Quoziente intellettivo in discesa libera: perché siamo sempre meno intelligenti?

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Quoziente intellettivo, abi napoli dona un gioco

Secondo alcuni studi, il nostro quoziente intellettivo (QI) è in discesa libera. Siamo sempre meno intelligenti, quindi? Stiamo assistendo all’effetto Flynn (dal nome del suo scopritore) alla rovescia. Quali sono le cause?

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Quoziente intellettivo in calo: fine dell’effetto Flynn?

Maturità scuola ragazzi studenti istruzione concorso bando Inps istituti tecnici superiori violenza quoziente intellettivoLo psicologo americano James Flynn ha studiato il fenomeno relativo all’evoluzione del QI nella popolazione mondiale. Secondo Flynn, il QI medio, a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, è aumentato costantemente

Tra i fattori che hanno contribuito a questa crescita ci sono:

  • Ambiente sociale stimolante;
  • Grado di scolarizzazione più elevato;
  • Maggiore attenzione all’istruzione dei figli da parte dei genitori:
  • Progressi della scienza.

Ciò si è verificato fino alla fine degli anni ’90. Da allora, quello che è conosciuto come “effetto Flynn”, avrebbe subito un processo di inversione. Cosa significa tutto questo? Che il grado di intelligenza media starebbe diminuendo, soprattutto nei Paesi maggiormente sviluppati.

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Quoziente intellettivo in discesa: quali le possibili cause?

Quoziente intellettivo
Dal profilo facebook ufficiale di Christophe Clavé

Secondo Christophe Clavé, laureato in Scienze Politiche a Parigi e docente di Strategia & Management, la causa principale di tale fenomeno sarebbe costituita dall’impoverimento del linguaggio utilizzato quotidianamente. Questo non solo è dovuto alla riduzione del vocabolario usato da ognuno di noi, ma anche alle formule linguistiche che permettono di abbreviare e ridurre ai minimi termini ogni pensiero completo e complesso. Inoltre, la scomparsa graduale dei tempi verbali (passato, futuro e congiuntivo) ha accelerato l’elaborazione del pensiero esclusivamente al presente. Scompaiono anche maiuscole e punteggiatura. La povertà del linguaggio si riflette sulla povertà di pensiero e sull’incapacità di descrivere la proprie emozioni a parole.

La digitalizzazione massiva nel quotidiano non aiuta. Basti pensare ai più giovani, in grado di fagocitare un gran numero di dati, senza però immagazzinarli, approfondirne i contenuti ed elaborare un proprio pensiero. Sanno leggere, ma sembrano essere sempre meno in grado di rielaborare il concetto e renderlo proprio. I media hanno contribuito all’appiattimento del pensiero, con programmi sempre più poveri di contenuti. Un meccanismo che sta producendo e produrrà effetti devastanti, se non ci sarà un’inversione di tendenza.

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Quoziente intellettivo in discesa: quali rimedi?

concorso operatori giudiziari, parolacce, coronavirus, Premio Artis Suavitas laureati meritevoli“Come si può costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza il condizionale? Come si può prendere in considerazione il futuro senza una coniugazione al futuro? Come è possibile catturare una temporalità, una successione di elementi nel tempo, siano essi passati o futuri, e la loro durata relativa, senza una lingua che distingue tra ciò che avrebbe potuto essere, ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrebbe essere e ciò che sarà dopo che ciò che sarebbe potuto accadere è realmente accaduto?“.

Questi sono alcuni quesiti che Clavé pone. Occorre cominciare dalle basi, facendo parlare, leggere e scrivere i ragazzi. Come egli afferma, è necessario “insegnare la lingua in tutte le sue complessità. Perché in questo sforzo c’è la libertà. Coloro che affermano la necessità di semplificare l’ortografia, scontare la lingua dei suoi difetti, abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità, sono i veri artefici dell’impoverimento della mente umana”

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