Le case di Mussolini: l’arcobaleno triste oltre la bellezza

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le case di mussolini
Foto di Gino La Gatta

Se una donna affascinante per natura sa portare bene anche le rughe dovute ai suoi tempi più difficili, Pomigliano d’Arco non può fare a meno di interrogarsi sulle ferite che compongono la sua anima non meno delle sue bellezze. (Leggi anche: la bellezza di Piazza Mercato) Perché la città del pomo ha affascinato re, regine e principi, ma anche un terribile dittatore, che l’ha onorata di una memoria difficile, incancellabile, con cui combattere ogni giorno. E di questa memoria fanno parte le case di Mussolini

le case di mussolini
Profilo delle case di Mussolini. Foto di Gino La Gatta

Pomigliano ebbe un triste onore. Fu scelta da Mussolini in persona per guidare lo sviluppo industriale e bellico del Sud all’alba della seconda guerra mondiale. Si può anzi azzardare che il dittatore scacciò le ultime esitazioni e intraprese lo sforzo bellico solo quando ritenne adeguatamente sviluppate le opere in città. In virtù di queste decisioni, Pomigliano venne dotata prima di un aeroporto militare e poi dello stabilimento principale dell’Alfa Romeo.

Tutto questo avrebbe richiamato una gran massa di lavoratori in città, con annesse esigenze abitative. Bisognava allargare la città. Bisognava costruire nuove case, che avessero fin nel nome il motivo della loro origine. È l’anno 1939 e le case di Mussolini sono già “costruende”, ultimo tassello di un terrore impiantato anche a forza di mattoni. La prima pietra, nel territorio tra la Masseria Sant’Agostino e la Masseria San Martino, la posò Mussolini in persona. Scherzo del destino, era il primo di aprile del 1939.

Le case di Mussolini: il marchio della storia

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Foto di Gino La Gatta

«Se dovessimo descrivere le case di Mussolini con un solo aggettivo, potremmo definirle “inconfondibili”. Ognuna di esse ha infatti un marchio, sul portone, in terracotta, simbolo di quel regime». A parlare è Gino La Gatta, fotografo professionista, specializzato nel catturare le immagini più vivide della periferia napoletana (Scampia, Ponticelli), ma da un anno al lavoro qui a Pomigliano d’Arco proprio per restituire l’enorme complessità delle case di Mussolini.
«Era un marchio di specializzazione, potremmo dire. Le “Palazzine” (così erano chiamate quelle case all’epoca e ancora oggi) erano divise per professione. In una stavano gli elettricisti, in un’altra i tornitori e così via. Così, quando il dirigente aveva bisogno di una competenza specifica, poteva trovare subito la persona più adatta».

Leggi anche: Pomigliano e il suo Palazzo dell’Orologio

Un paradiso fatto apposta per l’uomo

Pochi sanno che la parola “paradiso” deriva dal greco “giardino”, e proprio attraverso i giardini possiamo paragonare presente e passato. Le case di Mussolini, infatti, disponevano di uno spazio verde che quei professionisti, spesso ex agricoltori, potevano coltivare. Era il modo in cui Mussolini voleva che quegli uomini, impegnati a costruire il futuro, non dimenticassero mai il loro passato. Quell’idea si è oggi stinta, in case che hanno cambiato non solo la loro funzione, ma anche il loro colore.

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Foto di Gino La Gatta

Un rosso ormai sbiadito

Sembra strano legare un colore come il rosso, con tutto il suo carico simbolico e politico, a Mussolini, eppure è così. Da disposizioni del tempo, tutte le facciate delle case di Mussolini erano in uno splendido rosso pompeiano, tale da richiamare le falde del Vesuvio. A oggi, invece, quelle vie sono la scena di un arcobaleno un po’ sbiadito. La disomogeneità del presente può essere uno dei modi migliori per cancellare un pezzo di storia atroce. Ma quella bellezza, che resiste conservando gemme laddove sembrerebbe difficile trovarne, aspira a una summa che possa coniugare modernità, abitabilità e bellezza. La merita: per quel che è stata, e per quel che può tornare a essere.

Tra passato e presente

Chiudiamo però con le parole di Gino La Gatta sul suo progetto fotografico: «È da un anno che, pur a singhiozzo, tra ostilità e diffidenza, lavoro su queste case. Lo faccio per un motivo molto semplice: voglio toglierle all’oblio della quotidianità. Sono un pezzo importante della storia di Pomigliano d’Arco che non deve sparire. Qualunque destino avranno, io le avrò immortalate e i Pomiglianesi potranno e dovranno ricordarle: è il loro passato. E anche il mio!» A confermare le parole di Gino interviene anche Antonio Rea, scrittore e storico di Pomigliano, amante delle tradizioni e della cultura della città.
«Queste case sono uno snodo fondamentale. Da qui Pomigliano cambia: una città a vocazione agricola diventa, in pochi anni, una città a vocazione industriale, senza dimenticare il suo passato. Prova ne sono le statue in ricordo che troviamo a Via Terracciano, o quelle raffiguranti le quattro stagioni»

Informa Press maps

Ma dove si trovano oggi le case di Mussolini? In quattro vie specifiche della città: via Locatelli, via Ferradini, viale Alfa Romeo e Via Medaglie d’Oro. Agli angoli di ognuna di queste vie, troverete ancora le “testate”, case più grandi dedicate agli ufficiali.
Sembrano due realtà diverse, ma in realtà sono lo specchio unico di un mondo in cui la gerarchia era tutto, col suo corollario di ordine, disciplina e terrore.

 

*Si ringrazia per le foto Gino La Gatta e per la supervisione e la condivisione di
notizie storiche Antonio Rea

1 commento

  1. La memoria storica che serba Pomigliano in relazione ad uno dei dittatori più feroci, è incredibile. A volte guardando le ‘palazzine’ da pomiglianese sembra assurdoche l’orrore ci abbia pervaso così da dentro. Grazie la memoria storica ci fa ricordare chi siamo

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