Omofobia galoppante in Italia è un problema sempre pià attuale. La prima denuncia del nuovo anno proviene dalla Capitale. Il racconto rilasciato da Gaynet è lo specchio di un paese che non solo non apprezza la diversità ma che si continua a riscoprire terrorizzato da tutto ciò che viene considerato diverso. Una coppia Gay è stata aggredita dopo da dieci persone mentre rientrava a casa dopo aver trascorso fuori la notte di capodanno.
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Omofobia galoppante in Italia: la prima denuncia del 2025
2025 o 1925? A giudicare dalla notizia giunta come un fulmine a ciel sereno dalla Capitale i 100 anni che separano le due annate citate non sembrano essere abbastanza per esser giunti ad un radicale cambio di mentalità nei confronti delle diversità che dovrebbero arrichire gli esseri umani ma che sono sempre, tristemente, motivo scatenante di odio e violenza.
Una coppia gay della capitale ha denunciato di esser stata aggredita con calci e pugni da un branco di omofobi. Il gruppo retrogrado era composto da 10 trogloditi che li hanno attaccati mentre tornavano a casa dopo aver trascorso fuori la notte di capodanno. I due stavano passeggiando mano nella mano in zona Malatesta quando sono stati accerchiati e percossi. A rendere pubblico l’accaduto l’associazione Gaynet. Dal resoconto dell’associazione emerge che il branco si è scagliato con maggior ferocia su uno dei due ragazzi coinvolti. Stephano, residente a Roma ma di origini peruviane.
“Dopo 15 minuti di botte e minacce, i due hanno dovuto camminare fino al pronto soccorso con Sthepano sanguinante. Non c’erano ambulanze disponibili.Trauma cranico, naso rotto, volto tumefatto. 25 giorni di prognosi, ma soprattutto tanta rabbia e paura”.
Ed è stato lo stesso Stephano a rilasciare alcune dichiarazioni in merito a quanto successogli attorno all’1:00 di notte del primo giorno dell’anno. Il ragazzo ha sottolineato come la situazione sia estremamente grave in Italia:
“Io ho saputo difendermi in qualche modo. Ma mi hanno aggredito in 10 in modo tale che altri ragazzi non sarebbero sopravvissuti. Abbiamo denunciato e vogliamo che la nostra storia sia da esempio. Vogliamo che tutto questo finisca, tenersi per mano o scambiarsi uno sguardo romantico deve essere un gesto normale per tutti. Vogliamo reagire alla paura, perché con la paura di essere se stessi non si vive”.
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Gaynet e le associazioni del territorio romano pronte a presidiare la zona dell’aggressione per lanciare un messaggio forte contro l’omofobia galoppante del nostro paese

Il racconto della raccapricciante aggressione non basta di certo a mitigare il dilagante fenomeno delle aggressioni omofobe nel nostro paese. L’ultimo atto violento di discriminazione prima di quello accaduto il primo gennaio a Roma è avvenuto a Milano. In merito alla situazione dell’omofobia galoppante l’associazione Gaynet ha messo in luce alcuni dati europei. Oltre il 50% delle coppie omosessuali, ancora oggi, evita di tenersi per mano in pubblico per non incorrere in situazioni simili. Le istitutuzioni locali si sarebbero subito attivate per contrastare il fenomeno. Le associazioni LGBTQ+ del territorio starebbero quindi organizzando una sorta di “rappresaglia civile” contro questi trogloditi che sembrano esser usciti fuori dal secolo scorso. Si va verso un presidio in zona Malatesta previsto per il 4 gennaio a partire dalle ore 17:00
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Rosario Coco, presidente di Gaynet, sferza l’Italia e l’attuale Governo
Commentando l’accaduto il presidente di Gaynet, Rosario Coco, ha sferzato l’intero sistema paese e acceso un tristissimo riflettore sull’attuale maggioranza di Governo:
“Quello che è successo a Sthepano è il risultato di tutte quelle leggi di uguaglianza che ancora non ci sono. L’Italia registra un vergognoso 36° posto sulla parità Lgbtqia+ nella Rainbow Map di Ilga Europe. Nonché della peggiore maggioranza parlamentare sui diritti civili che l’Italia ricordi, dal disastro nei consultori alla persecuzione di famiglie arcobaleno e persone trans. Oltre alle classiche lacrime di coccodrillo, chi avrà il coraggio in Parlamento di ammettere le proprie responsabilità? La solidarietà non basta più. Per ammettere di aver sbagliato, o di non aver fatto abbastanza, non è mai troppo tardi”
































