Laurea partita della Roma a Budapest la decisione di una padre divide il web. È la storia di Marta che racconta come il giorno della sua laurea, il padre andrà a vedere la finale di Europa League.
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Laurea partita: la storia di Marta
“Mercoledì mi laureo in biologia, ma mio padre non sarà alla cerimonia perché mi ha detto di aver trovato dei biglietti per la finale di Europa League tra Roma e Siviglia a Budapest. Per un uomo di 60 anni la laurea della figlia viene dopo la sua squadra di calcio”. Lo sfogo della ragazza è stato condiviso su Rai Radio 2 durante il programma “I Lunatici”. Subito innumerevoli sono state le telefonate degli ascoltatori che hanno voluto commentare la vicenda. Tra chi difende la posizione della figlia e chi quella del padre. L’uomo si recherà a Budapest per vedere la Roma disputare la finale di Europa League contro il Siviglia.
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Laurea partita: la difesa del padre
Nonostante molti commenti siano andati in solidarietà della ragazza che si è sentita trascurata dal padre, molti sono stati anche gli utenti che hanno difesa a spada tratta il padre. “Aveva 365 giorni disponibili per laurearsi e ha scelto proprio quello della finale. Massima solidarietà al padre”. Quando sul web è stato sottolineato che probabilmente la ragazza non ha scelto il giorno in cui laurearsi, altri utenti sono arrivati a difendere la decisione del padre. “Si sa che durante il periodo estivo ci sono le finali, la ragazza poteva decidere di laurearsi in un’altra sessione”.
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Laurea partita: la difesa della ragazza
La testimonianza della ragazza e l’inaspettata difesa sul web della posizione del padre ha aperto un ulteriore dibattito sull’importanza che ha il calcio nella vita di molte persone. Diversi utenti si sono schierati dalla parte della ragazza raccontano anche la propria esperienza. “sono cresciuta con un padre che mi ha sempre ripetuto: “voglio solo vedere il giorno della tua laurea, poi posso morire in pace”. Destino volle che morì veramente pochi giorni dopo, all’improvviso e in modo del tutto inaspettato.Questo non merita di essere chiamato padre”.





























