Tommaso Primo: viaggio nella musica ai tempi del Coronavirus

Il cantante, in un’intervista a tutto tondo, parla del suo ultimo album e dell’importanza della musica durante i momenti difficili della vita

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Tommaso Primo

Tommaso Primo, una delle voci più belle di Napoli, è tornato da poco in Italia per un progetto con Amnesty International, purtroppo rimandato proprio a causa dell’emergenza ma a cui spera di partecipare presto. Una quarantena forzata lo porta a riflettere sul rapporto tra la musica e la società, duramente colpita da questa pandemia.

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Tommaso Primo, l’intervista: “L’arte può essere maestra nell’emergenza”

“Ora l’arte riacquisisce il suo vero valore, quello profondo, fatto di un sussurro con l’anima, capace poi di fuoriuscire in maniera esplosiva e di trasformarsi nel grido di unione più forte ed efficace che si sia mai sentito. Gli artisti ne escono cambiati, quelli operai come me sicuramente impoveriti economicamente ma in qualche modo arricchiti nello spirito.

Uno scenario che fu preannunciato anche nell’ultimo album, 3103.

Anni fa, fui preso da alcuni per un folle. Mi sono sentito come quel tipo che in Indipendence Day gridava all’attacco alieno ma a cui nessuno dava retta. Sentivo intorno a me lo snobismo, l’incomprensione, mentre io avevo solo voglia di ragionare insieme, di riflettere, con la stampa, con il pubblico su quello che sarebbe potuto succedere in un futuro che da lì a poco, ahimè, si sarebbe rivelato prossimo. In Godzilla, uno dei brani, ho raccontato di un mostro con tre teste e trecento code che sarebbe giunto a supportare la natura contro la follia dell’umanità. Sai cosa salvò gli essere umani nel finale del brano? Una melodia dolce che scendeva dai tetti fino a giungere alle orecchie dell’enorme dinosauro. Superman invece l’ho reso umano. Il motivo è semplice: gli uomini di tutti i giorni sono i veri supereroi e lo stanno dimostrando.”

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Tommaso Primo e il futuro, del Sud e della musica

Tommaso crede che questa situazione possa cambiare molti equilibri, e continua: “Immagino anche questa volta un futuro suddiviso in bianco e nero, ma non è questione di carnagione, bensì di flusso economico.
Ci saranno nuove classi sociali e se lo Stato non interviene, soprattutto al Sud, saranno in tanti a dover trovare altri modi per sbarcare il lunario. E questo rischia di essere molto pericoloso.

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Il rapporto tra arte, quarantena e Napoli: dal video musicale con Cicchella ai progetti futuri

Un’ultima analisi, invece, Tommaso Primo la dedica alla città di Napoli.
Ho sentito l’esigenza di perdermi e ne ho capito la bellezza. Ora sto pian piano ritornando a capire l’importanza di partecipare. Mi piacerebbe che la musica di Napoli si evolvesse, così come la cultura popolare. Per quanto riguarda il domani, ho già scritto un album su quello che sta succedendo; insomma, sono concentrato sul futuro. Come mi dico spesso: negativi al coronavirus, ma positivi nel pensiero.

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