Università italiane verso la chiusura? In pericolo molti atenei del Sud

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Laureato 99 anni

Università italiane chiuse – Alcuni atenei italiani sono sull’orlo del collasso, soprattutto nel meridione. Tra le cause principali vi sono il Covid ma anche il calo demografico, la mancanza di fondi e gli ostacoli per gli studenti senza privilegi. Anche l’incapacità di attrarre studenti stranieri implica un peggioramento della situazione, specialmente per le università più piccole e locali. A rischio chiusura anche l’antichissima “Federico II” di Napoli.

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Università italiane chiuse: cosa sta accadendo?

Università italiane chiuseUniversità italiane chiuseNell’ultima analisi di Massimo Armellini e Federico Benassi per Neodemos (foro indipendente di analisi sulle tendenze demografiche in Italia, in Europa e nel Mondo), è emerso che molte università italiane sono a rischio chiusura. Gli atenei nostrani si trovano in una fase complessa e delicata, scandita soprattutto dagli ultimi due anni di pandemia. Il Covid 19 ha messo a dura prova il sistema d’istruzione italiano, a partire dalle scuole primarie fino ad arrivare alle aule accademiche.

E se da una parte la DAD ha visto più alunni a casa che in presenza nelle scuole, dall’altra i contagi hanno chiuso le università per mesi. I laureandi si sono ritrovati a fare esami e sedute di laurea esclusivamente online. Il sistema venutosi a creare ha così generato un calo di iscrizioni nell’ultimo anno accademico, dettato specialmente dalla paura dei contagi. A risentirne maggiormente sono state le università del Sud, anche perché meno inclini a una didattica telematica. Tuttavia, il Covid 19 non è l’unica causa che sta portando verso la chiusura un importante numero di atenei.

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Università italiane chiuse: i motivi del fallimento

Università italiane chiuseUniversità italiane chiuse – Come detto, il Covid 19 non è l’unico problema delle accademie italiane. Al primo posto, come causa scatenante, vi è il calo demografico. Secondo i dati Istat, nel 2020 la popolazione italiana è diminuita di oltre 400.000 persone. Di questo passo entro il 2070 la popolazione italiana diminuirà del 12%. Nel 2050, la popolazione in età lavorativa scenderà al 53,3%. I giovani tra i 19 e i 25 anni diminuiranno e, di conseguenza, anche gli iscritti alle università.

Tuttavia, la colpa è anche del sistema formativo italiano. Le politiche pregresse ed attuali non hanno posto basi solide per il futuro del sistema istruttivo. Manca la capacità di attrarre studenti italiani e, soprattutto, studenti stranieri. Oltretutto sono innumerevoli gli ostacoli per accedere agli atenei e per alcuni studenti senza privilegi lungo il percorso di studio.

Università italiane chiuse: le realtà in pericolo

Università italiane chiuseIl rischio di vedere alcune università italiane chiuse è serio. Sono salvi gli atenei di prestigio di Roma, Milano e Bologna. Altre realtà più piccole, seppur secolari, potrebbero non esistere più nel prossimo futuro. Vi è una lista di università a rischio chiusura, e cioè quelle che hanno subito un calo del 10% delle iscrizioni negli ultimi anni. Tra queste:

  • Sannio;
  • Salerno;
  • Napoli II;
  • Napoli Benincasa;
  • Napoli L’Orientale;
  • Napoli Parthenope;
  • Napoli Federico II;
  • Foggia;
  • Salento;
  • Bari;
  • Bari Politecnico;
  • Casamassima LUM;
  • Basilicata;
  • Cagliari;
  • Sassari;
  • Molise;
  • Messina;
  • Enna KORE;
  • Catania;
  • Reggio Calabria;
  • Calabria;
  • L’Aquila;
  • Teramo;
  • Chieti e Pescara;
  • Marche;
  • Macerata;
  • Roma UNINT;
  • Roma Biomedico;
  • Roma Europea;
  • Roma Foro Italico;
  • Roma LUMSA;
  • Roma LUISSM;
  • Perugia Stranieri;
  • Milano San Raffaele;
  • Castellanza LIUC;
  • Torino Politecnico;
  • Aosta
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Università italiane chiuse: il Sud rischia di più

Università italiane chiuse

Il pericolo di vedere le università italiane chiuse è molto più grande al Sud Italia. Massimo Armenise e Federico Benassi hanno predetto che le università perderanno il 20% degli iscritti entro il 2041. “Al punto da mettere a rischio la stessa sussistenza di alcune università. Con gravi conseguenze in termini di disparità territoriali, di aumento delle future disuguaglianze. Quindi, di indebolimento della coesione territoriale”, ha affermato Benassi.

Per poter recuperare le realtà accademiche, sarebbe opportuno rivalutare le proprie proposte formative. Nelle università meridionali, ad esempio, si potrebbero attrarre maggiormente studenti stranieri provenienti dai principali Paesi del Mediterraneo. Altra ipotesi da valutare è quella di aggregare gli atenei frammentati, in modo da aumentare il numero di studenti e diminuire costi e spese.

Infine, ci si potrebbe proiettare verso corsi post laurea di professionalizzazione, in modo da aiutare gli studenti ad inserirsi facilmente e velocemente nel mondo del lavoro.

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