Obsolescenza programmata: Samsung e Apple multate dall’Antitrust

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Obsolescenza programmata: sicuramente un termine non del tutto sconosciuto, soprattutto agli appassionati di smartphone. Ma di cosa si tratta precisamente? (Leggi anche Whatsapp: arriva la pubblicità sull’app più usata al mondo) Il termine viene utilizzato spesso per prodotti tecnologici che, dopo un determinato periodo di tempo, smettono di funzionare come dovrebbero. Nel caso di smartphone o di pc, si suggerisce agli utenti l’istallazione di aggiornamenti pensati per modelli più recenti che pregiudicano il funzionamento dei dispositivi più vecchi. In parole povere, si costringe il possessore del telefonino a scaricare aggiornamenti del software che anziché migliorare le sue performance lo rallentano o rendono impossibile il funzionamento di alcune app
In tal modo si è costretti a comprare un nuovo smartphone.

Obsolescenza programmata: decisione storica dell’Antitrust. Multate Samsung e Apple

Proprio a causa di questi “trucchetti” il 24 ottobre l’Antitrust multa Samsung (5 milioni di euro) e Apple (10 milioni di euro).
Una decisione storica perché si tratta della prima condanna al mondo per obsolescenza programmata. Dopo approfondite indagini, l’Antitrust ha accertato che gli aggiornamenti del software “hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni” degli smartphone. Così gli utenti dovevano metterli da parte per comprare modelli più nuovi e costosi.

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Apple: i motivi della condanna

Obsolescenza programmataApple, secondo l’Antitrust, ha insistentemente proposto, dal settembre 2016, ai possessori di vari modelli di iPhone 6 di installare il nuovo sistema operativo iOS 10 sviluppato per il nuovo iPhone7. L’azienda statunitense non ha avvisato però delle maggiori richieste di energia del nuovo sistema operativo e dei possibili inconvenienti, come spegnimenti improvvisi, che tale installazione avrebbe potuto comportare. E questo ha portato spesso a un costoso cambio di dispositivo.

Samsung: i motivi della condanna

La casa coreana, invece, ha proposto dal maggio 2016 l’aggiornamento al sistemaObsolescenza programmata operativo Android Marshmallow per possessori del Samsung Note 4, risalente a settembre 2014. In questo caso la nuova versione era stata idealmente sviluppata per il Note 7, che sarebbe arrivato nell’autunno 2016. L’azienda non ha informato “dei gravi malfunzionamenti dovuti alle maggiori sollecitazioni dell’hardware”. Così ha richiesto “costi elevati per le riparazioni fuori garanzia connesse a tali malfunzionamenti”.

Tutta colpa dei sistemi operativi, dunque. Ottima l’indagine condotta dall’Antitrust. Peccato per la quantificazione delle multe. 5 e 10 milioni di euro possono sembrare, per noi “comuni mortali”, delle cifre iperboliche. Ma per due grandi aziende, come appunto Samsung e Apple, corrispondono davvero a poca cosa. Una punizione economica più severa avrebbe certamente posto un freno ancora più deciso al possibile ripetersi di questi trucchetti

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