Italia, carne sintetica vietata: la Meloni rifiuta milioni di euro di investimenti

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Italia carne sintetica divieto

Italia carne sintetica divieto: il governo italiano ha chiuso la porta alla ricerca sulle carni sintetiche. Ci sono laboratori in Europa e negli USA dove vengono sperimentate le diverse tecniche per produrre hamburger e polpette a partire da un campione di cellule animali. Alcune aziende e imprese sono anche in Italia.

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Italia carne sintetica divieto: no produzione in Italia

bisteccaCon il suo decreto sulla cosiddetta carne sintetica, il governo italiano ha chiuso la porta al crescente business mondiale sulla ricerca nel settore della coltivazione di proteine. Da qualche tempo a questa parte, ci si sta concentrando sui laboratori dove vengono sperimentate le diverse tecniche per produrre hamburger e polpette a partire da un campione di cellule animali. Un giro d’affari che nel 2021 ha toccato la cifra record di 1,3 miliardi di dollari. E che potrebbe diventare 10 volte più grande da qui al 2030. La carne coltivata in laboratorio viene prodotta utilizzando cellule staminali raccolte da un animale vivo, senza necessità di macellazione. Le cellule raccolte vengono introdotte in un terreno di coltura contenente i materiali di crescita necessari e poste in un bioreattore. Infine, si crea un prodotto finale dall’aspetto e dal sapore simile alla carne tradizionale.

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Italia carne sintetica divieto: laboratori e progetti nel mondo

In Unione Europea c’è la ricerca “Microbioma per il sapore e la consistenza nel cambiamento organolettico della dieta”. Si tratta di un progetto finanziato dall’Unione europea con 9 milioni di euro per la ricerca. Tra le altre cose, si tratta di ingredienti a base di fermentazione per migliorare il sapore dei prodotti alternativi alla carne. Questo non è l’unico progetto finanziato da Bruxelles nel settore della carne coltivata. Altri 7 milioni di euro sono stati stanziati per “lo studio di diversi scenari sulla potenziale accettazione da parte dei consumatori di carne e frutti di mare coltivati, la conduzione di analisi del ciclo di vita della sostenibilità di ciascuno scenario e l’esame delle potenziali sfide e opportunità per gli agricoltori e gli acquacoltori”. E poi ancora 9 milioni di euro per la ricerca su come ridurre i costi di produzione associati a questo tipo di prodotti.

Infine, c’è il consorzio di ricerca Giant Leaps, anch’esso finanziato dall’Ue con 10,3 milioni di euro. L’obiettivo è di “sostituire il consumo di proteine animali tradizionali nelle diete europee. In questo modo il 50% dell’apporto alimentare totale di proteine deriverà da fonti proteiche alternative entro il 2030”. Giant Leaps vede la partecipazione di un vasto consorzio di ricerca (34 enti in totale) cui hanno aderito, oltre a 13 Paesi Ue, anche organizzazione di Stati Uniti, Canada, Svizzera e Regno Unito.

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Italia carne sintetica divieto: laboratori e progetti in Italia

bistecca carne sintetica 5Per l’Italia, sta contribuendo l’Università Federico II di Napoli. Già, perché seppur piccolo, anche l’Italia ha finora avuto un ruolo nella ricerca europea. Nel Trentino, c’è Bruno Cell, una startup nata nel 2019 dalla collaborazione tra accademici e un investitore privato proveniente dall’industria alimentare. Sul sito si legge: “Il nostro obiettivo è fare in modo che la cultured meat divenga una risorsa economicamente sostenibile. In tal modo si taglierebbero gli alti costi della proliferazione cellulare”. Un obiettivo che, però, oggi si scontra con lo stop del governo italiano.

In merito alla legge è intervenuta Alice Ravenscroft, del Good food institute Europe. La Ravenscroft ha detto: “Con questa legge si perde il potenziale economico di questo settore nascente in Italia. Impedisce agli scienziati italiani di intraprendere un lavoro cruciale. Vieta del tutto l’esistenza di startup italiane di carne coltivata. L’Italia sarebbe lasciata indietro mentre il resto d’Europa e il mondo progrediscono verso un sistema alimentare più sostenibile e sicuro. Il governo dovrebbe lasciare che gli italiani decidano da soli cosa vogliono mangiare, invece di soffocare la libertà dei consumatori”.

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