Stranger Things a rischio: Netflix minaccia di abbandonare la produzione

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In Georgia, agli inizi di maggio, l’approvazione della la nuova legge contro l’aborto ha scatenato molte proteste. Alle associazioni pro aborto hanno fatto seguito varie star dello show business. Tra queste la piattaforma Netflix, che ha minacciato di abbandonare le riprese della sua famosissima serie tv Stranger Things, girata proprio in Georgia.

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Stranger Things: rinnovo a rischio

stranger thingsCon l’approvazione della legge contro l’aborto, la Georgia rischia un forte boicottaggio. Lo Stato americano da anni investe nella valorizzazione del suo territorio attraverso produzioni cinematografiche e seriali, e le possibili ritorsioni di Netflix sono un grave danno d’immagine.

Abbiamo molte donne che lavorano a produzioni in Georgia i cui diritti, insieme a milioni di altre, saranno gravemente limitati da questa legge. È per questo motivo che lavoreremo con l’Unione Americana per le Libertà Civili e altri per combatterla in tribunale. Attualmente la legge non è stata ancora portata a termine, continueremo a girare in Georgia, supportando quei partner e artisti che sceglieranno di non farlo. Nel momento in cui dovesse entrare in vigore, saremmo costretti a rivalutare tutti i nostri investimenti nello Stato“.

Sono queste le parole espresse da Ted Sarandos, responsabile dei contenuti di Netflix, sulle pagine del settimanale Variety.

Oltre a Stranger Things anche un’altra serie NetflixInsatiable, sembrerebbe essere a rischio. Una delle protagoniste, Alyssa Milano, si è esposta in prima persona:

I nostri diritti riproduttivi sono stati cancellati. Finché noi donne non avremo il diritto di disporre dei nostri corpi non possiamo correre il rischio di una gravidanza“. Con queste parole ha dato il via a un vero e proprio sciopero del sesso.

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Cosa dice la nuova legge sull’aborto in Georgia

Il 7 maggio il governatore della Georgia Kemp ha approvato la legge anti-aborto dello Stato. Il provvedimento impedisce l’interruzione di gravidanza dopo che è stato registrato il primo battito del feto, una condizione che solitamente avviene intorno alla sesta settimana. Questo rende la legge molto restrittiva. Kemp, conservatore, ha dichiarato che “La nuova legge è molto semplice e molto potente.
La vita ha valore e deve essere protetta.
Alcuni potrebbero sfidarci in tribunale, ma il nostro compito è fare ciò che è giusto.
Siamo chiamati a essere forti e coraggiosi, e non ci tireremo indietro. Combattiamo per la vita”.

Subito sono partite le ondate di protesta.
Donne con copricapi e mantelli rossi come quelli indossati nella serie tv “The Handmaid’s Tale”, erano presenti fuori dal tribunale subito dopo la firma per manifestare.

Ad affiancare il popolo della Georgia, sono arrivate le dichiarazioni delle associazioni American Civil Liberties Union (ACLU) e Planned Parenthood. Si vuole agire in nome della difesa dei diritti civili, bloccando una minaccia ai diritti delle donne.

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Netflix affianca l’ondata di protesta

Netflix si è dunque schierata. A protestare star dal calibro di Milla Jovovich (che ha raccontato la sua esperienza di aborto) Lady Gaga e Alexandria Ocasio-Cortez. Non sono mancati gli uomini, come gli attori Chris Evans e l’italiano Alessandro Gassman.

La piattaforma si affianca dunque a gran parte del popolo americano, ma non è certo la prima volta che porta avanti battaglie sul sociale, sfruttando il campo delle serie tv. In molti suoi prodotti originali come “Sense 8” si affrontavano e sdoganavano in maniera del tutto nuova temi come l’omosessualità, le droghe, l’universalità dell’amore e la capacità di accettarsi; o nel già citato “The Handmaid’s Tale” dove la distopia di una società teocratica e misogina ha foschi paralleli con il nostro non facile presente.

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