Sexting, tra piacere e reato: quando l’eros è a portata di click

0
297
sexting
La parola sexting deriva dalla combinazione dei termini inglesi sex (sesso) e texting (inviare testi). Indica la trasmissione e la condivisone di messaggi, fotografie e video sessualmente espliciti. Nasce nel 2005 negli Stati Uniti ed è diventato sempre più diffuso con l’evolversi della tecnologia.
Per molti è una maniera per rompere il ghiaccio e conoscersi, una sorta di preliminare prima dell’incontro fisico. In alcuni casi si pratica quando il partner è lontano e non è possibile avere un contatto fisco ravvicinato. Ma cosa si nasconde dietro a questa voglia di flirtare virtualmente?

Sexting: perché piace?

sextingLa ricercatrice Morgan Johnstonbaugh, della University of Arizona, ha intervistato oltre 1000 universitari di sette atenei differenti. Ha chiesto loro perché praticassero sesso virtuale. Le risposte sono state piuttosto sorprendenti: il 73% delle donne e il 67% degli uomini hanno affermato che inviare foto di nudo aiuta ad accrescere la sicurezza in sé stessi. Una seconda motivazione risiede nel desiderio di far piacere al partner che richiede uno scatto hot.
L’interesse che suscita nel partner innesca un tipo di desiderio che i sessuologi
chiamano “reattivo”: ad eccitare è la sensazione di sentirsi desiderati. È importante
chiarire che il sexting è un’attività che avviene all’interno di una relazione tra due o più
persone e si svolge in maniera consensuale e libera.
Ti consigliamo come approfondimento – Scambismo è boom: italiani sempre più aperti alla trasgressione

Il sexting tra gli adolescenti

L’uso dei social media è diventato parte integrante della vita di bambini e adolescenti.
Spesso il controllo degli adulti è quasi inesistente e i ragazzi si interfacciano con un mondo digitale di cui a volte faticano a comprendere regole e limiti.
Stando a quanto diffuso dalle ultime ricerche disponibili in Italia (IPSOS 2011), il 40% delle ragazze e il 51% dei ragazzi di età compresa tra i 10 e 4 anni e il 56% delle ragazze e il 43% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni hanno ricevuto per la prima volta materiale con riferimento al sesso. Tra le motivazioni c’è il desiderio di essere notati, ricevere complimenti sentirsi accettati. Tuttavia, l’abuso di immagini intime dei corpi può portare alla loro mercificazione e alla diffusione incontrollata del materiale messo in rete. Sono molti i minori perseguitati via web e, in alcuni casi, ciò ha condotto i ragazzi a gesti estremi.
Come farlo in modo sicuro e quando è considerato un reato?
sexting
I contenuti hot andrebbero inviati solo a persone di cui ci si fida. È consigliabile anche proteggere il proprio smartphone o computer con una password in modo da rendere difficile l’accesso a terzi. Inoltre, è bene nascondere il viso nelle foto e inserire uno sfondo neutro, così da rendere meno riconoscibile il posto in cui sono scattate.
​Una volta diffuso un contenuto in rete è quasi impossibile farlo rimuovere del tutto, per quanto sia ormai diritto limitarne la diffusione il più possibile. Il sexting in quanto tale non è reato, ma lo diventa nel caso in cui coinvolga minori o se la condivisione avviene senza il consenso del diretto interessato. Se video o foto ritraggono un minore sono considerati materiale pedo-pornografico. Il terreno si fa più impervio quando parliamo di video e foto di adulti non consenzienti. Questo caso viene considerato violenza privata. Ad oggi vi è una mancanza di norme esaustive e di controllo sui contenuti digitali una volta inviati.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here