Ichnusa diventa green rilanciando il “vuoto a rendere”

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ichnusa pelliconi
dalla pagina fb pelliconi

Le nuove bottiglie di birra Ichnusa non lasciano spazio ai fraintendimenti. Sul tappo verde si legge: “Vuoto a buon rendere – Ichnusa per la Sardegna“. Con il suo inconfondibile stile, il noto marchio sposa una causa green e sostiene il pianeta. Il progetto richiama una vecchia usanza ormai in calo in Italia.

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Ichnusa e la mission per aiutare il pianeta

IchnusaDal 1912 Ichnusa è tra i birrifici più antichi della Sardegna. Il brand unisce tradizione e innovazione, divenendo un prodotto di punta per la regione. Attraverso il “vuoto a rendere”, si fa promotore di un importante messaggio ambientalista. Il birrificio di Assemini, in provincia di Cagliari, precisa che la pratica era già in vigore da tempo. Da quest’anno, però, la confezione sarà più convincente. La nuova bottiglia si riconosce dal tappo verde e dalla scritta “rispetto, riuso e impegno.

Il sapore della birra e la sua quantità non subiranno variazioni. L’importante è che le bottiglie green vengano riconsegnate. In questo modo, potranno essere riutilizzate anche per vent’anni. Un dato tutt’altro che irrilevante, data l’emergenza ambientale. Il sistema del “vuoto a rendere” può diminuire la quantità di rifiuti del 96% per il vetro e dell’80% per la plastica.

Inoltre, la mole di lavoro necessario per l’intero processo ha permesso al birrificio, che conta 97 dipendenti, di incrementare il personale del 20%.Sono state assunte 16 persone a tempo indeterminato, alle quali se ne affiancano altre 30 in alta stagione.

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“Vuoto a buon rendere – Ichnusa per la Sardegna”

Ichnusa

In Sardegna, il “vuoto a rendere” sopravvive nonostante le mode e i cambiamenti culturali. Può definirsi, data la persistenza, una tradizione locale. Questa sana abitudine, però, oggi è minacciata da costi di produzione e nuove abitudini di consumo.

Secondo una ricerca Doxa (istituto di ricerca e analisi di mercato), il rilancio del “vuoto a rendere” è ben visto dalla popolazione sarda. Su un campione di 400 persone, emerge che:

  • Il 98% giudica positivamente l’iniziativa;
  • Circa il 93% ritiene che il “vuoto a rendere” aiuti a preservare l’ambiente e vuole supportare la campagna ordinando Ichnusa tappo verde al bar o al ristorante;
  • Il 65% è orgoglioso di sapere che la pratica è tipica della regione.
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Vuoto a rendere: storia di una tradizione

ichnusaL’usanza del “vuoto a rendere” risale agli anni ’50. A quei tempi, data la povertà, quando si acquistava una bevanda in bottiglia si pagava, oltre al prezzo della bibita, una cauzione per il contenitore. Riportando il recipiente vuoto all’esercente le alternative erano: ricaricare e pagare solo la bevanda oppure restituirlo ricevendo indietro la cauzione. Tale pratica divenne un valido incentivo a restituire i vuoti.

A partire dagli anni ’60, il “boom economico” cambiò la mentalità del risparmio nelle case italiane. Il dopoguerra convinse le persone a sfoggiare lusso e benessere. Dagli anni ’90, il “vuoto a rendere” diventò qualcosa di cui vergognarsi perché sinonimo di povertà. Fu così che, in Italia, quest’abitudine andò scemando. Per fortuna, negli ultimi anni, il sistema del “vuoto a rendere” si è evoluto. Anziché tornare al negozio d’acquisto, si può depositare il recipiente in appositi contenitori. Quest’ultimi rilasciano un corrispettivo in denaro o un coupon spendibile presso negozi affiliati. In alternativa, esistono veri e propri distributori pubblici di bevande (le cosiddette “case dell’acqua”) dai quali fare rifornimento.

In attesa di altre soluzioni per rinvigorire e salvaguardare il nostro pianeta, beviamoci una birra! L’importante è che sia green!

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