Riforma Cartabia, magistrati in sciopero. Un ex giudice: “Non ha senso, magistratura faccia autocritica”

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Sciopero magistrati – Oggi l’astensione dei giudici paralizza largamente l’attività dei tribunali. Il motivo? Gli interventi “contro la magistratura. Sul banco degli imputati c’è la riforma Cartabia, ma anche i referendum del 12 giugno. Ma è effettivamente così? Molte le critiche mosse da ex magistrati ai loro ex colleghi. Entriamo nel dettaglio della situazione. 

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Sciopero magistrati: le modifiche “della discordia” 

consiglio di stato, processo ciro grillo, sciopero magistratiCom’è noto, il 12 giugno ci saranno i cinque referendum abrogativi per una giustizia giusta. Tra i quesiti ammessi, anche il blocco del libero passaggio da organi requirenti a organi giudicanti, maggiore presenza e peso di membri laici negli organi dirigenti e disciplinari e la revisione del CSM. Tra i promotori dei referendum, insieme ai Radicali, anche il Partito Socialista Italiano, Più Europa, Forza Italia, Partito Repubblicano Italiano, Partito Liberale Italiano e altri. 

Forse per bloccare questi referendum, il governo si è adoperato per una riforma. La riforma Cartabia, nel suo complesso, interviene nelle stesse discipline. Soprattutto, bloccando l’andirivieni di pm che diventano giudici giudicanti e viceversa. Ma non solo: un nuovo sistema di valutazione, anche disciplinare. Sostanzialmente, tutti provvedimenti che rivedono il sistema della magistratura. Senza, però, privarla della sua autonomia e della sua dignità. 

Evidentemente non è questo quello che pensa l’Associazione Nazionale Magistrati. Il sindacato dei giudici, salito alla ribalta negli ultimi anni, ha indetto, lo scorso 30 aprile, l’astensione dei magistrati di oggi.  

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Sciopero magistrati: perché oggi i giudici si astengono? 

pulizia covid-19 calabria autodichiarazione, concorso cancellieri esperti decreto legge pasqua, riforma giustizia processo penale, processo clan mascitelli reddito cittadinanza, cina magistrato robot“Non scioperiamo per protestare ma solo per essere ascoltati”. Questa è la linea comune delle sezioni locali dell’ANM, che hanno aderito in massa all’astensione. La revisione fatta dal guardasigilli del governo Draghi viene percepita come una vera e propria “offensiva” contro CSM e magistratura. Oggi la giustizia quindi è “sospesa”: udienze rinviate da Milano a Palermo, da Napoli a Torino, da Roma a Forlì.  

Tutto perché i giudici vogliono voce. Una voce più forte verso chi è chiamato a modificare la situazione attuale. Soprattutto, verso chi deve cambiare i meccanismi d’elezione del CSM e di valutazione della magistratura. Dopo i molti casi emblematici degli ultimi anni, del giudice Palamara e della “eroina dell’antimafia” Saguto i più noti, da più parti si è richiesta la revisione degli organi corporativi. Dopotutto, i fatti hanno dimostrato che il potere magistratuale non è stato poi tanto diverso dal potere politico nel passato.  

Ma l’ANM e i magistrati non ci stanno. Neanche malgrado gli appelli del capo dello stato, negli ultimi anni e nel discorso d’insediamento, che spingono per una riforma. 

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Sciopero magistrati: Le parole di un “illustre ex”

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Antonio Ingroia, foto da Wikipedia

Ma non mancano critiche alle toghe. E non da chi è additato, dai magistrati e dall’opinione pubblica, come nemico della giustizia. Non da chi, garantista, viene tacciato di esserlo per interesse personale. Non quindi da Berlusconi e i suoi, non da Salvini e dalla Lega, non da Renzi e Italia Viva.  

Le critiche piovono contro l’atteggiamento dell’ANM da un illustre ex: Antonio Ingroia. L’ex magistrato dell’antimafia ha negli ultimi anni adottato un atteggiamento critico nei confronti della magistratura. Come molti “ex”, come anche Colombo, Palamara e altri, ha assunto un atteggiamento di critica e autocritica. In particolare, Ingroia ha rilasciato delle dichiarazioni all’agenzia AdnKronos sull’astensione.

L’ex giudice riconosce di aver scioperato, ma sempre e solo in determinati momenti storici. Cioè quando c’era un “corpo a corpo con la politica che tentava di strangolare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”. Ma non è il caso di oggi, secondo il siciliano. Per lui, le modifiche della riforma sono di fatto “inutili o inefficienti, ma non contro la magistratura”. E non le manda neanche a dire, il palermitano, affermando che “la magistratura deve fare autocritica”. Ciò a causa del crollo della credibilità della categoria.  

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