Mario Volpe, una nuova avventura letteraria con: “Un treno per Shanghai”

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Mario Volpe

“Un treno per Shanghai” è la nuova avventura letteraria di Mario Volpe. Un viaggio tra personaggi e situazioni dell’alta finanza e un ambiente come il management internazionale in cui si intrecciano storie e destini. Ma non mancheranno le potenzialità e le fragilità in cui ognuno potrà riconoscersi e riflettere.

Un romanzo che sa variare toni e generi: c’è avventura, suspense, spionaggio, sentimenti. Il tutto sapientemente alternato a toni ironici e legato da grande abilità descrittiva, mai scontata.

Nel cuore della storia c’è una domanda: è possibile lasciare un “segno” in un mondo complesso e compresso tra economia e rivoluzione digitale ?

C’è un folto e variegato sistema di personaggi ad “incarnare” questa domanda nel romanzo.

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Mario Volpe e i suoi Salvatore e Gaetano, protagonisti inconsapevoli di un’avventura “picaresca”

È un’avventura “picaresca” quella di Salvatore e Gaetano, che hanno una missione da compiere. La cosa diverte sin da subito. I due non sono geni imprenditoriali o creativi di alto spessore, presenti anch’essi nella vicenda come moventi o aiutanti delle azioni.

Salvatore e Gaetano fanno parte della “vecchia generazione”; sono un po’ over 60 alla riscossa. I “Totò e Peppino” della new economy.

Abbiamo incontrato Mario Volpe, autore di “Un treno per Shangai” e gli abbiamo chiesto dove è nata l’ispirazione per la costruzione dei suoi personaggi.

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Mario Volpe: “Il viaggio è un mezzo che ci salva dalle etichette”

“In tutti i personaggi descritti c’è un po’ di noi, delle persone e delle loro storie reali che ho avuto il privilegio di incontrare nei molti anni dei miei viaggi di lavoro verso la Cina. Viaggiare è un mezzo molto potente per venire a contatto con culture e persone diverse, ognuna con il suo bagaglio di esperienze, ognuna diversa dall’altra. La Cina, che conosco molto bene, è una “grande madre” con tanti figli diversi. Spesso chi non ha l’esperienza del “viaggio” è portato ad etichettare luoghi e persone in base alle immagini, lusinghiere o distorte, dei nostri pregiudizi. Salvatore e Gaetano sono persone normali, a volte anche fuori contesto. Era questo che mi interessava, raccontare la straordinarietà della normalità.”

Il blackout è il movente e l’incipit reale di questo romanzo. Ma anche una metafora. E sta a significare l’imprevedibilità della vita che arresta la sua corsa quando meno te lo aspetti. E allora c’è bisogno di superare “umanamente” le difficoltà.

Sono di un’altra generazione Salvatore e Gennaro, hanno lavorato sodo da gregari ma con lealtà e senso del dovere, credendo nella possibilità di collaborare per costruire il futuro.

Poi, quel futuro non è stato riconoscente nei loro riguardi. Li ha liquidati come i dispositivi di archeologia informatica, che non è conveniente più riparare perché inutili e fuori mercato. Eppure, in questa missione pericolosa e necessaria, essi ritornano a sentirsi in gioco. Anche quando verranno meno i presupposti del loro viaggio, dimostreranno di sapersela cavare con acume, intelligenza pratica e creatività.

E così ci congediamo dalla lettura del romanzo di Mario Volpe con una consapevolezza. Quel blackout in cui sembrano riflettersi tutte le contraddizioni del nuovo può essere gestito con la resilienza di una umanità che non rinuncia ai suoi valori e che mette a frutto il suo ingegno.

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