“Ciao, per chi non mi conoscesse, io sono Nicolas, sono un parrucchiere…”, e in pochi secondi ha già catturato la tua attenzione. Non è un vezzo, ma una scelta precisa. Nicolas ci racconta che tutto nasce dal passaggio ai contenuti verticali, dove il tempo è poco e il messaggio deve arrivare subito. “Devo far capire alla persona che mi sta guardando per la prima volta chi sono”, spiega. È diventato un marchio di fabbrica, di quelli che la community si aspetta. E c’è anche un dettaglio che colpisce: quella frase ha un tono umile, mai presuntuoso. Come se ogni video fosse il primo, per chi capita lì per caso. “Mi manca se non lo dico”, ammette, ridendo. Abbiamo incontrato Nicolas per caso a Seoul e lo abbiamo intervistato per voi. Conosciamolo meglio insieme.

Educare senza fare lezione: il suo modo di divulgare
Nei suoi contenuti non c’è solo “prima e dopo”. C’è soprattutto spiegazione. Nicolas dice che questa impronta ce l’ha da sempre: da bambino gli sembrava che troppe cose venissero spiegate male, e lui sentiva il bisogno di “rispiegare a modo suo”. L’idea si è rafforzata con YouTube e le reaction, quando si è accorto che molte persone non capivano davvero i concetti di cui si parlava. Da lì, l’obiettivo: far convivere intrattenimento e utilità. “Si può anche imparare da un contenuto leggero”, insiste. Ma la parte più interessante è quasi un paradosso: divulgare lo obbliga a studiare di più. Lui stesso lo dice chiaramente. Se devi semplificare, devi prima conoscere meglio. E questo, nel tempo, ha costruito il suo profilo “educational” senza perdere la naturalezza che caratterizza i suoi contenuti.
Capelli ricci: l’errore più comune e la sfida che l’ha cambiato
Quando gli chiediamo qual è l’errore più comune con i capelli ricci e mossi, Nicolas va dritto: “l’utilizzo del diffusore”. Sembra banale, ma dietro c’è una storia. Lui racconta una “sconfitta” che gli ha acceso la miccia. In un programma TV, qualche anno fa, si è trovato a dover gestire due modelle con capelli ricci/afro. E lì si è fermato tutto. “Non li avevo mai toccati in vita mia”, dice senza girarci intorno. Tornato a casa, ha deciso che non poteva accettarlo. Non per orgoglio, ma per rispetto delle persone. L’idea di deludere una cliente lo pesa più dell’errore tecnico. “Mi dispiacerebbe troppo… per l’aspettativa”, confessa. E da quel momento, ha iniziato a studiare.
Colori e disastri: quando il parrucchiere non può fare magie
Tra i messaggi che riceve ogni giorno, tanti sono richieste di “salvataggio”. E qui Nicolas è netto: l’errore più difficile da correggere è quello legato ai colori. Decolorazioni aggressive, tinte sbagliate, stratificazioni fatte senza criterio. “Purtroppo non puoi fare nulla”, ci ha raccontato in modo onesto. Non è cattiveria, è realtà. “Il parrucchiere non è un mago”, ribadisce. Si può sistemare un tono, spegnere un giallo troppo acceso, rendere un biondo più pulito. Ma se il capello è compromesso, non esiste scorciatoia. E qui entra la colorimetria, uno dei suoi temi più forti. Nicolas la racconta con esempi semplici: la differenza tra “castano” e “biondo scuro”, e come una tinta comprata al supermercato possa obbligarti poi a “decolorare tutta la testa” per tornare indietro.
Nicolas e l’amore per l’Asia: viaggiare ti aprela mente
Nel racconto di Nicolas, l’Asia non è solo estetica. È prospettiva. Dice che, trasferitosi a Milano, si è imposto una regola: non tornare subito in Sardegna. Doveva imparare a stare da solo, davvero. Da lì, i primi viaggi in Italia, poi l’Europa, poi la Corea nel 2023. E la frase che torna è potente: in Corea si è sentito “a casa”. Ma soprattutto, lì ha capito cosa significa confrontarsi con un contesto internazionale. “Fuori c’è tutto un altro mondo”, dice. E aggiunge un concetto che spiazza: anche se in Italia sei bravissimo, fuori potresti sentirti “piccolo”. Per questo, in Corea e Giappone ha visitato più saloni possibili. Si faceva fare i capelli e intanto imparava, osservava, chiedeva. Anche da cliente, con discrezione. È formazione sul campo.

Permanente coreana, manualità e “wave”: la sorpresa che promette
Sulla permanente coreana, Nicolas nota subito pro e contro. Il pro è la precisione. “Hanno una manualità che noi ce la sogniamo”, dice. Se la regola dice che il braccio deve stare a 90 gradi, sono 90. Il contro è la poca personalizzazione: scelgono un modello da un quaderno e lo replicano. Se chiedi di mixare tecniche, “vanno in tilt”. E poi c’è la riflessione più ampia: perché oggi tutti guardano alla Corea? Nicolas fa riferimento alla “Korean wave” partita da musica, cinema e serie tv, che poi contagia skincare, makeup e beauty. Come altre “ondate” viste in passato, dall’America all’Inghilterra. Infine, il futuro. Lui si vede “più parrucchiere”, ma non esclude nuove strade. L’idea che lo stuzzica è unire lavoro e Corea, magari con corsi dedicati. E prima di chiudere, lascia una promessa: “Ci sarà una grande sorpresa nel lavoro”. Quindi non ci resta che rimanere sintonizzati su suoi canali social. Grazie Nicolas per la tua disponibilià e gentilezza, noi di KoreaME tifiamo per te!






























