Prostitute con albo e partita IVA: la proposta dal Veneto

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Un “albo” professionale per le prostitute del Veneto. Arriva in Consiglio regionale un progetto di legge, di iniziativa statale, che mira a regolamentare la prostituzione. La proposta arriva dal consigliere Antonio Guadagnini del gruppo indipendentista Siamo Veneto. Un programma che arriva poco dopo quello presentato dalla Lega, di ambito nazionale, per legalizzare la prostituzione e riaprire le “case chiuse”, con un disegno di legge presentato a Palazzo Madama lo scorso 7 febbraio dal senatore Gianfranco Rufa (leggi anche – Pompei: la sessualità dagli antichi Romani ai tempi nostri).

Prostitute: ecco cosa prevede la proposta di legge

ProstituteLa proposta mira a regolamentare la prostituzione, istituendo appositi “albi” di iscrizione, registrati nei Comuni, con l’identità di chi pratica questa attività. L’obiettivo della norma è far uscire le prostitute dallo sfruttamento di strada. Diventerebbero imprenditrici a tutti gli effetti, quindi avrebbero il diritto di ricevere un giusto compenso e il dovere di emettere regolare fattura con partita IVA. Dunque contribuenti non dissimili dalle altre categorie professionali, tenute al pagamento delle spese sanitarie, previdenziali e soprattutto fiscali. In pratica, ogni Comune dovrebbe istituire uno specifico albo, curato da un ufficio creato ad hoc, in cui verrebbero indicate le generalità complete delle prostitute. Sarebbe contemplata anche la possibilità di cancellare il proprio nome dall’elenco in caso di cessazione dell’attività. Inoltre, chiunque eserciti la prostituzione sarà tenuto a sottoporsi ad accertamenti sanitari ogni sei mesi. In questi casi dovrà esibire, su richiesta dell’autorità sanitaria o di polizia, l’ultima certificazione sanitaria ottenuta.

La regolarizzazione prevede la possibilità di esercitare la prostituzione anche in «forme associate», ma senza turbare «la quiete, la sicurezza e l’ordine pubblico»

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Guadagnini: “Situazione inaccettabile!”

Il consigliere spiega le ragioni della sua proposta: “Oggi lavorano in Italia oltre 70.000 Prostitutedonne e quasi la metà immigrate. Di queste molte sono minorenni e altre 2000 sfruttate e alla mercé degli schiavisti. Il 65% di loro lavora in strada senza alcuna forma di protezione. Sono numeri che ci devono far riflettere: questa situazione non è più accettabile”.

La proposta ha già ottenuto un primo sì. Infatti la quinta commissione del consiglio regionale ha dato il via libera alla proposta di Guadagnini. La palla adesso passa al consiglio regionale.

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