Licenziamenti bloccati fino al 31 marzo. Cosa accadrà dopo?

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Fino al 31 marzo 2021 in Italia rimarrà attivo il blocco dei licenziamenti. “È un segnale importante per lavoratori e aziende in un momento delicato come quello che l’Italia sta attraversando”. Sono le parole che la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Cataldo, ha detto al termine dell’incontro del 30 ottobre con Cgil, Cisl e Uil. Inoltre, potrebbe essere introdotta una nuova tassa per evitare i licenziamenti individuali o collettivi.

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Blocco licenziamenti fino al 31 marzo 2021

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Dal profilo Facebook ufficiale del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Per scongiurare un aumento degli esoneri a causa del lungo periodo di lockdown, il Governo ha attivato la cassa integrazione ordinaria e straordinaria e un blocco dei licenziamenti. Quest’ultimo è stato dapprima introdotto con il Decreto Cura Italia e poi progressivamente allungato fino al 31 marzo 2021. La decisione di rimandare i licenziamenti, presa dal Presidente del Consiglio Conte, è stata da comunicata nella già citata riunione del 30 ottobre. 

Per poter valutare quali sono le categorie di lavoratori a rischio licenziamento dopo il 31 marzo 2021, esistono vari criteri. In genere, sono due le condizioni di cui tener conto:

  • La data di scadenza del periodo di fruizione dell’esonero, che sostituisce la richiesta di cassa integrazione;
  • Il termine entro il quale il datore di lavoro ha beneficiato delle ulteriori settimane di cassa integrazione.
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Licenziamenti possibili anche prima del 31 marzo

licenziamentiNonostante il blocco sia stato fissato al 31 marzo, esistono alcuni casi in cui i dipendenti possono essere esonerati prima del limite massimo. Si tratta, nello specifico, di licenziamenti causati da:

  • Cessazione definitiva dell’azienda;
  • Dichiarazione di fallimento dell’azienda, laddove non sia presente l’esercizio provvisorio di impresa;
  • Messa in liquidazione della società, senza possibilità di continuazione delle attività lavorative;
  • Accordo aziendale stipulato dai sindacati a livello nazionale.

Vertice con i sindacati a Palazzo Chigi: si scioglie il nodo sul blocco dei licenziamenti

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Foto dalla pagina ufficiale Facebook del Presidente Giuseppe Conte

Ursula Von Der Leyen, presidente della Commissione Europea, la settimana scorsa ha parlato dell’arrivo dei fondi “Sure”. Scopo principale è quello di garantire una proroga della cassa integrazione in Italia. La somma, pari a 10 miliardi, è già da oggi a disposizione del Governo.

Intanto, il vertice tra Conte e i sindacati del 30 ottobre 2020 ha portato a una soluzione importante, superando lo stallo dei giorni scorsi. Con la posticipazione del blocco licenziamenti al 31 marzo, secondo la ministra Cataldo, è stato dato “un segnale importante per lavoratori e aziende”.

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Per il 2021 si pensa a una nuova tassa per evitare i licenziamenti

licenziamentiCome anticipato da Stefano Patuanelli, Ministro per lo Sviluppo Economico, potrebbe essere introdotta una nuova tassa per limitare i licenziamenti. In questo modo, i datori di lavoro verserebbero una cifra per ogni dipendente da licenziare. Il denaro raccolto andrebbe ad alimentare un fondo per le politiche sociali; nello specifico, con questi soldi si potrà investire nella formazione dei lavoratori, utile a reinserirli nel mercato del lavoro.

La tassa in questione finirebbe in un ticket, pari al 41% massimale mensile della Naspi. Il datore di lavoro, sia esso un’azienda o un professionista di settore, dovrà versare questo contributo direttamente all’INPS.

La cifra della tassa è, inoltre, direttamente proporzionata all’anzianità del lavoratore.

Gli unici casi in cui la tassa non verrebbe erogata sono:

  • Dimissioni da parte del lavoratore a termine:
  • Dimissioni da parte dei collaboratori domestici per una causa non giusta.

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