Italiano Senza Confini: il progetto giovane tra lingua e condivisione

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Giovedì 25 luglio, nella sede del Club Napoli di Ponticelli, si è tenuta la cerimonia di consegna degli attestati di lingua italiana per gli ospiti della casa d’accoglienza del quartiere. I ragazzi hanno sostenuto di recente gli esami scritti e orali, preparati dai giovani volontari di Italiano Senza Confini. Si tratta di un gruppo di amici che ogni giovedì si riunisce per insegnare la nostra lingua ai migranti residenti in zona.

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La consegna dei diplomi

italianoImparare l’italiano permette ai ragazzi di interagire attivamente col territorio. È indispensabile per le relazioni umane, il lavoro e la burocrazia necessaria a regolarizzare il loro soggiorno in Italia. Ciascuno di loro è stato presentato alla platea dai volontari, ha ricevuto l’attestato e indossato il tocco per le foto, tra gli applausi dei presenti.

Alla cerimonia è seguito un momento di festa. James, neo diplomato, ci ha raccontato del Ghana e della sua vita a Napoli. Ha un sorriso contagioso e tanta voglia di conoscere. “Italiano senza confini è aiutarsi” ha detto. Incuriositi dalle sue parole, abbiamo parlato con i volontari.

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Intervista ai ragazzi di Italiano Senza Confini

italianoCiao ragazzi. Come nasce Italiano Senza Confini? 

“Siamo un gruppo di amici e facevamo già volontariato in altri campi. C‘è una casa di accoglienza qui a Ponticelli, vicino casa mia” – spiega Marzia – “Conoscevo un ragazzo della struttura. Lui parlava già bene in italiano ma chiedeva delle lezioni di lingua per poter migliorare. Abbiamo pensato che fosse una bella idea, quindi perché non farlo per tutta la struttura? Parlammo con gli operatori e poi con i ragazzi. Ci fu subito interesse. Cosi è nato tutto. Nessuno di noi è un insegnante, quindi ci siamo posti l’obiettivo di insegnare la lingua creando delle attività, dei giochi e delle lezioni interattive

I ragazzi vengono da tutta l’Africa e anche dall’Asia. Ci sono diverse culture e modi di fare, ma non abbiamo mai avuto nessun problema dal punto di vista relazionale. In tre anni io ho cambiato prospettiva. Prima dicevo: ok, vediamo cosa fare, cosa insegnare. Oggi penso: vado lì perché voglio vedere i miei amici. Poi viene il resto”. 

La risposta della comunità

Che rapporto c’è tra voi, i ragazzi e il quartiere?

italiano“Siamo tutti volontari. L’idea di creare un’associazione c’è e ne parliamo da tempo. È molto importante, per noi ma soprattutto per loro. Tutte le attività che facciamo ora non sono documentate e non abbiamo una credibilità giuridica in quanto non siamo un’associazione. Inizialmente ci vedevamo alla Casa del Popolo, qui a Ponticelli. Sono due anni, però, che il Club Napoli ci offre una stanza il giovedì.

Per quanto riguarda il rapporto col quartiere, non viviamo una realtà discriminatoria. Ad esempio, nelle vicinanze c’è una pasticceria che ci dà i dolci invenduti della giornata. I problemi ci sono, però ogni volta che chiediamo il quartiere risponde. Si è creata una rete di condivisione e solidarietà con le altre associazioni sul territorio. È importante per i ragazzi, perché hanno modo di conoscere altre persone e magari cogliere delle opportunità. 

Il cittadino comune del quartiere difficilmente partecipa di sua spontanea volontà, però non ostacola quello che facciamo. Tutto questo è molto positivo”. 

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Quanto è importante l’integrazione?

italiano“La cosa bella è l’idea di comunità. Chi si interfaccia con questa realtà si sente accolto, si instaurano legami e si ha voglia di nuove esperienze. Da ciascuno si può imparare. Questo è il valore aggiunto. 

Prima ci ponevamo in modo attivo perché loro si integrassero. Poi abbiamo capito che dovevamo essere anche noi a integrarci, perché eravamo davanti a una realtà che esiste e si sta sviluppando sul territorio. Inevitabilmente, siamo venuti a conoscenza di problematiche che loro affrontano e che non conoscevamo. Fa riflettere. Vorremmo che le persone si informassero, perché senti storie che ti toccano. Se prima era solo scuola, oggi ci chiediamo: che opportunità possiamo dare?”.

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