Israele invade Gaza City nella notte, segnando un nuovo capitolo nel conflitto israelo-palestinese. Le operazioni militari, avviate con decine di migliaia di soldati, si concentrano sulla conquista della periferia della città. Una delle ultime aree della Striscia non ancora sotto controllo israeliano. L’esercito ha annunciato l’inizio della prima fase di un’offensiva terrestre, denominata “Carri di Gedeone II”. L’obiettivo dichiarato è di smantellare le ultime roccaforti di Hamas. La mossa è accompagnata da un ordine di evacuazione per i civili. Oltre un milione di palestinesi sono stati quindi spinti verso il sud della Striscia, già devastata da mesi di guerra. Le autorità internazionali temono un’ulteriore crisi umanitaria, con la popolazione intrappolata tra bombardamenti e mancanza di risorse.
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Israele invade Gaza City nella notte: il piano delle colonie in Cisgiordania
Israele invade Gaza City nella notte mentre, in parallelo, il governo approva un controverso progetto di insediamenti in Cisgiordania, noto come E1. Questo piano prevede la costruzione di circa 3.400 unità abitative tra Gerusalemme Est e Ma’ale Adumim. Si tratta di un’area strategica che dividerebbe in due la Cisgiordania, rendendo quasi impossibile la creazione di uno Stato palestinese contiguo. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha definito la decisione “storica”. Sostenendo che ogni nuovo insediamento rappresenta un passo verso l’eliminazione dell’idea di uno Stato palestinese. La comunità internazionale ha condannato il progetto come una violazione del diritto internazionale. Sottolineando il rischio di compromettere definitivamente la soluzione a due Stati.
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Un’offensiva che ignora il cessate il fuoco

L’invasione di Gaza City arriva subito dopo che Hamas aveva accettato una proposta di cessate il fuoco mediata da Egitto e Qatar. Questa proposta prevedeva il rilascio di ostaggi e una tregua di 60 giorni. È chiaro che l’avvio delle operazioni militari sembra indicare una chiara opposizione al negoziato da parte del governo israeliano. Le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per l’impatto sui civili. Si prevede infatti un ulteriore sfollamento di massa in una regione già al collasso. Le operazioni militari, secondo le autorità israeliane, mirano a colpire infrastrutture di Hamas. Nonostante questo però il costo umano rimane elevato. Sono migliaia le vittime civili registrate dall’inizio del conflitto.
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Reazioni internazionali e prospettive di pace
L’escalation militare e l’approvazione degli insediamenti hanno suscitato dure reazioni a livello globale. Alcuni leader hanno definito l’attacco a Gaza City un “disastro” che trascina la regione verso una guerra permanente. L’UE e il Regno Unito hanno condannato il progetto E1, definendolo una grave violazione del diritto internazionale. Le organizzazioni per i diritti umani avvertono che queste mosse compromettono ogni possibilità di una soluzione politica. Tutto sembra volgere verso uno scenario di apartheid binazionale. La comunità internazionale chiede un ritorno urgente ai negoziati, ma le azioni di Israele sembrano puntare a un consolidamento del controllo sui territori occupati. Il percorso verso la pace non è mai stato più complesso.

































