Piacenza: bambine infibulate dal padre in Africa, la madre lo denuncia!

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Piacenza bambine infibulate in Africa dal padre. Un caso accaduto ad inizio estate ma che vede oggi la misura di custodia cautelare per il genitore. Quest’ultimo, approfittando di un viaggio in Africa, ne aveva approfittato per infibulare le figlie. Ovvero mutilare i genitali femminili delle bambine al fine di conservarne e mostrarne la verginità. Una pratica punita penalmente in Italia anche se eseguita all’estero. In questo caso vi è anche l’aggravante di averla predisposta su minori.

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Piacenza bambine infibulate: dal viaggio in Africa alla segnalazione dell’Asl

piacenza bambine infibulate,Una pratica barbara, perché è giusto definirla così. L’infibulazione consiste nel recidere i genitali femminili della donna. Lo scopo è quello di mostrarne e conservarne la verginità. Una pratica perseguita penalmente in Italia anche se eseguita all’estero. Una pratica ancor più vergognosa se eseguita su due bambine. Questo è il caso di Piacenza. Un caso dove il padre ha sottoposto le sue due figlie all’infibulazione. Cosa che, giunti alla custodia cautelare, costerà lui anche un aggravante. Le figlie, bambine appunto, sono di fatto minorenni. Il fatto, avvenuto ad inizio estate, è stato segnalato, dopo una visita alle bambine, dall’Asl di Piacenza.

La denuncia invece è stata portata in Procura dalla madre delle due bambine.

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Piacenza bambine infibulate: il commento delle deputate Murelli e Cavandoli

Asl Napoli Pronto Soccorso camici, piacenza bambine infibulate,Una vicenda simile non può rimare in silenzio ma è destinata ad arrivare fino a Roma. Dopotutto è politica anche questa. Una politica che tocca uno degli scenari più discussi degli ultimi anni, quello femminile. Di fatto sono proprio due deputate ad esporsi pubblicamente, entrambe della Lega.

Elena Murelli, eletta proprio a Piacenza e Laura Cavandoli. Quest’ultima presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle attività connesse alla comunità di tipo familiare accoglienti i minori. “Ennesima vicenda di soprusi su minori stranieri in Italia per usanze tribali” la definiscono. “Non è un caso isolato” commentano poi. Evidenziando come non sia la prima volta che una simile vicenda si palesi ai tavoli della Commissione.

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