Torino, scoprono che la figlia è lesbica e la portano da un esorcista

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Torino lesbica

Accade a Torino lesbica la figlia, fuori di testa i genitori. Scoprono l’omosessualità della figlia e inizia l’incubo. Le vietavano di uscire e di vestirsi come voleva. Maltrattamenti e divieti, fino alla scelta di praticare un esorcismo. Credevano così di riavere una figlia eterosessuale. Il prete non ci sta e la ragazza denuncia gli abusi in una lettera a scuola. Allontanata da casa, intervengono i servizi sociali.

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Torino lesbica? Portano la figlia adolescente dall’adolescente

Torino LesbicaTorino, in un quartiere dell’alta società, una famiglia benestante, una sedicenne dei giorni nostri, un esorcista. Apparentemente sembra la trama di un qualche romanzo dell’Ottocento, ma la realtà dei fatti è che tutto si consuma in questa giornata. Tutto ha inizio con la scoperta dell’omosessualità della ragazza. I genitori non accettano e in casa piomba un’aria pesante che si infittisce fino alla lotta. Una famiglia che distorce l’apparenza che mostra. Entrambi i genitori economicamente sufficienti, l’adolescente frequenta il classico, cresciuto in un ambiente dai molti stimoli culturali. Eppure, nessun pretesto o cliché che tenga. 

Una figlia lesbica diventa l’incubo del nucleo famigliare. Liti furenti, discussioni, divieti e imposizioni. Fino a quando la madre scopre che la figlia ha una fidanzata. Allora la situazione si complica: alla 16enne è vietato uscire di casa e di vestirsi come vuole. Il limite, tuttavia, viene superato con l’estrema soluzione dei genitori. Si rivolgono al parroco perché effettui un rito di esorcismo per liberare la figlia. 

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La madre le vietava di uscire, lei sfoga gli abusi a scuola

Torino lesbicaGli abusi morali, emotivi e psicologici vengono alla luce tramite le parole della ragazza. Una lettera scritta all’insegnante. Parole piene di dolore e afflizione, una sedicenne come tante, spezzata dalla rabbia dei genitori. Limiti, urla, negazioni. Un inferno che si manifesta, in un’età delicata, in un contesto che dovrebbe proteggere, non accusare.
La PM Barbara Badellino ha seguito la vicenda, aprendo un’indagine sui maltrattamenti dei genitori. Tra i testimoni il parroco a cui si sono rivolti i genitori della ragazza, che si è rifiutato. “Non c’è il maligno dietro all’omosessualità. Non si può fare un esorcismo per questo. Io posso solo parlarle per darle un conforto religioso“.

Così, per liberarsi da quella gabbia dorata, la sedicenne ha sfogato i suoi tormenti a scuola. Sono stati necessari gli interventi dei servizi sociali che hanno preferito preservare la ragazza accompagnandola in una comunità. Tuttavia, la lontananza da casa ha acuito il dolore, il rifiuto. Alcuni mesi, il tempo, la distanza, la voglia di ricominciare, una soluzione. Attraverso un percorso di psicoterapia rivolto sia alla ragazza per ristabilire il suo equilibrio, sia per i genitori per comprendere cosa accadeva, le conseguenze delle azioni scelte, l’accettazione dell’omosessualità della figlia. La giovane ragazza è ritornata a casa e la procura ha ritirato le accuse quando i genitori hanno dimostrato d’aver imparato la lezione. Un figlio va amato, in ogni modo possibile, qualunque sia l’indirizzo del suo amore.