Napoli, ancora proteste dei ristoratori contro i provvedimenti di De Luca

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Napoli proteste ristoratori: dopo mesi di chiusura al pubblico i ristoratori campani avevano sperato in una breve tregua delle restrizioni a pochi giorni dal Natale. Purtroppo l’ordinanza del governatore De Luca li ha costretti, ancora una volta, alla chiusura.

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Napoli proteste ristoratori: tensione in città

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Ph: Roberto Improta

Oggi ancora una mattinata di proteste a Napoli. I ristoratori partenopei protestano contro la decisione, annunciata sabato dal governatore De Luca, di mantenere la zona arancione per la Campania fino al 24 dicembre. Un “arancione acceso”, secondo qualcuno, visto che sul territorio sono in vigore norme più stringenti rispetto alle altre regioni arancioni. Una per tutte, il divieto di consumare cibo e bevande in strada a partire dalle 11 del mattino.

Il lungomare partenopeo è stato bloccato da decine di ristoratori che si sono visti impossibilitati ad aprire le saracinesche dei loro locali, seppur solo per pochi giorni. Nessuno di loro si aspettava un mantenimento della zona arancione. Tutti si erano preparati a riaprire al pubblico con sanificazioni e scorte alimentari. La protesta è stata sostenuta anche dalle associazioni di categoria, che si sono mobilitate contro l’ordinanza di De Luca.

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Napoli proteste ristoratori: le rassicurazioni del governatore

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La Regione ha convocato per le 16:00 di oggi una riunione con i rappresentanti delle Camere di Commercio. “Per avviare da subito le attività finalizzate al riconoscimento dei ristori per le spese di approvvigionamento sostenute in vista della riapertura delle attività, nonché per l’istruttoria relativa ai ristori statali per le misure restrittive precedentemente disposte dai vari provvedimenti adottati dal Governo e dalla Regione“. Il presidente De Luca assicura: “Saremo vicini e daremo tutto l’aiuto possibile agli operatori la cui attività viene bloccata. Ma è doveroso mantenere una linea di rigore e di responsabilità. Sarebbe inaccettabile che per il rilassamento di pochi giorni si perdesse tutto il lavoro fatto per contenere l’epidemia. Sarebbe assurdo riprendere le attività per poche ore per poi doverle sospendere per mesi interi a fronte di un riesplodere del contagio. […] Chiederemo a ogni nostro concittadino di aiutarci per salvaguardare un futuro di lavoro stabile e definitivo“.

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