Unione Europea: tra accoglienza e rimpatri, come cambia l’accordo sulle migrazioni

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I fenomeni migratori non si sono mai esauriti. Il Covid-19 non ha fermato la traversata dei migranti. Tra anni di egoismi nazionali e rimpalli di responsabilità, in soccorso dei paesi in difficoltà arriva la presidente del Comitato dell’Unione Europea Ursula Von der Leyen con la riforma del regolamento di Dublino. L’idea è quella di creare un vero “patto sulle migrazioni” tra i vari stati della UE.

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Unione Europea: cos’è il regolamento di Dublino

unione europea stellantisPartendo dalle basi, è importante spiegare cos’è un regolamento. Il regolamento è un atto giudiziario dell’Unione europea con portata generale, quindi che vale per tutti. Ha un’applicazione diretta ed è obbligatorio in tutti i suoi elementi. Il regolamento di Dublino 604/2013 stabilisce i criteri e i meccanismi nella scelta del paese che deve prendere in carico un richiedente asilo.

Il trattato presenta però dei limiti, soprattutto negli ultimi anni con l’aumento massiccio dei flussi migratori, capaci di creare più di uno squilibrio in Europa. Il regolamento inoltra la richiesta di asilo nel paese di prima accoglienza; questo fa sì che il peso dei flussi ricada sulle spalle dei paesi esposti alle rotte del Mediterraneo, come Italia e Grecia.

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Unione Europea: la riforma tedesca per aiutare gli stati sotto pressione

Recovery FundÈ da molto tempo che la riforma del regolamento viene chiesta da varie forze politiche dei vari paesi. Le richieste sono principalmente due: la «condivisione equa» di responsabilità e la solidarietà, cioè un aiuto per i paesi più esposti e le sanzioni a chi si defila.

La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, politica tedesca e membro della CDU, ha promesso di formare un “patto sulle migrazioni”. A suo favore i Paesi del sud ma in opposizione Austria, Polonia e Ungheria. La proposta della commissione riguarda tre punti:

  1. Lo snellimento delle pratiche. Ad ogni migrante sarà effettuato uno screening non solo fisico ma anche anagrafico. Una volta effettuato potranno essere indirizzati o in una procedura di asilo, per coloro che chiedono lo status di rifugiato, o al rimpatrio.
  2. Si passa poi al punto della solidarietà. I paesi che non vorranno farsi carico dell’accoglienza dovranno occuparsi dei rimpatri di coloro che, pur richiedenti asilo, non hanno i requisiti per il permesso di soggiorno. Ogni paese avrà otto mesi per attuare i rimpatri, in caso contrario dovrà accogliere i migranti. Uno stato dell’Unione Europea, per esempio la Finlandia, dovrà farsi carico di accogliere una quota di migranti sbarcati, per esempio, in Italia. Lo stato finlandese provvederà al rimpatrio di quelli che non hanno diritto all’asilo. In caso contrario dovrà accoglierli.
  3. Il terzo punto è quello delle partnership coi Paesi extra-Ue. Il comitato europeo rafforzerà il controllo delle frontiere esterne con il corpo permanente della guardia di frontiera e costa europea.
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Unione Europea: situazione migranti in Italia

unione europeaAnche in Italia il flusso migratorio non si è mai fermato. I dati del governo italiano rivelano, da gennaio 2020 al 25 settembre, 23.373 sbarchi, di cui 2.801 minori. Ad oggi l’Italia si presenta come stato membro sotto pressione migratoria. Nonostante ciò, il governo Italiano sulla riforma o abolizione del regolamento di Dublino non si pronuncia.

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