Napoli: assolto per l’omicidio della moglie. Procura fa appello

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Omicidio Bellisario – Scarcerato Vincenzo Lopresto dopo soli due anni di reclusione per omicidio preterintenzionale ai danni della moglie Fortuna Bellisario. La Procura di Napoli ricorrerà in appello contro la sentenza di primo grado. Per la Procura Lopresto è colpevole di omicidio doloso e non di omicidio preterintenzionale.

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Omicidio Bellisario, domiciliari per Lopresto dopo soli due anni

Omicidio bellisarioVincenzo Lopresto, 43enne Napoletano, dopo due anni di galera ha lasciato il carcere per scontare la sua pena ai domiciliari. Condannato in primo grado per omicidio preterintenzionale della moglie Fortuna Bellisario, uccisa con una gruccia nel 2019. La decisione di far scontare la pena a casa della madre di Lopresto è partita dal giudice di sorveglianza a seguito della degenerazione dello stato di salute del detenuto. Lopresto soffre, infatti, di problemi di deambulazione che lo hanno costretto su una sedia a rotelle.

Ma non è la prima volta che il 43enne esce dal carcere. Non pochi mesi fa l’uomo era stato considerato dalla magistratura “non socialmente pericoloso“. Adesso però la Procura di Napoli non ci sta. La procura partenopea è infatti pronta a portare il processo in secondo grado, annuncia quindi una nuova battaglia in tribunale con la difesa dell’imputato. Chiedono una condanna più severa, oltre i 10 anni, in quanto non è omicidio preterintenzionale ma doloso.

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Omicidio Bellisario la protesta di “Le forti Guerriere”

omicidio bellisarioLa vicenda, soprattutto per la sua efferatezza, sconvolse tutti. Fortuna fu massacrata a colpi di stampella dal marito mentre i figli, minorenni, erano a casa dalla nonna. Lopresto chiamò la polizia si autodenunciò per maltrattamenti mentre la donna giaceva in una pozza di sangue morente. A seguito dell’autopsia vennero trovati segni di un massacro che durava da anni. Lividi, capelli strappati e percosse fecero luce su anni di violenze. Al funerale della donna don Antonio Loffredo disse: “Chi picchia una donna, è uno stronzo“.

Tutto il Rione Sanità si era stretto attorno alla famiglia di lei dopo la vicenda, è nata anche un associazione delle donne di quartiere, “Le forti Guerriere“. Con l’assegnazione ai domiciliari l’associazione ha agito a nome della famiglia della donna e della stessa Fortuna. Una protesta silenziosa fuori al Palazzo di Giustizia di Napoli contro la scelta del giudice. Uno striscioni recitava “ingiustizia per Fortuna“. In pieno rispetto delle norme anti-covid, le donne dell’associazione del Rione Sanità hanno raccontato la storia di Fortuna Bellisario a chiunque chiedesse.

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