La period poverty: criticità e misure per contrastarla

Come i diversi Paesi affrontano quello che è a tutti gli effetti un fenomeno sociale

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Con l’espressione period poverty si intende la mancanza di materiale igienico-sanitario per far fronte al ciclo mestruale. Per alcune di donne, infatti, il costo di assorbenti, salviette, anticoncezionali e antidolorifici è insostenibile. L’ingente spesa e l’assenza di un luogo confortevole e pulito in cui cambiarsi possono favorire esclusione sociale, stress e assenteismo scolastico. Secondo Plan International UK, un’organizzazione per i diritti delle donne, a causa della period poverty tante studentesse saltano la scuola nei giorni del ciclo. (Leggi anche l’articolo: Pink Tax, essere donna oggi costa decisamente di più) Il fenomeno non è appannaggio dei soli paesi poveri. Anche in quelli più sviluppati i prezzi di tali prodotti possono essere troppo elevanti. Così, le donne delle fasce meno abbienti non hanno facile accesso al vasto assortimento di articoli igienici e farmaceutici.

Misure contro la period poverty

Dopo numerose sollecitazioni e proteste, diversi Paesi sono intervenuti per contrastare quello che è divenuto a tutti gli effetti un fenomeno sociale. Di seguito riportiamo alcuni esempi.
Dallo scorso settembre, la Scozia garantisce accesso gratuito agli assorbenti per le studentesse, dalle scuole medie all’università.
Nel 2015 la Francia ha ridotto l’imposta su questi articoli dal 20 al 5,5%. In Canada, nello stesso anno, la tampon tax è stata abolita sugli assorbenti esterni ed interni, comprese le coppette mestruali.

period poverty In Ruanda, dalla lavorazione dei tronchi di banano, si realizzano assorbenti completamenti naturali, il cui costo è alla portata delle donne locali. Un pacco da 10 di Go! lines costa circa 58 centesimi. Il prodotto è distribuito dalle donne della Sustainable Health Enterprises (SHE, “Lei”), anche nelle scuole e alle ONG. Questo non  solo permettealle donne del posto di partecipare alla vita della comunità anche nei giorni del ciclo, ma dà loro lavoro e futuro.

Leggi anche l’articolo: Who’s She

Parallelamente a tali misure, altri fenomeni si sviluppano per far fronte al problema. Questi hanno il duplice scopo di coniugare il contrasto della period poverty all’adozione di uno stile di vita sostenibile.
Il Free Bleeding, ad esempio, nasce come protesta per poi diventare una pratica comune, soprattutto tra donne adulte.
Tornano in voga i panni di cotone inseriti nell’intimo, come ai tempi delle nonne. Una loro evoluzione sono le “mutande assorbenti“. Si tratta di intimo realizzato con un materiale che assorbe il flusso e che non perde le sue capacità nonostante i lavaggi.
In auge anche le coppette mestruali. Realizzate in materiali anallergici, possono essere svuotate, sterilizzate e riutilizzate. Il costo varia dai 12 ai 30 euro, in media.

Anche in Italia si parla di period poverty?

Nel nostro paese la period poverty è stata spesso sottovalutata. Nel gennaio 2016 il politico Giuseppe Civati depositò una proposta di legge che proponeva la riduzione dell’aliquota sugli assorbenti, portandola dal 22% al 4%. Un prodotto così necessario non può essere considerato un bene di lusso. Purtroppo, la risposta fu tutt’altro che positiva. Il politico fu oggetto di scherno e la proposta fu derisa e accantonata.

Una rapida stima può aiutare a prendere coscienza dell’entità del disagio. Il costo di un pacco di assorbenti varia in base alla marca e all’intensità del flusso, oscillando tra i 3,5 e i 5 euro circa. Spesso, uno non basta. Si moltiplichi la somma per 12 mensilità e ancora per 30/40 anni (la durata media del ciclo mestruale di una donna). Si aggiunga poi il costo di prodotti per l’igiene intima ed eventuali farmaci.

Insomma, un’occasione mancata per l’Italia di tenere il passo degli altri Paesi nel contrasto di questa sottostimata ma attualissima forma di povertà.

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