistero che affonda in una terra allo stesso tempo inviolabile e violata. Giovanni Carullo, sociologo e scrittore irpino, dopo “La bocca del dragone” torna a raccontare le avventure di un giovane cronista che, nell’Irpinia degli anni ’60, deve fare i conti con scomode verità che qualcuno vuole mettere a tacere troppo in fretta. Il suo “Gisa e Adalgisa – L’occhio del pavone” è un romanzo godibilissimo, che omaggia in più punti la provincia campana.
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Giovanni Carullo: uno sguardo all’autore di “Gisa e Adalgisa – L’occhio del pavone”
Nato ad Avellino nel 1965, Giovanni Carullo ha conseguito la laurea specialistica in Sociologia con 110 e lode presso l’Università degli studi di Urbino. Dopo aver conseguito un Master in Diritto Sanitario nel 2007, nel 2013 ha seguito un corso di perfezionamento in Diritto del Lavoro. Dirigente Pubblico, appassionato cinofilo, condivide la sua vita con 5 cani di Terranova.
Nel corso degli anni, ha vinto numerosi riconoscimenti letterari per racconti brevi, come il Premio Kriterion e Premio Margherita Yourcenar 2004. Da un suo racconto è stato tratto un cortometraggio a seguito della vittoria del Premio Energheia.
Nel 2022 ha pubblicato il suo racconto lungo “La bocca del Dragone“, che è un atto di omaggio per l’Irpinia, sua terra natia, palcoscenico che vede protagonista un giovane cronista alla ricerca della verità per un terribile fatto di sangue.
Nel 2024 pubblica “Gisa e Adalgisa – L’occhio del pavone”, dove riprendono le avventure del cronista irpino e un mistero a lui contemporaneo si intreccia con la grande storia del passato.
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“Gisa e Adalgisa – L’occhio del pavone” – Una sinossi

Mille anni di distanza. Due storie parallele. Un anello e due amori complicati.
633 D.C.: l’imperatore romano d’Oriente, Costante II, è sbarcato a Taranto e punta su Roma, mentre l’amore di Gisa per la sua dama di compagnia attraversa vicende storiche come l’imminente battaglia sulla piana di Forino, la conversione alla cristianità e l’abbandono di vecchi idoli come la Vipera a due teste.
1966 D.C.: ai margini della piana di Forino, viene rinvenuto il cadavere di Adalgisa, brillante studentessa di storia che stava indagando su pratiche occulte ritenute sparite da almeno mille anni.
Un anello con la testa della vipera anfisbena e una strana voglia a forma di occhio di pavone, dopo secoli, legano i destini e gli amori delle due donne, oggetto di scandalo, ora come allora.
“Gisa e Adalgisa – L’occhio del pavone” – Intervista all’autore
1) Salve Giovanni Carullo, e grazie per essere qui ai nostri “microfoni”. Tu vieni da un percorso abbastanza variegato ma che potremmo definire “non letterario”. Come nasce in te l’amore per la scrittura e la scelta di diventare scrittore?
Credo che in ognuno di noi esista uno scrittore che aspetta solo il tempo e l’occasione giusta per esprimersi. Non sono solo uno scrittore: sono padre, marito, figlio, lavoratore, perché ognuno è sempre la sintesi di tanti volti, con le sue esperienze e il suo vissuto. Ho sempre scritto qualcosa, poesie, piccoli racconti, poi un giorno ho deciso di seguire un laboratorio di scrittura e dare maggiore organizzazione alle mie ispirazioni. Non perché un laboratorio di scrittura sia necessario, intendiamoci, ma perché la scrittura – proprio come una qualsiasi attività fisica o mentale – ha bisogno di allenamento. Un percorso ed una formazione strettamente letteraria oggi non è necessaria per calarsi nella scrittura. Piuttosto è richiesto impegno, approfondimento, sensibilità.
2) Arriviamo a Gisa e Adalgisa. Come nasce l’idea di una serie di gialli in Irpinia? Perché quel luogo e quel tempo (cioè 60 anni fa, praticamente, perché non un tempo più recente)? E poi, mi piacerebbe che mi raccontasse come si è svolta la raccolta delle informazioni, quali libri, quali testimonianze ha usato per creare il mondo di Gisa e Adalgisa, appunto. Infine, volevo sapere se l’intenzione TV era quella di fare un ciclo di gialli ambientati in Irpinia, visto che questo è già il secondo.
L’Irpinia è una terra ricca, affascinante, piena di storia, di sofferenze e riscatti, un ambiente che ben si presta a fare da scenario a racconti gialli. Sono partito da Volturara, un borgo che mi ha sempre affascinato, nascosto tra le montagne e delimitato da un lago, con le sue leggende di draghi e cavalieri.
Ho scelto gli anni sessanta perché, anche se li ho semplicemente attraversati durante la mia infanzia, li ritengo anni fondamentali nel passaggio tra il vecchio mondo e il nuovo. Anni in cui tramontava una identità contadina, il mondo villaggio, e ci si apriva a fatica verso una nuova dimensione, in cui anche le donne rivendicavano diritti e libertà.
Natalia, Gisa, Adalgisa, sono tutte donne che, indipendentemente dei tempi che vivono, cercano di lottare per affermare la propria identità, inseguire le proprie ambizioni, a dispetto di tutti i freni familiari, culturali e sociali che si frappongono.
Per i miei romanzi, ovviamente, parto da una ricerca storica, delineo le coordinate storiche in cui definire la storia, cerco informazioni sui personaggi dell’epoca, mi affido anche a leggende a cui do spazio nelle mie pagine.
Ovviamente mi concedo il privilegio, la licenza di caratterizzare i personaggi, anche quelli storici, per dare maggior risalto alle vicende dei miei romanzi.
Ho finora scritto due storie che hanno per protagonista il giornalista irpino, ma lo stesso giornalista, ormai anziano direttore di giornale, lo ritroviamo anche in un breve romanzo, Il nastro rosa, vincitore di un recente premio letterario con Fara editore, in cui racconto una vicenda collegata a drammatici fatti di terrorismo che, verso la fine degli anni Settanta, videro protagonista la nostra tranquilla città.
Sto inoltre raccogliendo materiale per una altra indagine del “nostro” giornalista e proprio nei prossimi giorni andrò di persona a fare una ricognizione in loco.


















1) Salve Giovanni Carullo, e grazie per essere qui ai nostri “microfoni”. Tu vieni da un percorso abbastanza variegato ma che potremmo definire “non letterario”. Come nasce in te l’amore per la scrittura e la scelta di diventare scrittore? 








