La moda coreana sta conquistando sempre più spazio nel panorama europeo e italiano. A guidare questa rivoluzione culturale e creativa c’è Milan Loves Seoul, progetto nato dall’intuizione di due giovani professioniste italiane, Ylenia Basagni e Marcella Di Simone, e i soci: Alessandro Pitzalis, Lucio Rado, Daniele Capogna e Paolo Rossanigo. Noi di Informa Press abbiamo raccolto con KoreaME la loro storia in un’intervista completa, dove raccontano la nascita del progetto, le sfide affrontate e la loro visione sul futuro della moda tra Italia e Corea del Sud.
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Milan Loves Seoul: Le origini

Come vi descrivereste in tre parole?
Ylenia: «Determinata, ambiziosa e curiosa. Senza ambizione questo progetto non sarebbe mai nato, e la curiosità mi spinge a sperimentare esperienze nuove».
Marcella: «Empatica, creativa e ambiziosa. La creatività è stata la chiave: Milan Loves Seoul non è solo moda, ma anche beauty, cultura e networking».
Come vi siete conosciute e come nasce il progetto?
Ylenia: «Ci siamo incontrate durante uno shooting, lavorando entrambe per un’agenzia di eventi. Io mi occupavo di organizzazione, Marcella di marketing e comunicazione. Ci trovavamo spesso insieme, soprattutto nell’ambito beauty, e abbiamo scoperto di essere una buona squadra. Prima del Covid avevamo ideato un format per dare visibilità ai designer emergenti italiani durante la Fashion Week, a costi sostenibili».
Marcella: «Dopo il Covid abbiamo scoperto il mondo coreano, spinte anche dalla Korean Wave. Quando siamo andate alla Seoul Fashion Week ci siamo innamorate del loro stile. Uscendo da una sfilata ci siamo dette: dobbiamo riprendere la nostra idea e adattarla alla Corea. Così è nato Milan Loves Seoul. C’è stato anche un supporto istituzionale. Michela Magrì, presidente dell’Istituto Culturale Italiano di Seoul, ci ha suggerito di rendere il progetto uno scambio: non solo portare i coreani in Italia, ma anche i designer italiani in Corea. È stato un input fondamentale».
Raccontateci i vostri background e come si intrecciano con questo progetto?

