I segreti del cervello: cosa significa priming?

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Si sente sempre più parlare di “effetto priming” in diversi ambiti e contesti ma non molti hanno ben chiaro che cosa è l’effetto priming e quale dinamiche va a coinvolgere.

Vediamo qui di seguito di analizzarlo e fare chiarezza in merito.

Priming cos’è

Il priming è un effetto, largamente dimostrato nel contesto psicologico, che sancisce che l’esposizione ad un dato stimolo, detto appunto “prime”, va ad incidere sull’elaborazione, sulla percezione e sulle risposte a successivi stimoli.

In buona sostanza, per raggiungere un determinato stimolo, detto target o bersaglio, si va ad innestare un precedente stimolo che darà il via ad una piccola reazione a catena che condurrà al raggiungimento del target.

La parola “priming” deriva da “prime” che qui viene utilizzata con il significato di “innescare”. Infatti questo tipo di stimolo è un vero e proprio innesco psicologico.

Infatti l’individuo che viene “innescato” con la tecnica del “prime”, sarà pronto ad una determinata reazione o risposta. Proprio come con le armi da fuoco.

Il Priming e i suoi effetti

Per studiare a fondo gli effetti del priming sono stati creati dei test appositi che utilizzano l’elaborazione di parole: su tutti prevalgono i test che prendono in esame il completamento di parole e la decisione lessicale.

In questo ultimo tipo di test il partecipante dovrà decidere, nel tempo più breve possibile, se l’insieme di lettere che gli viene sottoposto rappresenta una parola esistente, come “gatto”, “cane”, “fiore”, o se non rappresenta alcuna parola concreta, come “fiorv”.

In questi test costituisce un elemento importante il tempo di risposta dei soggetti coinvolti. E’ infatti stato accertato che i tempi di reazione migliorano notevolmente quando la parola target, ovvero quella da completare o da valutare se sia una parola reale o meno, viene preceduta da una parola “prime” che è collegata in qualche maniera alla parola target.

Ad esempio se la parola target è “gatto”, i tempi di reazione da parte del partecipante al test saranno ridotti se questa parola viene preceduta dalla parola “topo”.

In questo caso si parla di priming positivo perché la “parola innesco” è servita a facilitare l’elaborazione della parola target e a velocizzare le tempistiche per il raggiungimento del compito assegnato.

Gli studi in questo ambito sono in continua evoluzione e prendono in esame diversi aspetti dello stesso meccanismo: ad esempio si fanno test e osservazione sulla nostra memoria con il priming memoria, così come sull’elaborazione di stimoli di tipo “affettivo” con il priming affettivo, e dal punto di vista della comunicazione con il priming comunicazione.

 

Priming nella comunicazione

Ne consegue che il priming funziona grazie a degli stimoli che sono collegati tra di loro, in qualche maniera: dal punto di vista percettivo, concettuale, linguistico…

Tutto questo ha a che fare con le sinapsi, ovvero le connessioni del nostro cervello che possiamo immaginare come una rete fatta da tantissimi nodi.

Ogni nodo è costituito da un gruppo di neuroni vicini in base al tipo di informazione che contengono. Ovviamente questa è un’immagine semplificata per chiarire le dinamiche ci cui stiamo trattando.

Quando si va ad attivare un nodo attraverso uno stimolo “prime” si va ad innescare le connessioni più vicine che sono quindi maggiormente affini allo stimolo iniziale.

Se andremo dunque, a mo’ di esempio, a dare uno stimolo “prime” attraverso la parola “fiore” nel test successivo miglioreranno le prestazioni sulle parole maggiormente connesse alla parola “fiore” e all’ambito vegetale.

 

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