A pochi giorni dall’inizio delle scuole superiori, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che riforma l’esame di maturità, e cambia in particolare la prova orale. Andiamo a vedere le singole modifiche, molte delle quali aspettano chiarimenti per la loro attuazione, e a commentarle.
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Scuola 2025: torna l’esame “di maturità”
Le prime modifiche sono ai nomi. L’esame di Stato torna a chiamarsi esame di Maturità. Allo stesso tempo, il PCTO, che dovrebbe essere centrale nel nuovo esame, si chiamerà formazione scuola-lavoro. La questione del cambio nomi è sempre stata un pallino di questo governo (basti pensare al MIUR che diventa MIM), spesso diventando l’unico cambiamento visibile in percorsi sempre uguali. Concettualmente, vuole essere un taglio col passato. Peccato, però, che si vada solo ad abbracciare un altro passato.
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Scuola 2025: l’esame dei tagli. Ridotti commissari e numero di materie
La novità più importante è nel cambio del numero dei commissari e delle materie d’esame. Si torna agli anni ’80, con un esame fatto su sole 4 materie, scelte a gennaio dal ministero con apposito decreto.
Questo vuol dire anche riduzione del numero dei commissari, che passano da 7 (3 interni, 3 esterni e il presidente esterno) a 5 (2 interni, 2 esterni e il presidente esterno).
Più che da motivazioni di carattere economico, questa modifica è spinta dalla volontà di sanare l’attuale emergenza commissari, con il fuggi fuggi generale ogni anno da una carica pagata poco (compensi rimasti fermi al 1997) e che richiede una mole di lavoro non indifferente.
Secondo le parole di Valditara, i componenti delle commissioni d’esame quest’anno saranno pagati di più. Quanto, non è ancora dato sapere. Costituirà inoltre titolo preferenziale di accesso alla commissione, l’aver seguito uno specifico corso di formazione. Anche su questo, al momento, non è dato sapere di più.
Scuola 2025: addio allo spunto d’esame
Era la novità più discussa degli ultimi anni. Lo spunto da cui partire per poi abbracciare tutte le materie d’esame. Valditara è stato chiaro: non ci sarà più.
Si tornerà quindi alla vecchia interrogazione pluridisciplinare che è stata in vigore fino a meno di un decennio fa e il pallino dell’esame passerà in mano ai docenti e non più allo studente.
A tal proposito, Valditara ha detto: “si valuteranno non soltanto le competenze, le conoscenze, le abilità acquisite, ma anche quel grado di autonomia, di responsabilità conseguito dallo studente sia nel corso degli anni delle Superiori, ma anche dimostrato nel percorso dell’esame di maturità. Verranno considerate anche quelle attività in qualche modo connesse con il percorso scolastico, penso per esempio alle attività sportive o culturali connesse con il percorso scolastico, così come quelle azioni particolarmente meritevoli che abbiano evidenziato senso di responsabilità e impegno da parte dello studente. Ovviamente si tratta di azioni che possono anche essere extrascolastiche“. In cosa consista questa valutazione e quanta importanza deve avere durante l’esame, ancora non si sa.
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Scuola 2025: addio alla scena muta e ai comportamenti riottosi

Infine l’ultima novità, legata agli episodi di quest’anno. Scena muta all’orale o tentativi di boicottaggio degli scritti costituiranno motivo di bocciatura, anche di fronte a valutazioni sufficienti delle altre prove.
Tra l’altro, proprio per evitare scena muta all’orale, non sarà più permesso allo studente di conoscere i voti degli scritti prima di aver affrontato l’ultima prova.
Valditara assicura che questa mossa vuole creare un esame orale sereno e sicuro. Molto probabilmente però a farla da padrone sarà la tensione dello studente che arriverà all’orale con ancora la consapevolezza di rischiare la bocciatura. A proposito dei punteggi, si riduce il margine di intervento della commissione, che potrà assegnare, in base a criteri specificatamente stabiliti, solo un massimo di tre punti, rispetto ai cinque che punti previsti fino a un anno fa.
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