Smart working, novità in arrivo dal 1° settembre: chi ne ha diritto e chi no? Intanto c’è chi pensa sia una soluzione al caro bollette

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Smart working

Lo smart working ha aperto gli occhi di molti lavoratori e anche di molte aziende. Se da una parte il dipendente ha riscoperto il tempo libero. Dall’altra parte, le aziende possono considerare diversi vantaggi. Non soltanto il benessere dei dipendenti, ma anche una riduzione dei costi e delle spese. Eppure, dal 1° settembre molte cose cambieranno. Molti lavoratori rischiano di perdere il diritto al lavoro da remoto, ma chi ne ha diritto?

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Smart Working: cosa cambia dal 1° settembre?

smart workingNon tutti sono d’accoro, ma lavorare da casa ha avuto i suoi vantaggi. Lo smart working o lavoro remoto è stato conosciuto in Italia, e nel mondo, come soluzione momentanea durante la pandemia. Già prima dell’emergenza sanitaria molte professioni svolgevano il proprio lavoro da remoto. Il lockdown ha esteso questo privilegio alla maggior parte dei lavoratori. Dal 2021, alcune regolamentazioni hanno permesso di mantenere questa modalità di lavoro, sia nel pubblico che nel privato. Tuttavia, qualcosa inizia a vacillare. Il rientro dalle vacanze potrebbe essere amaro per molti. Dal 1° settembre, infatti, cambiano le regole. Lo smart working non sarà più regolamentato da direttive statali.

Per poterne usufruire occorrono accordi stipulati tra le aziende e i dipendenti. Un accordo che viene firmato individualmente, lasciando scelta al dipendente. E laddove, invece, l’azienda non sposa lo smart working? Il Ministero del Lavoro sta lavorando a una regolamentazione più dettagliata. In primis, dal 1° settembre, dovranno tornare a lavoro anche le categorie fragili e i genitori di under 14. Con il decreto Aiuti bis, tuttavia, qualcosa potrebbe cambiare per queste categorie. Se il testo viene accettato, queste categorie di lavoratori potranno usufruire del diritto al lavoro remoto o agile, cioè misto, anche se l’azienda non predispone lo smart working.

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Smart Working: e se fosse la soluzione al caro bollette?

smart workingSe da un lato lo smart working è una scelta o un’opzione, dall’altro può essere una soluzione. Molte aziende, difatti, iniziano a valutare la possibilità di estendere il lavoro remoto come possibile soluzione al caro bollette. L’emergenza del gas e quindi l’aumento delle utenze, l’inflazione, stanno piegando molti lavoratori e imprese. Per far fronte a ciò, si valutano piccoli interventi. Sacrifici da tenere in conto questo inverno: non tenere accese le insegne luminose dei negozi oltre le 23, per esempio. Ridurre l’utilizzo degli spazi e quindi delle utenze, può far risparmiare ingenti capitali.

Inoltre, questa soluzione potrebbe tradursi anche in una scelta più rispettosa dell’ambiente. In genere, ridurre del 50% l’utilizzo di strutture e favorire il lavoro remoto abbatte oltre 2,5 tonnellate di Co2. Il resto d’Europa ha fatto dello smart working un tassello su cui investire. Molte imprese hanno aumentato i contratti da remoto per tutte quelle posizioni che possono usufruirne. Altre aziende, invece, nascono completamente senza uffici. Per abbattere le spese di gestione di una sede. In Italia, invece, la tendenza in aumento durante la pandemia sta ora calando vertiginosamente. La tendenza europea è dell’oltre 20%, mentre quella italiana è al di sotto di ben 6 punti.

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