Sonia Battaglia, il figlio sulla sua morte: “È stato il vaccino. Combatteremo!”

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Sonia Battaglia figlio su Facebook ricorda la mamma scomparsa con un post struggente. E continua a chiedere che sia fatta luce sulla reale pericolosità del vaccino Astrazeneca, per evitare che altre persone muoiano a causa di esso.

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Sonia Battaglia figlio: “È stato il vaccino a uccidere mia madre!”

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Ieri il figlio dell’insegnante ha condiviso questa foto sul proprio profilo Facebook

Il figlio di Sonia Battaglia, l’insegnante 54enne di San Sebastiano al Vesuvio morta alcuni giorni dopo la somministrazione del siero Astrazeneca, affida a un post su Facebook il suo dolore per la scomparsa della mamma e la rabbia per un vaccino che poteva essere evitato. “Ciao mamma” scrive. “Ti guarderò sempre così, sei stata e sarai la cosa più bella della mia vita. Te ne sei andata oggi alle 9:00, per un vaccino per un senso civico. […] Tu che pensavi prima a noi poi a te. Tu che hai fatto di tutto per i tuoi figli, per tuo marito.”

La famiglia resta convinta che la morte della donna sia in qualche modo connessa alla somministrazione del siero Astrazeneca appartenente al lotto ABV5811, poi ritirato dalla distribuzione. Tuttavia, al momento mancano prove che attestino che sia stato il siero a causare l’emorragia cerebrale e la morte della donna.

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La famiglia chiede che sia fatta luce sulla morte di Sonia

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Sonia Battaglia, dal suo profilo Facebook

Noi siamo certi, come anche i medici, che sia stato il vaccino a uccidere mia madre” ha dichiarato il figlio di Sonia in una recente intervista. “Le autorità dovranno ammettere che questo vaccino può portare conseguenze gravi come la trombosi.” E ancora: “Mia madre era una donna sana. Conduceva un’alimentazione moderata e faceva attività fisica. Non c’è nessuna spiegazione per quanto è accaduto. Noi siamo veramente arrabbiatissimi per questo.

La famiglia ha sporto denuncia per lesioni colpose quando Sonia era ancora in vita. Contro il Ministero della Salute, perché ha autorizzato la somministrazione di un siero poco sicuro. Ma anche contro il 118: i sanitari chiamati dalla famiglia al precipitare delle condizioni di salute della donna sottovalutarono la gravità del suo malore e si rifiutarono di portarla in ospedale. Ora l’accusa si è trasformata in omicidio colposo. La procura di Nola ha già avviato le indagini per capire cosa sia successo davvero alla donna.

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