Truffe telefoniche ripartite anche a Pomigliano d’Arco

Fino a 3.000 euro di estorsione

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Foto da dgmag.it

Ritorna l’incubo delle truffe telefoniche anche a Pomigliano d’Arco. Sono diverse, infatti, le segnalazioni giunte alla nostra redazione di tentativi o truffe portate a termine a danni di malcapitati anziani. Con le scuse più varie spesso riescono a estorcere anche fino a 3.000 euro. Ma qual è il modus operandi di questi criminali?

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Truffe telefoniche: come si sceglie la vittima

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Foto da redattoresociale.it

La “preda” viene individuata dopo un attento studio fatto sull’elenco telefonico. I criminali prima decidono la zona in cui colpire e poi passano alla selezione dei nomi. Raramente una persona anziana avrà nomi che magari sono più moderni. Quindi l’attenzione ricadrà principalmente sulle persone con nomi tradizionali: Maria, Concetta, Anna, Antonio, Salvatore…

Ma non solo. Spesso gli autori di queste truffe conoscono direttamente l’anziano da “spennare”. E in questo caso le probabilità che l’inganno vada a buon fine crescono a dismisura. Si individua principalmente una persona sola, che possibilmente abbia figli o nipoti.

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Truffe telefoniche: le “frottole” più utilizzate

pensione truffeÈ proprio grazie alla presenza di ignari figli e nipoti che nascono la maggior parte delle truffe. Quella del falso nipote o del figlio è nota da molti anni ed è ancora una delle più utilizzate dai criminali. Su questa base si costruiscono le “frottole” più fantasiose.

«Indovina un po’ chi sono?». Molto spesso è questo l’esordio di una chiamata. In tal modo invogliano la vittima a pronunciare il nome del figlio, del nipote o comunque di un parente o conoscente. In seguito, i truffatori fingono di essere questa persona. E qui ha inizio la storia. Raccontano dell’urgente bisogno di molto denaro per i motivi più disparati: emergenze finanziarie, incidenti, visite mediche, debiti, pagamento di bollette, acquisti di case, automobili o consegne di pacchi. I truffatori tengono la loro vittima sotto pressione, non lasciandogli il tempo di consultarsi con la famiglia. Se la vittima acconsente, si passa alla fase operativa della truffa. Il presunto familiare o conoscente spiegherà alla vittima che non potrà ritirare personalmente il denaro; sarà quindi un amico fidato, un avvocato o un postino a ritirare la somma. In pratica delle figure che avranno un senso a seconda della storia utilizzata.

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Cosa fare per difendersi?

truffePer prima cosa, bisogna avvertire le persone anziane sulla possibilità di truffe telefoniche e sulle modalità più comunemente utilizzate. Assicurarsi, inoltre, che stiano attenti a verificare sempre l’identità del loro interlocutore e che non rivelino mai al telefono dettagli sulla situazione familiare o finanziaria. Suggerire loro di consultarsi sempre con la polizia o con la famiglia in caso di telefonate sospette che implichino la richiesta di denaro. Infine, non dare mai denaro o gioielli a persone estranee.

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Cosa prevede il codice penale?

truffeIl 12 giugno scorso è stato approvato all’unanimità in Senato il DDL (disegno di legge) intitolato provvisoriamente Modifiche al codice penale in materia di circonvenzione di persone anziane“. Il DDL prevede pene più severe per chi truffa una persona anziana approfittando della sua condizione di fragilità. Se la Camera confermerà l’impianto approvato dal Senato, chi si macchierà di questo reato potrà finire in carcere, con pene da 2 a 6 anni di reclusione e la multa da 206 a 2.065 euro.

La circonvenzione degli anziani, per ora, ricade nel reato di truffa previsto dall’art. 640 del codice penale, con pene da uno a cinque anni di carcere e multa da 51 a 1032 euro. Con la nuova legge diventerà un reato autonomo. Sarà applicabile a ogni criminale che “abusando della condizione di debolezza o di vulnerabilità dovuta all’età di una persona, induce taluno a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lui o per altri dannoso.

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