Oliver Tahir, genialità al servizio delle donne e contro la violenza

Con il nuovo spray al peperoncino nessuno sarà più lasciato solo

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Benvenuti al quarto appuntamento di “AltriMenti”. L’attesissima rubrica dedicata ai giovani pomiglianesi, i quali con passione e determinazione hanno perseverato realizzando il proprio sogno. (Leggi anche: Cubo di Rubik, genialità e tenera età) Ospite di oggi è Oliver Tahir, nato a Napoli il 17 febbraio 1974 da genitori somali, immigrati in Italia negli anni ’70. Cresciuto a Pomigliano d’Arco, si è laureato in ingegneria informatica al Bickenhall College of Computing di Londra. Ideatore del progetto “Safe” con il tecnologico spray al peperoncino che promette, è il caso di dirlo, di salvare molte donne – e non solo – da eventuali aggressioni. In un momento storico come il nostro, potrebbe essere una vera salvezza.

Oliver Tahir: il progetto “Safe” evolve la legittima difesa

Oliver, raccontaci del progetto “Safe” e di come nasce questa idea di uno spray al peperoncino tecnologico che potrebbe cambiare le sorti di tantissime donne. Con il progetto avete vinto un sostanzioso finanziamento: è stato semplice?

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Oliver Tahir. Ingegnere informatico e ideatore di Safe

“Il Progetto nasce da un’intuizione che mi ha aiutato a evolvere un sistema già presente nel mercato degli strumenti di protezione: lo spray al peperoncino. In questa nuova versione, con l’ausilio di una telecamera, nel centesimo di secondo prima dell’uscita del liquido contenuto al suo interno, lo spray fa partire una ripresa video trasmessa live in una centrale operativa.L’operatore è in grado di vedere subito il volto dell’aggressore e geolocalizzare l’accaduto con un margine di errore di cinquanta centimetri. A questo punto, nell’arco di soli cinque minuti, viene inviata una pattuglia in soccorso della persona aggredita. Ho potuto realizzare questa idea venendo a conoscenza del bando della Regione Campania solo successivamente. Con il sostegno dei vari player, tra cui L’Università di Napoli Federico II, capofila del mio progetto, il CINI (Consorzio Interuniversitario d’Informatica Nazionale) e il CETMA (Centro Europeo di Tecnologie Materiali e Design) decidiamo di parteciparvi. L’iter però non è stato affatto semplice, sia perché il numero dei partecipanti era davvero alto, sia per la preparazione di tutta la documentazione necessaria. Vincere il bando è stato il premio per tutti gli sforzi e i sacrifici profusi da me e dal mio team.”

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Per la realizzazione del progetto hai messo insieme una serie di sinergie anche con varie Università e ti sei circondato di un team di giovani professionisti (avvocati, ingegneri, consulenti). Com’è stato e com’è coordinare questo variegato team?

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Dispositivo Safe. Lo spray al peperoncino tecnologico

Interagire con un numero così elevato di professionisti, i quali hanno creduto fin da subito al mio progetto, è stata una delle esperienze più belle che abbia mai vissuto finora. L’idea di aiutare non solo tante donne in difficoltà, ma anche molte categorie lavorative, mi ha fatto andare avanti, malgrado le difficoltà. Lavorare ogni domenica, non avere mai un solo giorno di riposo, pranzare con il telefono attaccato all’orecchio ed essere sempre di corsa per due anni in modo continuo, senza mai staccare non è stato semplice. Tutti noi del team non abbiamo mai mollato, mantenendo sempre vivo l’interesse per il progetto “Safe”. Abbiamo davvero superato dei limiti che potrebbero facilmente risultare impossibili da raggiungere. E per tutti questi fattori che il 90% del successo del progetto lo devo a loro.”

Dopo il liceo, ti sei trasferito in Inghilterra dove hai completato i tuoi studi. Cosa ti ha spinto a tornare a Pomigliano d’Arco?

“L’idea che un uomo viene chiamato quando la sua società ne ha più bisogno, come in questo momento, mi ha spinto a tornare. Mi sentivo in dovere di dare qualcosa alla mia gente. Solitamente si dice che “il giardino del vicino è sempre più verde”, e questo non mi stava bene. Volevo fare in modo che fosse il mio giardino quello più verde e per questo volevo dare il mio contributo.”

Genitori somali, nato a Napoli, cresciuto a Pomigliano d’Arco, trasferito in Inghilterra per motivi di studio. Quanto è stata fondamentale, nella vita privata e nel lavoro, la coesistenza in te di tante culture diverse?

oliver tahir“Potrei rispondere con una sola frase: “Open-minded”. Avere dentro un pizzico di ogni cosa, di ogni cultura, mi ha permesso di avere a disposizione più strumenti di interpretazione della realtà. In questo momento storico essere africani di origine è ancora più importante. Dentro di me coesistono due anime, quella africana e quella italiana. Vorrei tanto urlare al mondo cosa vuol dire essere italiano e quanto io sia fiero di esserlo!” Ai giovani di oggi, che hanno un sogno e/o un obiettivo a cui aspirare, quale consiglio ti sentiresti di dare? “Ai giovani di oggi direi, come primo passo, di prendere un’idea e trasformarla in un obiettivo. Consiglierei loro di combattere per il proprio scopo, non facendosi intimorire dalle difficoltà. Affrontare con coraggio gli ostacoli che si incontrano sul proprio cammino, perché quelli difficilmente mancano, concentrarsi sull’obiettivo senza perderlo mai di vista e portarlo a termine. Ma soprattutto gli direi: «Non abbiate paura di dimostrare agli altri, specialmente a voi stessi, chi siete e da dove venite!»”

 “Trasformate le vostre idee in obiettivi. Gli ostacoli non mancheranno, non perdetevi d’animo e portate i vostri sogni a termine. Ma soprattutto non abbiate paura di dimostrare agli altri e a voi stessi, chi siete e da dove venite!”

– Oliver tahir –

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