Pepper, l’infermiere robot giapponese approda a Napoli

Per assistere i malati affetti da Alzheimer

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Pepper

Pepper, il robot giapponese capace di assistere i malati di Alzheimer, arriva a Napoli dall’Università Federico II. Si tratta di un badante androide che potrebbe cambiare la vita dei soggetti con demenza, addirittura instaurando con loro un rapporto di “empatia”. (Leggi anche: Robot vs Uomo, la nuova rivoluzione. Quale sarà il lavoro del futuro?) Il progetto è stato presentato il 14 dicembre dai ricercatori di Prisca, diretti da Silvia Rossi, al convegno Artificial Intelligence and Health” presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma. La ricerca sarà testata su 40 pazienti volontari, ai quali verrà affidato un proprio Pepper durante il mese di gennaio.

Chi è Pepper e cosa è in grado di fare

Pepper

Pepper è un robot umanoide già affermato in Giappone: il modello napoletano si ispira a questo, ma con aggiornamenti importanti. Dotato di un sistema di telecamere e sensori, riesce a monitorare gli assistiti e i loro movimenti facciali o corporei. La cosa interessante è che Pepper, con braccia e gambe incorporate, dispone di un’intelligenza “sociale”. In pratica è in grado di interagire con la persona a livello emotivo.

Il sistema di algoritmi con cui viene realizzato permette a Pepper di adattarsi al comportamento degli esseri umani e individuare eventuali segnali di allarme, sofferenza o cambi di umore. In questo caso interviene ricordando all’assistito di bere, mangiare e prendere le sue medicine regolarmente. Inoltre, pensato per essere un robot “amico”, cercherà di far divertire il suo compagno bisognoso se giù di morale. In caso di stretta necessità, l’umanoide può telefonare ai parenti stretti per metterli in allerta. Insomma, si tratta di un vero e proprio coinquilino, ma non troppo invasivo e ben “educato”!

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Gli obiettivi del progetto

Pepper

Bisogna sottolineare che Pepper ha l’unico scopo di fornire una compagnia: non può rassettare la casa o servire la colazione. Insomma, rappresenta una spalla in più per quelle persone che ne hanno strettamente bisogno. Secondo i dati registrati dal “The Lancet Neurology”, la demenza è una malattia fortemente in crescita: se nel 2016 si contavano 20 milioni di ammalati, oggi i numeri sono più che raddoppiati, arrivando a 43,8 milioni. Questa patologia prevede una degenza abbastanza lunga, costringendo i pazienti ad essere assistiti per molto tempo. Ciò grava sia sulle tasche dei parenti, costretti ad assumere una badante, sia sull’economia del Sistema Sanitario Nazionale. La soluzione robotica potrebbe quindi rappresentare un bel risparmio, ma anche un piccolo supporto morale per chi, sfortunatamente, troppo spesso si sente solo.

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