San Gregorio Armeno: la tradizione presepiale napoletana a rischio

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San Gregorio Armeno
Ph Rachele Ester Madonna

Quando si pensa al Natale, oltre all’albero e ai regali, il protagonista principale è il presepe. La raffigurazione della natività è sicuramente una delle tradizioni a cui i napoletani sono più legati. San Gregorio Armeno è la strada del centro storico di Napoli, celebre turisticamente per le botteghe artigiane di presepi. Quest’anno però ha una luce diversa, anzi è letteralmente spenta. Nessuna atmosfera natalizia per gli artigiani che contano molto sul Natale. Nel mese di novembre e dicembre gli incassi equivalgono al 70% degli introiti annui; in mancanza sarà “difficile cadere in piedi”. 

Il 3 dicembre ore 18:00 si inaugurerà l’apertura delle botteghe dei maestri pastorai, una sorta di provocazione nei confronti dello stato. “Se superiamo quella data, siamo morti definitivamente” dice Gabriele Casillo, presidente dell’associazione delle botteghe di San Gregorio Armeno, ai microfoni del TgR Campania.

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San Gregorio Armeno: le parole dei maestri pastorai

San Gregorio Armeno

Via San Gregorio Armeno, caratterizzata dall’odore pieno del Natale e dai sorrisi gentili degli artigiani, nei mesi di novembre e dicembre sarebbe gremita di turisti e di napoletani. Adesso San Gregorio è spenta, più anonima. Il 2020 ha trasformato il celebre vicoletto allegro in una stradina cupa e abbastanza isolata. 

Oggi, San Gregorio Armeno è una via spettrale dove si occupa soltanto il tempo che non sembra mai passare”. Queste le parole di uno dei maestri pastorai, creatore di ‘sciuscia arte presepiale’. “Noi artigiani sappiamo che nel mondo si è verificato qualcosa più grande di tutti noi. Siamo stati i primi a seguire le direttive del governo. Il nostro grido di aiuto nasce soltanto dalla paura di non riuscire più a difendere un pezzo di storia, di cuore, di tradizione come i nostri avi hanno sempre fatto. Nasce dalla paura che questa strada potrebbe morire!”.

Adesso i produttori che portano avanti la tradizione vivono nel ricordo. Nel ricordo di quando gli artigiani si aiutavamo a vicenda per soddisfare le troppe richieste dei clienti. “Come degli “acrobati”, da una bottega all’altra, a scambiarci idee e competenze, con la voglia di migliorarci sempre per amore del nostro mestiere”.

Andrà tutto male” si legge sul profilo social di Cosmos. Nei vicoli caratteristici si respira rassegnazione per un Natale imminente completamente diverso dagli altri. “Qualcuno dovrà fare qualcosa oppure sarà la fine per per tanti artigiani e commercianti“.

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San Gregorio Armeno: la tradizione incontra l’online

San Gregorio Armeno
Ph Ester Madonna

In una situazione così difficile, riconvertire una tradizione nella vendita online è l’unica soluzione. “Sapersi adeguare alle situazioni e alle codificazioni” ci racconta la Signora Rosaria, mente femminile di Cosmos Artigianatoè la cosa più giusta da fare per vivere. Avere uno shop online attivo ci aiuta a superare questa situazione critica”.

Per la ripartenza si pensa a uno scaglionamento per permettere il distanziamento e il rispetto delle regole. “Uno scaglionamento sarebbe utile se ben organizzato. Ci vuole controllo e coordinazione da parte di tutti”.

San Gregorio è spenta e noi contiamo molto su questo periodo dell’anno. Se ci viene tolto, è difficile cadere in piedi”.

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San Gregorio Armeno: la tradizione rischia di diventare orientale

San Gregorio Armeno
Dal Profilo Facebook di Salvatore Ronghi

Il Natale dei Decumani è piegato dalla crisi, dalla pandemia e da ristori da elemosina. Tutto ciò aumenta il rischio di far cadere San Gregorio in mani orientali.

“I cinesi si sono acquattati dietro a questa miseria e pronti a rilevare tali attività. Salviamo la nostra tradizione, salviamo le botteghe dei nostri maestri pastorai”. Queste le parole di Salvatore Ronghi, sindacalista e attivista politico che si rivolge al Presidente della regione Campania Vincenzo De Luca e al primo cittadino De Magistris. “La grave crisi economica, aggravata dalla pandemia, colpisce la nostra Città. Questo mette a serio rischio San Gregorio. La tradizione potrebbe cadere non solo nelle mani dei cinesi ma anche di usurai e camorra che si impossesserebbero di Napoli. Perciò vi chiedo una tregua per salvare le botteghe dei maestri pastorai ma da subito!”.

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