Polonia, vincono le donne: il governo cede e ferma la legge

L'aborto non sarà vietato, la nostra intervista all'attivista Elsa Brunet

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Ph: Omar Marques, via Getty Images

La Polonia vede il partito Diritto e Giustizia (PiS) costretto a prendere tempo. Le proteste non violente hanno indotto il premier Mateusz Morawiecki a rinviare la traduzione in legge del divieto di aborto per malformazioni del feto.
Abbiamo chiesto all’attivista Elsa Brunet, studentessa di Psicologia culturale e sociale, di raccontare le manifestazioni in Polonia e i risvolti futuri.

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Polonia: la vittoria delle donne

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Stazione con simbolo delle proteste femministe in Polonia.
Ph: Elsa Brunet

La battaglia è stata vinta dalle donne polacche riversatesi per strada per lottare contro il divieto d’aborto.
Il Governo PiS ha sfidato una Polonia unita contro la sentenza varata dalla Corte costituzionale. L’intero tessuto civile si è unito per fronteggiare la violazione del diritto di una donna all’aborto terapeutico. Così il premier ha lasciato decorrere i tempi e il 2 novembre non ha pubblicato la legge sulla Gazzetta Ufficiale.
Il capo dell’ufficio del Primo Ministro, Michał Dworczyk, il 3 novembre, ha dichiarato che il governo sta cercando una soluzione e Morawiecki ha indetto un colloquio con manifestanti e opposizione.

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Elsa Brunet: cronache dalla manifestazione di Varsavia

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Elsa Brunet, attivista e studentessa in Global Minds, Master in Inclusion of Diversity in Society.
Ph: Gabriel Ucci

Ciao Elsa. Eri a Varsavia venerdì 30 ottobre: descriveresti lo scontento del paese?

Ritornata a Varsavia, il 26 novembre, ho avvertito un’aria strana. Ho vissuto qui sei mesi e non avevo mai percepito una tensione così palpabile.
Varsavia è una città tranquilla: poca criminalità, pochi schiamazzi, le persone sono riservate. Lunedì, invece, siamo stati assordati da rumori di elicotteri, sirene della polizia, ambulanze, grida di persone, scoppi di petardi.
Inizialmente, le persone si organizzavano in sit-in, sedendosi a terra in incroci trafficati, bloccando il traffico, e la polizia non poteva intervenire. Gridavano “Straik Kobiet!” o “Pieklo Kobiet“, cioè “inferno per le donne”.
Venerdì, armata di doppia mascherina, ho partecipato alla manifestazione: partiva da tre punti diversi della città, per ricongiungersi in Centrum. Una protesta pacifica voluta dai collettivi femministi. La polizia caricava manifestanti in parti della città, si è schierata davanti alle chiese sotto l’ordine di Kaczynski: “Proteggere le chiese e la fede cattolica polacca”.
L’unione delle persone è stata incredibile. La manifestazione è durata tutta la notte, con cori e cortei arrivati fino alla casa del Presidente, appena fuori Varsavia. Elettricità pura.”

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Essere donna: falso progresso

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Elsa Brunet, studia Psicologia Culturale e Sociale. Prima a Varsavia, poi a Istanbul, ora è di stanza a Oslo.
Ph: Roberto Improta

Il governo dovrà ammettere la propria sconfitta. Cosa credi significhi per le donne polacche?

Una vittoria, ma questo provvedimento viene riproposto da circa 15 anni e puntualmente fermato da proteste. Questa volta il dissenso è più forte. Il movimento femminista vuole approfittare della mobilitazione generale per ottenere l’aborto legale. Le donne polacche sono stanche di un paese che le considera come incubatori. Non vogliono fermarsi qui. Il periodo non è dei migliori, ma molte donne hanno preso ferie non pagate per manifestare. Sarà una guerra di logoramento. Questo paese ha uno spirito combattivo invidiabile: sono certa che le manifestazioni non finiranno qui.

Essere donna: diversi fattori indicano un falso progresso. Quale credi sia la condizione in Polonia?

Da femminista e donna, sono convinta del falso progresso di eguaglianza di genere nella società occidentale. Il sistema patriarcale cambia in aspetto, ma non in essenza.
Le condizioni delle donne, in termini di salario e opportunità lavorative, non sono peggiori rispetto a paesi considerati più “progressisti”.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, moltissime donne combatterono per liberare la città. Non sono considerate inferiori, la storia del paese ha spinto i Polacchi a unirsi.
La fortissima fede cattolica impedisce l’abrogazione di diverse leggi: matrimonio gay, diritti per l’aborto e divorzio. La Polonia ha le sue contraddizioni, ma non è un paese diverso rispetto al resto d’Europa. Anzi, rappresenta uno specchio in cui l’Europa occidentale dovrebbe guardarsi, facendo i conti con i propri progressi in termini di inclusione, di genere e non.

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