Russia default, il paese ora rischia una crisi dalle conseguenze disastrose. Si rivedono gli incubi, tra le strade di Mosca, di un 1998 che non sembra più così lontano. A comunicare il rischio di default della Russia è l’agenzia Fitch, definendolo come “imminente”. Ha di fatto declassato ulteriormente il paese russo nel rating, portando così mosca ad una classe C. Ovvero significa che, secondo l’agenzia, il paese non è più in grado di pagare i suoi debiti. Motivo per cui adesso rischia il fallimento.
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Russia default: la declassazione a C
Era il 1998 quando Mosca subì una delle più grandi crisi economiche e finanziarie della sua storia. Quel momento sembra pronto a ripetersi, questa volta però, con conseguenze ancora maggiori. Sono passati 24 anni ed ora la Russia rischia il fallimento. Secondo l’agenzia Fitch, Mosca non è in grado di saldare i propri debiti. Motivo per cui passa dalla classe B alla classe C. Una declassazione che sembrano sostenere anche le più importanti agenzie di rating mondiali. Fitch, dal canto suo, è stata la prima a muoversi, definendo “spazzatura” (junk) i bond russi sin dai primi di marzo. Gli sviluppi portati dalle spese di guerra non hanno fatto che alimentare questa convinzione. A questo si aggiungono le sanzioni e la minaccia della Russia di limitare il commercio di energia (e quindi ridurre ulteriormente le proprie entrate). Un rischio non di poco conto che il Cremlino è chiamato a risolvere, prima che sia troppo tardi. La guerra costa caro, in questo caso forse, alla Russia, sta costando anche troppo.
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Russia default: com’è arrivata a questo punto
Partiamo dalla definizione del termine “default” in ambito economico. Quest’ultimo indica l’incapacità di un debitore di ripagare il proprio debito. Per uno stato questo vuol dire “fallimento”. Il Paese non è più in grado di sostenere il prestito ricevuto e di ripagarlo. Questo fenomeno, nel caso russo, si è scatenato per una serie di fattori derivanti dalla guerra in Ucraina. Innanzitutto, il crollo della borsa e la caduta del rublo, a cui hanno seguito tassi di interessi altissimi imposti dalla banca centrale russa. Ha seguito poi il blocco di capitali in uscita, il congelamento di riserve presso la banca centrale russa. La fuoriuscita dallo Swift, lo stop alle importazioni di petrolio e gas negli USA e l’allontanamento, progressivo, dell’Europa. La data indicata come cruciale, sarà il 16 marzo, quando scadranno cedole per 117 milioni, a fine mese ne scadranno altri 400.
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Russia default: le possibili conseguenze
La risposta della Russia a tutto ciò è stata tanto semplice quanto folle e inaccettabile per i più. Pagherà in rubli i “creditori cattivi”. Anche su bond che prevedono rimborsi esclusivamente in dollari o euro. Questo potrebbe causare un pandemonio nel mondo finanziario. Attualmente Mosca (e la Russia con quest’ultima) vantano debiti per oltre 700 miliardi (sotto forma di bond). La gran parte di questi debiti sono nei confronti dell’occidente. La Banca Centrale Europea e la Federal Reserve sono pronte a versare liquidità in tempi brevissimi verso i Paesi confinanti con la Russia. Parliamo quindi di: Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca. Tuttavia ciò causerà un vero e proprio effetto boomerang. La Russia, dal canto suo, ha inoltre annunciato che chiuderà i “rubinetti” di gas verso l’Europa. Si rischia quindi, qui in occidente, il rischio di una crisi energetica, se non si dovessero trovare fonti di energia alternative a quelle russe.
































