L’intelligenza artificiale avanza e il lavoro arretra. Non è più una proiezione futura: è una realtà che sta colpendo migliaia di lavoratori in tutto il mondo, dal settore della logistica a quello finanziario. Le grandi aziende tagliano, riorganizzano, automatizzano. E lo fanno con una velocità che i sistemi di tutela faticano a reggere. Ecco gli ultimi aggiornamenti su un fenomeno che non accenna a fermarsi.
Amazon: 14.000 tagli in arrivo. La più grande ristrutturazione della sua storia
Amazon si prepara al più grande piano di licenziamenti dei suoi trent’anni di storia. Secondo Reuters, il gruppo sta pianificando di tagliare complessivamente circa 30mila posti di lavoro, di cui oltre 14mila nella struttura corporate. Le divisioni coinvolte includono Amazon Web Services, il retail, Prime Video e le risorse umane. I numeri, pur imponenti, rappresentano meno del 10% dell’organico dirigenziale: la stragrande maggioranza dei dipendenti lavora nei magazzini e nei centri di distribuzione. Il ruolo dell’intelligenza artificiale è al centro del dibattito interno. In una comunicazione aziendale si era parlato dell’IA come della tecnologia più trasformativa dai tempi di Internet. L’amministratore delegato Andy Jassy ha però parzialmente ridimensionato questa lettura, attribuendo i tagli soprattutto a un’organizzazione con troppi livelli gerarchici. Resta il fatto che lo stesso Jassy aveva già anticipato, a inizio 2025, che l’adozione dell’IA avrebbe progressivamente ridotto l’organico corporate.
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UPS taglia 30mila posti: troppo costoso consegnare con gli esseri umani
Il colosso americano delle spedizioni UPS ha annunciato l’eliminazione di 30mila posti di lavoro nel corso del 2026. I tagli arriveranno attraverso licenziamenti diretti e mancate sostituzioni del personale in uscita. Parallelamente, verranno chiusi 24 centri di smistamento. L’azienda punta a risparmiare 3 miliardi di dollari. La decisione è legata anche alla scelta di ridurre ulteriormente la collaborazione con Amazon, ritenuta poco redditizia. Non si tratta di una novità isolata: nel 2025 UPS aveva già tagliato 48mila posti e chiuso 93 centri. Oggi il gruppo conta circa 490mila dipendenti.
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Venezia, 37 lavoratori licenziati: “Vi sostituisce l’IA”

È successo a Porto Margherita, nel veneziano. Investcloud, azienda statunitense specializzata in software per la gestione patrimoniale, ha licenziato tutti i 37 dipendenti della sua filiale italiana. La motivazione fornita ai sindacati è esplicita: il nuovo modello di business è basato su piattaforme di intelligenza artificiale integrate, non più compatibile con il lavoro locale. I sindacati sono in agitazione. La Fim Cisl chiede l’intervento dell’unità di crisi della Regione Veneto. La Cgil di Venezia è netta: non si tratta di una semplice riorganizzazione, ma di un caso emblematico che dimostra come l’intelligenza artificiale non sia affatto neutra nelle sue conseguenze sociali.
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Chi rischia il posto per l’IA: L’opinione di Marco Camisani Calzolari
Marco Camisani Calzolari, docente universitario, consulente, autore, comunicatore scientifico e cyberumanista, che da oltre trent’anni anni si occupa di mondo digitale e comunicazione strategica, ha detto la sua su questo aspetto dell’IA, e come sempre è stato non banale.
“L’AI ci sostituirà perché saprà fare i lavori di ufficio meglio degli umani? È la domanda che ci facciamo tutti. Io rispondo sempre così: i primi a essere sostituiti saranno quelli che non usano l’AI. E ne sono convinto.
Ma se valesse anche per le aziende? Le prime a essere sostituite saranno quelle che non usano l’AI. Sostituite da chi? Da aziende che fanno la stessa cosa, ma in modo più efficiente, con l’AI al centro.
Se guardiamo le rivoluzioni industriali precedenti, il filo conduttore è la produttività. Più output con meno input. Tempi compressi. Costi ridotti. L’Intelligenza Artificiale fa la stessa cosa, con una differenza: non interviene solo sul gesto o sul calcolo. Interviene sul linguaggio, che è la materia prima di interi settori economici.
Quando un’azienda adotta strumenti di AI per restare competitiva, sta esponendo all’AI dati e grammatica del suo settore. Ogni prompt, ogni documento revisionato, ogni risposta a un cliente diventa un esempio di come quell’industria pensa, scrive, argomenta, si tutela. Se questo accade su scala, l’AI non apprende solo il funzionamento di una singola organizzazione, ma i modelli ricorrenti di un intero ecosistema professionale. E può fornirli ad altri, in modo ottimizzato e basato su un campione enorme.
Eppure l’AI automatizza compiti con istruzioni chiare e formalizzabili, mentre la maggior parte dei ruoli professionali è una catena complessa di attività che si richiamano tra loro, dove una mail genera una call, la call un documento, il documento una decisione, dentro regole scritte e non scritte e linguaggi tipici del mercato. Per questo le aziende servono ancora: servono competenze aggregate e fornite in modo strutturato. Non basta l’AI da sola.
Oggi l’Intelligenza Artificiale resta un sistema probabilistico che necessita di supervisione umana competente. Il vantaggio competitivo non è usare l’AI, ma comprenderne i limiti, decidere cosa delegare e cosa mantenere sotto responsabilità umana.
Ecco perché i primi a essere sostituiti saranno quelli che non usano l’AI. E le prime aziende a essere sostituite saranno proprio quelle che non usano l’AI.”





























