#NotAllMen, ma gli uomini continuano ad avere comportamenti aberranti

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Oltre dieci anni fa, iniziavano le prime denunce e la nascita del movimento #MeToo contro le molestie subite dalle attrici – e non solo – dai potenti del cinema americano. Hollywood è stata, per anni, sotto l’occhio di una lente che scovava stupratori, molestatori, uomini di potere che usavano quel potere per pretendere, per ottenere, per far sì che una donna desse sé stessa per avere un futuro. Ma non solo ricatti, anche molestie “gratuite”. Molestie perpetuate perché un uomo può ottenere quello che vuole. Perché per anni – per secoli e millenni – l’uomo ha perpetuato la sua azione di ingordigia senza essere disturbato. Senza subire conseguenze. Oggi, il patriarcato, il dominio assoluto dell’uomo, inizia – finalmente – a vacillare e il tappeto del tempo si sta alzando. Tutta quella polvere, però, genera continui cicloni e, troppo spesso, la risposta degli uomini alle accuse, a quanto emerge di disgustoso e depravato è: non tutti gli uomini. Eppure, però, in ogni contesto emerge che questa scusa non regge più. Anche il silenzio, anche la mancata denuncia, anche l’accettazione di perpetuati comportamenti è rendersi complici.

NotAllMen: dallo stupro in Francia alle chat delle agenzie pubblicitarie di Milano

Dopo la nascita del movimento #MeToo, gli uomini non hanno fatto mancare la loro difesa. In breve, è nato un altro hashtag: #NotAllMen – non tutti gli uomini. Tre parole per indicare che, in realtà, esistono le eccezioni. Per affermare che, sebbene esistano orchi, mostri e bestie, non tutti gli uomini sono molestatori, violentatori, assassini. Senza scomodare i sempre più continui casi di femminismo, nell’ultima settimana sono avvenuti tre episodi alquanto sconcertanti. Tre episodi che, con tutta l’onestà dei fatti presi in maniera oggettiva, evidenziano un’allarmante realtà: se anche un uomo non agisce, spesso ne è complice. Partiamo in ordine: una chat di oltre 80 uomini nella quale molestavano colleghe, perpetuavano atteggiamenti maschilisti, misogini e dove i commenti sul corpo delle donne – spesso sotto la nota sessuale – non si contavano più; una donna si infiltra in un canale Telegram e scopre le sue foto intime, di cui era in possesso il suo ex, scoperchiando un orrore inaudito; in ultimo: una donna, nel sud della Francia, è stata drogata dal marito e stuprata, per oltre dieci anni, da 83 uomini. Li aveva cercati, radunati, invitati il suo “compagno di vita”.

La domanda che pongo è la seguente: nella moltitudine di giorni, di commenti, di foto, di stupri, di molestie, di atti consumati, perché nessuno degli uomini coinvolti si è fermato e ha avuto la decenza di denunciare? Non parliamo di un singolo caso, di un gruppo di cinque o sei ragazzi, ma di centinaia di uomini. Canali Telegram con migliaia di utenti, 83 uomini che stupravano una donna incosciente, 80 e più impiegati che hanno molestato le proprie colleghe. Fra questi, chi ha il coraggio, ancora, di sostenere NotAllMen?
Si parla sempre più spesso di cultura woke, di transfemminismo internazionale aggressivo. Di misandria, di attacchi agli uomini. Di esagerare con l’accusa al patriarcato. Che la comunità Rainbow, insieme alle femministe, stia esagerando nella lotta di genere. Eppure, nelle file di quel patriarcato, tali orrori continuano a perpetuare, proliferare.

NotAllMen: perché gli uomini non denunciano, ma partecipano?

