Porta dell’inferno spenta per sempre? Turkmenistan: “Causa danni all’ambiente e alla salute”

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Porta Inferno spenta
Foto da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Porta Inferno spenta? Il Turkmenistan è intenzionato a chiudere il famoso Gates of Hell in quanto causa di seri danni all’ambiente e alla salute. È da 50 anni che in questo cratere a Darvaza, nel deserto del Karakum, bruciano dei gas che contribuiscono alle emissioni globali nocive. Una prima proposta di chiusura era già arrivata nel 2010, anche se sulla base di una ragione diversa.

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Porta Inferno spenta: le origini del Gates of Hell

Porta Inferno spenta
Foto da Wikipedia, l’enciclopedia libera

Era il 1971 e il Turkmenistan faceva parte dell’Unione Sovietica, della quale è sempre stato il maggior fornitore di combustibili fossili. Proprio durante quell’anno, nel villaggio di Darvaza, si è creata una voragine profonda. Una piattaforma di perforazione sovietica aveva toccato una caverna sotterranea. La stessa, successivamente, è crollata, formando una fossa profonda e dal diametro di cento metri dalla quale fuoriuscivano gas tossici.

Per limitare il pericolo, le istituzioni decisero di incendiare i gas, credendo che nel giro di pochi giorni si sarebbero esauritiSono trascorsi 50 anni da allora e il pozzo è ancora in fiamme. I gas continuano a penetrare nel cratere e alimentare i roghi. Per questo, il famoso cratere di Darvaza è stato soprannominato “Porta dell’Inferno” (Gates of Hell in inglese). Diventato una destinazione turistica nel deserto del Karakum, non tutti possono visitarlo. Infatti, avere un visto per entrare in Turkmenistan è un’impresa alquanto difficile.

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Porta Inferno spenta? Ecco il motivo

Porta Inferno spentaNon è la prima volta che Berdymukhamedov, presidente della dittatura in Turkmenistan, dichiara di voler chiudere la Porta dell’Inferno. Nel 2010 aveva detto di voler spegnere il cratere per evitare che dei combustibili preziosi andassero sprecati. Oggi, invece, la preoccupazione è relativa alla salvaguardia dell’ambiente e alla salute dei cittadini di Darvaza.

Si può ipotizzare che il rogo abbia emesso una quantità di gas a effetto serra o suoi precursori significativa e con effetti dannosi per il cambiamento climatico. Probabilmente esiste anche un problema di salute pubblica nei dintorni del cratere. Perché potrebbero diffondersi nell’aria residui della combustione o esalazioni pericolose, o addirittura esserci esplosioni e incendi”. Così ha dichiarato Cinzia Chiriacò, ricercatrice del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici ed esperta del ruolo degli ecosistemi nella mitigazione dei cambiamenti climatici.

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Porta Inferno spenta: quale tecnologia usare?

Porta Inferno spentaTra la decisione di voler spegnere il fuoco ardente della Porta dell’Inferno e il farlo effettivamente, esiste qualche difficoltà.

Negli anni 70, quando la voragine si aprì, “non esistevano tecnologie paragonabili a quelle attuali”, ha affermato Cinzia Chiriacò. “Oggi si potrebbe ideare un sistema per sfruttare i gas che fuoriescono dal cratere, un modo per usare tale fuga a scopo energetico, evitando così nuove trivellazioni”, ha aggiunto. Tuttavia, non è così facile come sembra.

Senza dati più precisi sia sull’incidente, sia sullo stato attuale del cratere, si possono fare soltanto ipotesi. Di sicuro, ora abbiamo a disposizione le tecnologie per ridurre o sfruttare al meglio le emissioni di gas serra. Ma dipende anche dalle risorse economiche che il Turkmenistan metterà in campo per trovare la soluzione più adatta”, ha concluso la ricercatrice.

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