Ylenia: «Lavoro nella moda da più di dieci anni. Ho iniziato a Londra, poi a Milano occupandomi di moda e beauty. Ho lavorato con grandi brand, ma sentivo il bisogno di dare spazio anche agli emergenti. Questo progetto nasce anche dal desiderio di mettere a frutto la mia esperienza per qualcosa di nuovo».
Marcella: «Io vengo da un percorso più aziendale: ho lavorato nell’automotive e nel beauty, anche in L’Oréal. Col tempo ho capito che la mia vera passione erano gli eventi e la comunicazione. Amo creare situazioni di networking di valore. Il mix tra il mio background e quello di Ylenia ci ha dato la possibilità di costruire qualcosa di unico».
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Milan Loves Seoul: La vision
Qual è la visione alla base di Milan Loves Seoul e che messaggio volete trasmettere?
Marcella: «La nostra visione è dare spazio ai giovani designer, che spesso non hanno voce o opportunità concrete. In Corea abbiamo visto una grande apertura verso l’Europa, quindi volevamo creare una piattaforma che permettesse loro di connettersi al mercato italiano ed europeo».
Ylenia: «Il messaggio è chiaro: Milan Loves Seoul è un trampolino per creare connessioni e opportunità reali. Già molti designer hanno avviato collaborazioni e capsule collection grazie ai nostri eventi».
Cosa vi ha ispirato a creare un ponte culturale tra Milano e Seoul?
Ylenia: «La Korean Wave ha aperto un universo di opportunità: k-drama, k-pop e skincare hanno reso la Corea un trend globale».
Marcella: «L’Istituto Culturale Italiano di Seoul ci ha incoraggiato a trasformare il progetto in uno scambio bilaterale: portare i coreani in Italia e gli italiani in Corea».
Una domanda che nessuno vi ha mai fatto ma che avreste voluto vi facessero?
Ylenia: «Chi ha finanziato la prima edizione di Milan Loves Seoul? (ndr – ridiamo tutte) Nessuno all’inizio. Abbiamo investito di tasca nostra, con l’aiuto dei soci. Poi, con tanta fatica, siamo riuscite a ottenere i primi supporti, come l’Istituto Marangoni».
Marcella: «All’inizio molti pensavano fossimo troppo entusiaste e poco realistiche. Ma con la passione e la determinazione siamo riuscite a dimostrare che questo progetto aveva valore».
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Sfide e opportunità di un progetto internazionale
Quali sono le difficoltà principali nell’organizzare eventi in Corea e in Italia?
Ylenia: «La lingua e il diverso modo di lavorare. Gestire fornitori locali non è sempre semplice».
Marcella: «Il vero ostacolo è la mediazione culturale: senza comprenderne il galateo, non si costruisce fiducia. Per questo viaggiamo con interpreti madrelingua coreani».
Come riuscite a conciliare lavoro e vita privata?
Ylenia: «È molto difficile. Lavoriamo su due fusi orari, spesso passiamo mesi lontane da casa. Serve avere accanto persone che comprendano la nostra passione».
Marcella: «Abbiamo coinvolto anche le nostre famiglie, portandole con noi per far capire davvero cos’è Milan Loves Seoul. È un equilibrio complicato, ma necessario».
Quanto conta oggi la moda coreana in Italia?
Ylenia: «Non è ancora ai livelli di Milano, Parigi o Londra, ma sta crescendo grazie agli idol e ai drama che influenzano i giovani».
Marcella: «I brand che riescono a emergere lo fanno puntando su storytelling e concept innovativi, elementi fondamentali per entrare nel mercato europeo».
Come selezionate i brand che partecipano al vostro progetto?
Ylenia: «Abbiamo tre criteri principali: autenticità (Made in Italy per gli italiani, originalità coreana per i coreani), sostenibilità e solidità. Non basta avere talento: serve una struttura che permetta di crescere sui mercati internazionali».
Marcella: «Guardiamo molto anche all’uso dei materiali e alla filiera produttiva. In Italia c’è grande attenzione alla sostenibilità, quindi per noi è un requisito fondamentale».
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Milan Loves Seoul in the future
Come reagisce il pubblico italiano ai contenuti coreani promossi durante gli eventi?
Marcella: «Con entusiasmo! Ogni edizione è attesa per scoprire i nuovi designer e le novità. Molti membri della community coreana in Italia si incontrano proprio ai nostri eventi».
Ylenia: «Alla prima edizione a Milano abbiamo avuto 1500 persone in due giorni e alla seconda edizione 4000 persone. Un risultato che non ci aspettavamo e che ci ha dato grande visibilità, anche sui media italiani e coreani».
Cosa vi aspettate dalle prossime edizioni?
Ylenia: «Il progetto è in espansione, il team cresce e ci saranno novità importanti. Vogliamo essere presenti anche oltre Milano e Seoul».
Marcella: «Il nostro obiettivo è diventare punto di riferimento per i brand che vogliono lavorare tra Europa e Asia, ampliando i rapporti anche con Giappone e Cina».
Che consiglio dareste ai giovani che sognano una carriera nella moda internazionale?
Ylenia: «Non scoraggiarsi mai: abbiamo ricevuto tanti no, ma non ci siamo fermate. La forza è continuare nonostante le difficoltà».
Marcella: «Studiare la cultura dei paesi con cui si vuole lavorare e non credere a chi dice che un sogno è troppo grande. Bisogna provarci, rischiare e imparare dagli errori».
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Dall’Italia a una visione global
Milan Loves Seoul è più di un evento: è un ponte culturale e creativo tra Italia e Corea del Sud, capace di dare voce ai designer emergenti e creare nuove opportunità nel mondo della moda internazionale.
Grazie alla visione di Ylenia e Marcella, Milano e Seoul si avvicinano sempre di più, unendo moda, cultura e networking in un progetto destinato a crescere.























Quali sono le difficoltà principali nell’organizzare eventi in Corea e in Italia?
Come reagisce il pubblico italiano ai contenuti coreani promossi durante gli eventi?








