Prodigio San Gennaro: il mistero più antico di Napoli tra fede e scienza

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Prodigio San Gennaro
Foto dal sito www.cappellasangennaro.it

Prodigio San Gennaro: un fenomeno che ha sempre fatto discutere e che continua a sorprendere tutt’oggi. Ha fatto molto notizia, infatti, la mancata liquefazione del sangue del Santo Patrono di Napoli attesa per il 16 dicembre 2020. Secondo la tradizione popolare, ogni volta che non si è verificato il miracolo la città ha fronteggiato eventi funesti. Al di là di ogni credenza religiosa o scaramantica, in cosa consiste questo misterioso fenomeno? Perché si verifica? Di seguito, maggiori informazioni e curiosità sul prodigio che unisce fede e scienza.

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Prodigio San Gennaro: i tre riti

Prodigio San Gennaro
Foto dal sito www.cappellasangennaro.it

Non è possibile sapere con certezza quando la liquefazione del sangue si è verificata per la prima volta. La più antica descrizione del fenomeno risale a un autore siciliano, che racconta lo scioglimento del sangue del “beato Gennaro”, avvenuto il 17 agosto del 1389. Tuttavia, non si può escludere che ci siano stati episodi precedentemente, non documentati.

Il fenomeno ha continuato a verificarsi nel corso dei secoli, consolidandosi nella tradizione religiosa partenopea. Oggi, infatti, il miracolo dello scioglimento del sangue di San Gennaro è atteso tre volte l’anno. Più precisamente:

  • Il sabato precedente la prima domenica di maggio, in ricordo della prima traslazione delle reliquie del santo da Pozzuoli a Napoli;
  • Il 19 settembre, data più nota e giorno di ricorrenza del martirio del giovane vescovo di Benevento;
  • Il 16 dicembre, festa del patrocinio di San Gennaro, in memoria dell’eruzione del Vesuvio del 1631 durante la quale, secondo la tradizione, il santo deviò la lava dalla città.
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San Gennaro: religione o chimica?
Prodigio San Gennaro
Foto dal sito www.cappellasangennaro.it

Sono numerosi gli studi scientifici volti a comprendere l’effettiva composizione della sostanza contenuta nelle ampolle e le procedure che animano il solenne rito della liquefazione. Tuttavia, le evidenze certe relative al fenomeno sono veramente poche.

Gli esami scientifici sul contenuto delle ampolle sono stati finora bloccati dal fatto che esse sono sigillate con un mastice durissimo che ne impedisce l’apertura senza infrangerle. Solo un’analisi spettrografica (effettuata quindi dall’esterno) ha determinato l’alta probabilità che la sostanza contenuta nelle ampolle sia sangue. Molto noto, però, è l’esperimento scientifico che ha tentato di riprodurre il fenomeno artificialmente.

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Prodigio San Gennaro: l’esperimento del 1991

Prodigio San GennaroNel 1991 un esperimento scientifico dimostrò che alcune sostanze hanno la capacità di passare dallo stato gelatinoso a quello liquido se agitate. È il principio della “tissotropia”. Lo studio fu condotto da tre ricercatori dell’Università di Pavia (Franco Ramaccini, Sergio Della Sala e Luigi Garlaschelli) e fu pubblicato sulla rivista Nature.

Gli studiosi dimostrarono di avere ottenuto una sostanza con un colore simile a quello del sangue che, sottoposta a sollecitazione meccanica, era in grado di passare dallo stato gelatinoso a quello liquido. Utilizzarono:

  • Carbonato di calcio (CaCO3), ottenibile da pietre calcaree come il marmo, da gusci di uova e da conchiglie;
  • Carbonato di potassio (K2CO3), ottenibile dalla cenere di legna;
  • Cloruro ferrico (FeCl3), un minerale chiamato molisite che in natura si trova presso vulcani attivi; è infatti presente alle solfatare di Pozzuoli e sulle falde del Vesuvio.

Gli scienziati riuscirono quindi a ricreare il “prodigio” in laboratorio con ingredienti noti anche molti secoli fa.

Questo è solo uno dei tanti studi effettuati sull’argomento. Numerose sono le ipotesi, le spiegazioni e le domande senza risposta. Resta comunque un fatto che il prodigio di San Gennaro sfida le leggi della natura e cattura l’attenzione di tutto il mondo, alimentando sia la fede che l’interesse della scienza.

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