Museo delle Torture: nel cuore di Napoli il lato oscuro del mondo

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Museo delle Torture

Nei sotterranei in via S. Biagio dei Librai in vico Santa Luciella a Napoli – in pieno centro storico – si trova un luogo piuttosto singolare, unico nel suo genere in tutto il Centro-Sud: il Museo delle Torture. Con una raccolta di più di 50 pezzi degli strumenti utilizzati nel tempo per torturare e infliggere le più fantasiose sofferenze, questo posto mostra un volto oscuro della storia, difficilmente reperibile nei libri di scuola.

Il Museo delle Torture è un reperto reale e crudo, simbolo di ciò che è stato, è e può diventare l’animo umano quando la prepotenza, il potere, ma anche la paura e il pregiudizio, vincono su qualsiasi tipo di rispetto per il diritto alla vita e per l’umanità stessa. Dalle streghe all’Inquisizione – con un’importante ricostruzione della storia di Napoli nel 1500 – il museo è strutturato su due livelli: uno superiore, altezza strada e uno inferiore con delle vere e proprie “segrete”. Scopriamone tutti i dettagli!

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Museo delle torture: le streghe

Museo delle TortureUn importante spazio del Museo delle Torture è legato alla storia delle streghe, attraverso la persecuzione delle donne, accusate di avere rapporti con il demonio, compiere fatture e creare o sciogliere legami amorosi. Una voce narrante ne illustra le caratteristiche salienti, mentre nel compartimento museale prendono forma i più svariati strumenti usati per torturarle, corredati di dettagliate didascalie. La caccia alle streghe si diffuse dal XIII secolo – periodo in cui iniziano ad accendersi roghi che dureranno 400 anni – dal nord Europa, fino ad arrivare al Nuovo Mondo.

In Europa continentale la lotta della Chiesa si incentra completamente sul patto tra diavolo e strega. È infatti nell’area tedesca che si redigono i più illustri trattati contro le streghe. Nel 1487 fu pubblicato in latino il “Malleus Maleficarum” (“martello delle streghe”) – di cui il Museo delle Torture custodisce una copia – destinato a essere il più consultato manuale sulla caccia alle streghe di tutti i tempi.
Ancora bruciano nella coscienza dell’umanità i roghi dei milioni di innocenti arsi vivi nelle piazze del mondo.

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Intervista a Paolo Lupo, proprietario del Museo delle Torture

Museo delle Torture
A destra, il direttore e proprietario del Museo delle Torture, Paolo Lupo

Signor Lupo, come mai la scelta di fondare un Museo delle Torture?

“Il museo è nato nel febbraio del 2016. Un mio amico, tra i proprietari del Castello Aragonese di Ischia, aveva una parte degli strumenti che oggi esponiamo. Successivamente, abbiamo arricchito la collezione cercando gli strumenti adatti in giro per i mercatini europei. Capitava che qualcuno conservasse questi reperti nelle cantine, senza nemmeno sapere a cosa fossero serviti realmente. Altri reperti li abbiamo ricostruiti con la nostra ricerca storica. Quattro anni fa abbiamo così deciso di aprire il Museo delle Torture. Successivamente però, per problemi personali, il mio amico mi ha lasciato e oggi sono l’unico a dirigerlo”.

“La storia che noi raccontiamo è una storia europea. In tantissime città d’Europa – Vienna, Amsterdam, Spagna, Parigi, Londra e altre – esistono musei delle torture. Nella nostra penisola ce n’è uno a San Gimignano e uno a San Marino. Ma il nostro è l’unico di tutto il Centro-Sud”.

Che significato ha per lei la tortura?

“La tortura è stata nella storia uno degli strumenti usati per arrivare a un obiettivo. Lo scopo era quello di estorcere confessioni o infliggere punizioni per motivi di ricchezza, politici o religiosi. Del resto le torture venivano utilizzate soprattutto contro gli eretici, per mano della Chiesa e della politica”.

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L’inquisizione a Napoli

Museo delle TortureCi racconta la storia di Napoli legata alle torture?

“Napoli si è ribellata fortemente alle torture con due rivolte popolari: la prima nel 1510, sollevata da popolo e borghesia; la seconda nel 1547, condotta da Tommaso Aniello di Sorrento. Il viceré spagnolo Don Pedro de Toledo – al quale abbiamo dedicato una delle principali arterie cittadine – desiderava infatti imporre l’uso di questi strumenti di tortura alla popolazione, con l’introduzione del feroce tribunale dell’Inquisizione alla ‘maniera Spagnola‘. Queste due rivolte, seppure con esiti cruenti e migliaia di morti, hanno impedito l’uso degli strumenti che oggi esponiamo nel Museo delle Torture. La commemorazione di questa vittoria napoletana, alla stregua del rispetto dell’umanità e dei diritti fondamentali dell’uomo, è per noi importantissima. Del resto, è una delle prime cose che mostriamo ai visitatori del nostro museo”.

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