Stupro e alcool: quando l’informazione supera la legge

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stupro donne

Qualche giorno fa una sentenza della Corte di Cassazione ha fatto indignare la maggior parte dell’opinione pubblica. La Suprema Corte ha deciso, in un caso di stupro, di non applicare l’aggravante delle sostanze alcoliche ai due carnefici. Era stata infatti la vittima ad ubriacarsi sua sponte. Sono cosi scattati titoloni di sdegno sulle prime pagine di giornali e testate on line. Tutti a condannare questa sentenza, definita addirittura “medievale”.

La vicenda: la Corte ha davvero sbagliato?

stuproUna ragazza durante una cena con due uomini 50enni aveva bevuto tanto da “non riuscire ad autodeterminarsi”.
I due uomini, approfittando della situazione, avevano poi abusato di lei. La ragazza qualche ora dopo al pronto soccorso aveva raccontato in modo confusionario cosa era successo. Inizialmente i due 50enni erano stati assolti in primo grado dal Gup di Brescia per la non attendibilità della ragazza.  Ma in secondo grado la corte di Appello di Torino, tenendo conto del referto del pronto soccorso, aveva condannato i due uomini a tre anni di reclusione, con l’aggravante di aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche.

Il caso arriva in Cassazione dove si decide che è necessario un nuovo processo per rivedere al ribasso le condanne inflitte in appello. Questo perché “l’assunzione volontaria di alcool esclude la sussistenza dell’aggravante”. L’artico 609 ter del codice penale difatti prevede che affinchè si possa verificare un aggravante nel reato di stupro, tra le altre cose, è necessario che sia il soggetto attivo del reato a porre la vittima in uno stato di inferiorità psichica e fisica attraverso l’uso di sostanze alcoliche o stupefacenti. Dunque la Corte non ha fatto altro che rispettare ciò che è stabilito dal codice penale.

Stupro e alcol: meno like e più informazione corretta

Evidentemente tante testate di informazione hanno cavalcato lo sdegno dell’opinione stupropubblica per aumentare la propria visibilità. Titoli e pezzi fuorvianti che non fornivano al lettore una corretta analisi dei fatti. È giusto chiedere pene più severe per il reato di violenza sessuale, ma far passare il delitto di stupro coma quasi “depenalizzato” per qualche like in più è deontologicamente scorretto. Anche perché nel caso specifico i due carnefici sono stati assolutamente ritenuti COLPEVOLI.

Si spera che questa sentenza possa essere un viatico per rivedere le pene rendendole magari più severe e chiare. Così anche gli organi di informazione avranno una visione più limpida di ciò che viene deciso nelle aule dei tribunali.

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