Nessuno fra quegli uomini ha denunciato. In Italia, a Milano, nessuno ha denunciato. In Italia, a Milano, è insorto un nuovo #MeToo. Quello di denuncia di comportamenti molesti, e non solo, all’interno delle agenzie pubblicitarie e di comunicazione. Un settore di leoni, gladiatori e mostri di creatività, all’interno dei quali, però, i più beceri massacri si manifestano sul corpo e sulla dignità di donne, colleghe, amiche. Dal 2011, diverse segnalazioni di donne denunciavano che c’era una chat che coinvolgeva gli impiegati di We Are Social, una nota agenzia pubblicitaria di Milano. Gabriele Cucinella, Stefano MaggiOttavio Nava, fondatori della società, non ne sapevano nulla. “La chat degli 80” è un vaso di depravazione e commenti sessisti, di voti sui corpi delle colleghe, di foto. Non solo, tolto il coperchio al vaso, sono fioccate denunce di stagiste, di impiegate, di colleghe che raccontano di molestie anche fisiche. We Are Social, purtroppo, non è l’unico caso.

Vaucluse, nel sud della Francia, una donna, per una decina di anni, è stata sedata e drogata dal marito. Questi ha contattato e radunato, nel corso degli anni, uomini per stuprare sua moglie. I fatti sono narrati da Le Monde, il quotidiano francese. I nomi di fantasia dei due coniugi sono Dominique P. e Françoise. Tutto inizia a emergere nel 2020, quando l’uomo è stato in fermo per aver filmato delle donne sotto le loro gonne, nel supermercato locale. Qui la moglie, interrogata in commissariato, raccontava che Dominique P. era un bravo uomo, insieme vivevano della pensione, dopo una vita trascorsa insieme con i loro tre figli. Cinquant’anni insieme, ma dal 2011, A son insu, a sua insaputa, la donna veniva stuprata.

Ogni sera, dal luglio 2011, l’uomo sbriciolava una compressa di Témesta – Tavor in Italia -, una benzodiazepina utilizzata per il trattamento dell’insonnia, oltre che dell’ansia e degli attacchi di panico invalidanti. La donna, dunque, perdeva completamente i sensi e l’uomo, -anzi – gli uomini davano luogo a un ripetuto stupro. 83 uomini, 92 stupri, 128 videoregistrazioni. L’uomo contattava tramite una chat gratuita altri uomini per invitarli ad abusare della moglie, per poi registrare gli atti. Il rituale era molto scrupoloso. Lavare le mani con acqua calda per non ridestare la donna. Spogliarsi in cucina per non dimenticare nulla. Parcheggiare lontano da casa per fare in modo che nessuno si accorgesse di nulla. Dominique P. racconta che gli uomini erano liberi di fare ciò che volevano e nessuno si tirava indietro. Non un rapporto sessuale, stupravano. La polizia francese è riuscita a identificare 51 uomini, tutti arrestati. Il grande processo inizierà nella primavera 2024.

In ultimo, a Perugia, una donna ha trovato le sue foto di quando aveva 14 anni in una chat di uomini. “Perugia scambio foto chat” e “Perugia Nuda”, oltre 80 e passa uomini, fra le due chat su Telegram. Qui si scambiavano foto di altre donne, anche minorenni. Video, commenti. Qui la donna si è infiltrata con un sospetto e ha ottenuto verità. Quelle foto le aveva mandate al suo ex ai tempi della loro relazione e lui ne ha fatto materiale da condivisione. Su Telegram, e non solo, queste chat sono diffusissime. C’è chi parla, c’è chi commenta, chi invia materiale. Chi guarda soltanto, ma non c’è mai chi denuncia. Gli uomini ribadiscono NotAllMen. Già, non tutti gli uomini hanno il coraggio di denunciare. Di fare la cosa giusta. Non basta più dire: “io non ho fatto niente”, “io ho guardato”, “io non ho preso parte”, “io non lo farei”, “io non sono come loro”. Occorre diventare più onesti, più coscienziosi, più umani. Non mostri. Non basta dire non tutti gli uomini, occorre far altro. Occorre denunciare.