Maschio Angioino: ritrovato il coccodrillo della nota leggenda partenopea

Ritrovati, nelle viscere di Pizzofalcone, denti aguzzi e ossa del leggendario coccodrillo che terrorizzava il sottosuolo del Maschio Angioino

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Maschio Angioino

Risale a pochi mesi fa l’entusiasmante scoperta avvenuta durante gli scavi dei volontari della Galleria Borbonica. Nelle viscere di Pizzofalcone sono stati ritrovati denti aguzzi e ossa che sembrano appartenere a un antico animale. Probabilmente si tratta del leggendario coccodrillo che, secondo il mito napoletano, terrorizzava il sottosuolo del Maschio Angioino.

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Maschio Angioino: le prigioni del castello

Maschio AngioinoUno dei simboli di Napoli è sicuramente il Maschio Angioino (o Castel Nuovo). È uno dei castelli più antichi della città e domina la bellissima Piazza del Municipio.

Fu fatto costruire nel 1266 da Carlo I d’Angiò (cui deve il suo nome). Sconfitti gli Svevi, il re salì al trono di Sicilia e ne spostò la capitale da Palermo a Napoli.

Note sono le due prigioni nei sotterranei del castello. Una è denominata “prigione della congiura dei Baroni” e l’altra “fossa del miglio“. Quest’ultima veniva inizialmente usata come deposito per il grano. Solo in seguito vi furono rinchiusi dei prigionieri. Fu allora che prese il nome di “fossa del coccodrillo“.

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La leggenda del coccodrillo assassino

Maschio AngioinoBenedetto Croce, in “Storie e leggende napoletane”, racconta che i prigionieri rinchiusi nella fossa scomparivano misteriosamente. Evasione o fughe erano ritenute impossibili per le caratteristiche architettoniche del luogo. Furono allora predisposte delle guardie per un controllo maggiore. Si scoprì che un coccodrillo entrava da un’apertura nella parete, azzannava i prigionieri e li trascinava con sé in mare. Scoperto il fatto, si decise di dare in pasto al coccodrillo tutti i prigionieri dovevano essere eliminati senza lasciare traccia.

Pare che l’animale fosse giunto a Napoli seguendo una nave proveniente dall’Egitto. Forse arrivò a bordo di una delle tante imbarcazioni che portavano animali e oggetti esotici per le corti europee.

La leggenda, però, tramanda che fu portato a Napoli dalla Regina Giovanna II d’Angiò. La regina gli dava in pasto i suoi amanti per non farsi scoprire dal marito Giacomo di Borbone.

Una variante del mito racconta invece che il coccodrillo fu portato in città dal Re Ferrante d’Aragona per fargli divorare i baroni protagonisti d’una congiura contro di lui. Si dice che poi fu proprio Ferrante a liberarsi del mostro. Il coccodrillo fu catturato attraverso un’ancora e una coscia di cavallo, che fungevano da amo e esca. Fu quindi ucciso, imbalsamato e posto all’entrata della fortezza.

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Il ritrovamento: è davvero il coccodrillo della leggenda?

Maschio AngioinoLa bestia imbalsamata è oggi scomparsa. La storia del coccodrillo napoletano tornò in auge nel 2004, quando, scavando per la nuova linea della metropolitana, furono trovati i resti dello scheletro di un grosso animale. Si trattava però di un cetaceo, forse un delfino.

I recenti ritrovamenti, invece, sembrano proprio confermare la verità dietro la leggenda. La datazione dei resti è stata effettuata con il carbonio 14 dal Circe (Centro di ricerche isotopiche per i beni culturali e ambientali). Si è accertato che le ossa risalgono a un periodo compreso tra il 1643 e il 1666.

I reperti, poi sono stati affidati al professor Raffaele Sardella del dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza, a Roma. Sono stati esaminati tutti i resti recuperati e si è concluso che al 95 % si tratta di un coccodrillo del Nilo, proprio come quello della leggenda.

Napoli si rivela una continua scoperta. E non smette mai di affascinare con la sua ricca storia e le sue meravigliose leggende.

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