La discussione sui referendum giustizia si è accesa. Malgrado le poche e povere “pubblicità” sui canali di comunicazione, sempre più gente sa che ci saranno cinque referendum da votare il 12 giugno. Alle piccole tribune politiche su Rai Radio 1 e quelle su Rai 2 e Rai 3, il dibattito è molto vivo. Sui territori si stanno moltiplicando i comitati per il SI e iniziative d’informazione. Università, enti professionali, giornali, social media, comitati territoriali e politici. In tanti si stanno attivando nelle ultime settimane, con la possibilità sempre più concreta che i referendum passino. Ma esattamente perché?
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Referendum giustizia: la possibilità di superare il quorum
Per molto tempo, i detrattori del referendum hanno spinto verso l’astensionismo. Il silenzio di molti dei proponenti dei cinque quesiti che si voteranno il prossimo 12 giugno in tutta Italia lasciava sperare che il quorum non si raggiungesse.
La discussione sulla riforma Cartabia e l’inizio, “obbligatorio”, di informare i cittadini ha però innescato una serie di osservazioni che non solo spingono a favore dei cinque SI, ma addirittura starebbero aumentando l’attenzione e l’interesse per i cittadini, sempre più motivati ad andare al voto.
Pare infatti che le uscite di alcuni magistrati sui referendum abbiano sortito un effetto opposto. Gli inviti ad astenersi stanno via via cadendo nel vuoto, mentre le ragioni del si stanno convincendo sempre più. E le iniziative divulgative su web e territorio, soprattutto di giovani, professionisti, amministratori e reti civiche, hanno acceso un faro sui quesiti.
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Referendum giustizia: le ragioni del NO
Le ragioni del NO non sono varie, e la loro esposizione lo dimostra. Una è data dal fatto che tra i sostenitori del SI ci siano Lega e Forza Italia. Come se quelle forze, insieme a tutti gli altri promotori, siano portatrici di decisioni contro la giustizia.
Come se non mancasse, la visione della separazione delle carriere viene percepita come limitante e pericolosa. Come se tirocinio e affiancamento agli uffici giudiziari non servissero a nulla. E il rischio che il PM entri nell’orbita del governo viene prospettata come una certezza dai sostenitori del no.
Il motivo del sostegno poi alla carcerazione preventiva non è del tutto chiara. È meglio forse avere un innocente in carcere che stare col dubbio che sia colpevole? Anche la cultura del sospetto non paga: la carcerazione preventiva, con le custodie cautelari, costa ogni anno allo stato quasi 80 milioni l’anno. 1895 gli innocenti che, nell’ultimo anno, sono finiti in carcere. E qui regna incontrastata la Catanzaro di Gratteri: 265 provvedimenti annullati nell’ultimo anno, con risarcimenti per quasi 18 milioni.
Ma quando si nominano, in relazione alla legge Severino, i casi Tortora, il caso di Mimmo Lucano o anche il caso di Raffaele Lombardo, recentemente assolto dalle accuse, i sostenitori del no quasi tacciono e annaspano.
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Referendum giustizia: le ragioni del SI
Chi porta avanti le ragioni del SI fa leva su molti fattori. Alcuni prendono le mosse dalle frasi di Giovanni Falcone che difendeva il processo accusatorio, vigente, rispetto a quello inquisitorio. Per il giudice antimafia, infatti, il pubblico ministero era da togliere dall’ambiguità di poter far tutto. Contestava, insomma, la visione del giudice “peritus peritorum”.
Accanto alla visione della giustizia di Giovanni Falcone, che voleva la magistratura inquirente e requirente staccata da quella giudicante tanto quanto dall’orbita governativa, altri casi e altre parole.
L’ex pm Ingroia ha parlato della necessità, da parte della magistratura, di un’autocritica invece di una auto-assoluzione. L’avvocato Caiazza, principe del foro di Milano, è molto attivo nella divulgazione e nel sostenere il sì.
E anche i casi di cronaca e le statistiche non aiutano i sostenitori del NO. La credibilità pubblica della magistratura italiana è ai minimi storici. A ciò si aggiungono i vari scandali come quelli di Palamara al CSM e della Saguto all’antimafia, mai controllata dagli organi toccati dal referendum.
Insomma, il referendum si avvicina e il dibattito si fa forte. E la propensione verso il si, col superamento del quorum, agita molti. Sia chi vuole conservare lo status quo a tutti i costi e sia chi, essendosi impegnato per i referendum, vede l’ultimo miglio e lo corre affaticato.
































