Milan Kundera, muore lo scrittore dell’esistenza e della disillusione liberatoria

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Un uomo è morto, lo scrittore resta. Milan Kundera si spegne a Parigi, eppure le sue pagine lo avevano già consacrato alla memoria. Un uomo distaccato dalla realtà, un uomo che aveva già preso congedo dai riflettori, dalle interviste, da tutto ciò che non riguardava i suoi dattiloscritti. Dalla sua arte.

Milan Kundera nasceva nel primo giorno d’aprile, nel lontanissimo 1929, a Brno, nella vecchia Cecoslovacchia – divenuta poi Repubblica Ceca. La sua vita è un libro di storia. I suoi giorni sono stati scanditi e vissuti attraverso i più grandi eventi del Novecento. L’avvento e la diffusione dei totalitarismi. Praga affranta tra comunismo e nazismo. Praga divisa tra rinascita e liberazione. Praga tra Guerra fredda e quella Primavera – Primavera di Praga -, quel vento di liberazione tra l’oppressione e la censura. Poi l’esilio, poi l’oblio, poi la rinascita, poi la fama attraverso la parola.

Milan Kundera morto lo scrittore dell’esistenza

Kundera padre era un musicista, un pianista, e il figlio divenne prima jazzista, poi poeta, poi, drammaturgo, poi novelliere, poi romanziere, poi saggista. Poi il più grande scrittore ceco che il Novecento abbia avuto l’onore di rappresentare. Un uomo che in sé racchiude l’essenza dell’arte e la devozione per la libertà. La sua di arte può essere definita disillusione liberatoria. La volontà di immergersi nel Kitsch, nella negazione della pesantezza della realtà, dalla lucidità di confrontarsi con l’orrore del presente, delle memorie oscure del passato e dei nefasti esiti del conseguente futuro.

Le sue orme nella letteratura Kundera le lascia sul cammino della poesia, con L’uomo, l’altro giardino. A questa raccolta seguiranno L’ultimo maggio e Monologhi. Poi giunge la strada della saggistica. Sono gli anni ’50. Nel ’48, il giovane poeta era iscritto al Partito Comunista, ma due anni dopo fu espulso per le forti critiche esposte contro le politiche del Paese. Nel ’56 fu riammesso. Durante il ’68, con la Primavera di Praga, lo scrittore torna a posizionarsi contro il socialismo di stato. Contro la repressione degli intellettuali e degli scrittori e nel ’69 pubblica il romanzo Lo Scherzo. Qui, il protagonista, Ludvik, scrive su una cartolina diretta all’amico: “L’ottimismo è l’oppio dell’umanità. La mente sana puzza di cazzate. Lunga vita a Trotsky”. Un romanzo che gli costa l’espulsione, nuovamente dal partito, nel ’70. La sua volontà, la tendenza di abbellire la condizione umana e negare le tragicità, la dimensione nefasta dell’esistenza, per renderla quantomeno vivibile, lo portano a comporre opere di grande spessore e riflessione. Lo portano, però, anche all’esilio e a dover lasciare l’insegnamento a Praga. Nel 1975 si trasferisce a Parigi, insieme all’amatissima moglie Vera Hrabanková, dove torna in cattedra prima all’Università di Rennes, poi a quella di Parigi.

La pubblicazione de Il libro del riso e dell’oblio, però, questa volta, gli costerà la perdita, nel 1979, della nazionalità ceca. Sarà François Mitterand a donargli, due anni dopo, la cittadinanza francese.

Milan Kundera morto l’autore de L’insostenibile leggerezza dell’essere

“I personaggi del mio romanzo sono le mie possibilità che non si sono realizzate. Per questo voglio bene a tutti allo stesso modo e tutti allo stesso modo mi spaventano: ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato. È proprio questo confine superato (il confine oltre il quale finisce il mio io) che mi attrae. Al di là di esso incomincia il mistero sul quale il romanzo si interroga”. Parole estratte dal capolavoro che ha consacrato Kundera nella storia dell’arte letteraria, L’insostenibile leggerezza dell’essere. Un romanzo poetico e crudele, un romanzo che nasce sulla scia delle Affinità Elettive di Goethe. Un rimesti di coppie, di incontri. Tomas e Tereza, Tomas e Sabina, Sabina e Franz. La leggerezza che combatte con la pesantezza. Platone e Beethoven sullo sfondo di Praga, Ginevra, l’Europa, l’occlusione e la censura dei regimi. L’oppressione dei russi, le foto di Tereza durante l’invasione russa a Praga combattono con le innumerevoli donne di Tomas. I tradimenti, la cagna Karenin, l’ombra degli specchi. Gli elementi di un romanzo incredibile che denuncia la forza di un amore vissuto tra incubi e possibilità mancate, tra coppie costruite su un equilibrio fragile: la leggerezza che bilancia la pesantezza, la profondità che si infrange nell’effimero momento, la vita che si scontra con le lancette degli eventi.

Nei suoi romanzi, Kundera vive quegli atti mancati della sua vita. I suoi racconti, soprattutto negli Amori Ridicoli, sono frammenti di amori e di esistenze rappresentati attraverso il dissacrante sarcasmo nichilista. Goethe e Tolstoj sono i padri da cui ha imparato. Kafka è la divinità di cui raccoglie il testimone e a cui si lega nei saggi di suo pugno ne I testamenti traditi.

Parigi è divenuta la sua casa, il francese la lingua in cui ha scritto i suoi romanzi, prima di ritrascriverli in lingua ceca. Di Parigi parla soprattutto ne L’immortalità, riaccordando frammenti di Goethe ed Hemingway. In francese scrive la trilogia dei vizi umani: La lentezza, L’identità e L’ignoranza. Negli anni ’90 sceglie l’oblio: “Dimenticatemi. Ricordatemi attraverso i miei scritti”. Nel 2006, L’insostenibile leggerezza dell’essere viene pubblicato nella Repubblica Ceca odierna. Nel 2013 il suo ultimo scritto: La festa dell’insignificanza. Oggi, dieci anni dopo, Parigi non accoglie solo la sua rinascita come uomo e scrittore, ma accoglie anche le sue spoglie, la sua morte. La storia di un uomo che ha vissuto per raccontare l’attivo scontro verso chi censura, chi opprime, chi vuole rimuovere la parola e infliggere il silenzio. A 94 anni si spegne il letterato, ma non la sua memoria. Nell’insignificanza dell’esistenza di chi resta perpetua la sua arte di liberazione e di lotta. Nel futuro, nell’eterno, Milan Kundera firma il suo posto.

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