Revenge porn: nasce la campagna social #iostoconlamaestra

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Revenge porn

Il crimine di revenge porn ai danni di una maestra d’asilo del torinese continua a far discutere e a generare rabbia e frustrazione per una vicenda emblematica e inquietante. Sui social per esprimere vicinanza e comprensione all’insegnante nasce l’hashtag #iostoconlamaestra. 

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Revenge porn: l’inizio dell’incubo

revenge pornLa storia inizia quando la giovane donna invia spontaneamente delle proprie foto di nudo al suo compagno di allora. La sua volontà di lasciare quelle foto nella loro intimità non viene però rispettata. L’uomo decide di condividere quelle immagini intime con alcuni suoi compagni nella chat del calcetto, dove la donna viene riconosciuta da uno dei genitori dei suoi alunni, che avverte prontamente la moglie e da lì la preside dell’istituto dove la maestra lavorava. La maestra viene inoltre ricattata perché non denunci l’uomo che ha fatto scoppiare lo scandalo. Le sue foto private entrano nella sua vita lavorativa. La preside della sua scuola decide di offenderla pubblicamente davanti ai suoi colleghi per costringerla alle dimissioni. La donna ha già fatto causa all’ex, vincendola, e chiuso un accordo extragiudiziale con la scuola. L’uomo svolgerà servizi socialmente utili e risarcirà la vittima. La dirigente (accusata di diffamazione) e la moglie dell’uomo continueranno il percorso in giudizio.

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Victim blaming e la campagna solidale per contrastarlo 

Revenge porn Questo avvenimento segue le medesime dinamiche degli altri episodi di revenge porn. I commenti iniziali non sono tutti a favore della donna che ha subito l’abuso, inizia anzi quello che si definisce come il fenomeno del Victim blaming – ovvero la colpevolizzazione della vittima, ritenuta parte in causa di quanto successo. A questo si aggiunge la ricerca ossessiva delle immagini di nudo. Sui gruppi e siti per adulti come PornHub “maestra asilo” o “maestra italiana” sono i termini più cercati. Ciò non significa che quei contenuti fossero lì, ma è ciò che la maggioranza degli utenti ha voluto cercare. Inizia contemporaneamente, per fortuna, la campagna solidale che difende la vittima in quanto tale. L’hashtag #iostoconlamaestra non è l’unico creato per mostrare solidarietà nei suoi confronti. Si aggiungono anche post che con frasi come “la vergogna non è la mia”, sottolineano come il revenge porn non sia un crimine della vittima.

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Revenge porn: l’appoggio dei Vip alla maestra 

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La solidarietà alla maestra non è giunta solo da piccoli account, ma anche da persone famose. Il caso ha portato a una discussione molto più ampia su cosa significhi essere donna nel 2020. Durante il programma Rai “Che succ3de?”, la presentatrice Geppi Cucciari esprime solidarietà alla donna. “Ti siamo vicine, perché nessuno deve lasciarti sola”. Si rivolge poi all’uomo affermando “Potevamo mostrarti in volto, ma non l’abbiamo fatto perché non siamo come te. E nessun uomo nel 2020 dovrebbe essere come te.” Anche Chiara Ferragni ha deciso di esprimere la sua frustrazione tn un video pubblicato su Instagram. La famosa influencer afferma come nel 2020 “Gli uomini raramente vengono giudicati sulla base della loro libertà sessuale. Il revenge porn verso le donne invece viene usato come arma di distruzione della reputazione dell’immagine della donna in quanto tale.”  

 

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